Avv. Roberto Cataldi |

Cassazione: compiti del datore di lavoro per arginare le morti bianche

La Corte di Cassazione ha stilato un vademecum per i datori di lavoro per arginare il fenomeno delle "morti bianche". Nella sentenza 27819 del 2009 la Corte (Quarta sezione penale) sottolinea che il datore di lavoro, "in quanto titolare della relativa posizione di garanzia", ha "l'obbligo di istruire i lavoratori sui rischi connessi alle attivita' lavorative svolte" e deve "adottare tutte le opportune misure di sicurezza, la effettiva predisposizione di queste". Ma non basta il capo deve anche garantire "il controllo, continuo ed effettivo, circa la concreta osservanza delle misure predisposte per evitare che esse vengano trascurate o disapplicate". Spetta poi sempre al datore di lavoro "il controllo sul corretto utilizzo, in termini di sicurezza, degli strumenti di lavoro e sul processo stesso di lavorazione". Sulla scorta di questi principi la Corte ha confermato una condanna per omicidio colposo, nei confronti di un imprenditore accusato di aver provocato la morte di un suo dipendente "per colpa generica e specifica, violando in particolare le norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e per non avere adottato le misure di sicurezza sufficienti per la protezione della zona di lavoro dell'infortunio, per non avere predisposto la segnaletica stradale sufficiente a garantire l'incolumita' dei lavoratori e per non avere fornito i dispositivi di protezione individuali idonei, quali indumenti specifici con inserti catarifrangenti".

Altre informazioni su questa sentenza

La Corte nella sentenza è stata molto chiara: la delega non basta a esimersi da responsabilità. Occorre sempre sorvegliare. Nel caso esaminato da Piazza Cavour era accaduto che il lavoratore, a dorso nudo e senza indumenti catarifrangenti, veniva urtato da un autoarticolato mentre stava svolgendo il suo lavoro e moriva il giorno dopo per le lesioni riportate. La Corte d'appello emetteva sentenza di condanna e il datore di lavoro si rivolgeva alla Corte di Cassazione sostenendo che sul cantiere vi era un caposquadra "delegato della societa'", e che quindi il datore di lavoro non aveva una responsabilita' "soggettiva". I giudici di Piazza Cavour hannno respinto il ricorso e, oltre ad evidenziare che "l'istruttoria ha evidenziato che" nell'azienda "il lavoro era organizzato con modalita' tali da impedire che si svolgesse in condizioni di sicurezza, ha messo in chiaro che nelle aziende le deleghe hanno valore solo se "espresse ed esplicite". Il che significa che il datore di lavoro, per sgravarsi da eventuali responsabilita', deve "vigiliare e controllare che il delegato usi, poi, concretamente la delega". Diversamente la responsabilita' e' sua.


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