Avv. Roberto Cataldi |

Cassazione: I Comuni possono costituirsi parte civile nei processi per violenza sessuale

Via libera dalla Cassazione alla costituzione di parte civile dell'amministrazione comunale nei processi per abusi sessuali contro le donne. Secondo Piazza Cavour (sentenza 38835/2008) questi abusi arrecano danno economico e morale anche al Comune in cui si sono verificati e questo legittima a costituirsi parte civile in processo per violenza sessuale. I Comuni infatti possono richiedere "il risarcimento dei danni morali e materiali relativi all'offesa, diretta e immediata, dello scopo sociale. Sulla scorta di tale principio la Corte ha accolto il ricorso del Comune di Roma a cui la Corte d'ppello aveva negato il diritto al risarcimento del danno in relazione ad un episodio di violenza sessuale avvenuto ai danni di una 69enne straniera. La donna era stata vittima di una violenza sessuale ad opera di un giovane di 31 anni che aveva agito sotto l'influsso della cocaina. Secondo gli Ermellini "gli abusi sessuali ledono non solo la liberta' morale e fisica della donna, ma anche il concreto interesse del Comune di preservare il territorio da tali deteriori fenomeni avendo lo stesso posto la tutela di quel bene giuridico come proprio obiettivo primario". Il Comune in cui si verifica l'abuso infatti puo' conseguire un danno economico "dalla frustrazione delle finalita' e degli scopi dell'ente per le diminuzioni patrimoniali eventualmente subite dagli organi comunali predisposti per alleviare i traumi delle vittime di abusi sessuali".

Altre informazioni su questa sentenza

Secondo la Corte "e' configurabile un danno morale per la lesione dell'interesse perseguito di garantire la liberta' di autodeterminazione della donna e la pacifica convivenza nell'ambito comunale, beni sociali statutariamente individuati come oggetto specifico di tutela". Nel caso specifico, la Cassazione, che ha confermato la condanna per violenza sessuale nei confronti del 31enne, ha osservato che il Comune della capitale "nello statuto adottato si e' proposto di garantire le pari opportunita' per le donne con particolare attenzione all'eliminazione delle situazioni di molestie sessuali". Ecco perche', hanno rilevato ancora gli 'ermellini', devono rivivere le statuizioni civili previste dal giudice di primo grado e negate dalla Corte d'Appello nel dicembre 2006, anche in considerazione del fatto che la capitale per tutelare le donne vittime di abusi ha creato anche un ufficio ad hoc. "Con l'assunzione di iniziative concrete tendenti a perseguire l'obiettivo di contrastare fenomeni d'aggressione alla realta' femminili e -ricorda ancora la Cassazione- sono state investite risorse economiche per fare affermare una cultura femminile autonoma con l'affidamento di un immobile a un consorzio di associazioni femminili e con l'istituzione di un centro comunale di accoglienza per donne vittime di violenza". Insomma, per il Comune di Roma la difesa delle donne e' "divenuta suo scopo primario" dunque e' giusto riconoscere un danno economico e morale al Municipio.


Condividi su:
Twitter
Facebook
Linkedin

Articoli correlati

In evidenza oggi