Avv. Roberto Cataldi |

Cassazione: via libera alle ingiurie se per difendere il posto di lavoro

Se c'è bisogno di difendere il proprio posto di lavoro è possibile utilizzare toni ed espressioni “sopra le righe” senza per questo incorrere nel reato di ingiuria. Lo ha chiarito la Corte di Cassazione (Sentenza n. 37104/2008) spiegando che nel caso in cui sono in ballo 'temi di capitale importanza' il fatto non può considerarsi illecito. La Corte ha così annullato una condanna per ingiuria inflitta da un giudice di pace ad un infermiere che aveva dato della bugiarda ad una signora. La donna infatti lo aveva rimpiazzato con un altro infermiere ritenendo il suo servizio insufficiente. Secondo la Cassazione l'utilizzo di toni “elevati” e normalmente ingiuriosi diventa lecito se detti nel contesto di discussioni di capitale importanza . Tra i due protagonisti della vicenda era nato un contrasto verbale piuttosto acceso in relazione alle modalita' con cui era stato eseguito l'incarico di infermiere nei riguardi del marito della parte offesa. La signora aveva ritenuto insufficiente il servizio prestato e si era rivolta ad un altro infermiere. Sentendosi rimpiazzato, l'uomo per tutelare il suo lavoro le aveva dato della “bugiarda” ed il caso è finito davanti al Giudice di Pace. Contro la condanna l'infermiere ha fatto ricorso in Cassazione spiegando che non c'era valenza offensiva nell'espressione utilizzata per difendere il proprio posto di lavoro. Gli Ermellini gli hanno dato ragione annullando la sentenza.

Altre informazioni sulla motivazione di questa sentenza

Scrivono i supremi giudici che ''la contestualizzazione della condotta avrebbe dovuto essere operata dal giudice del merito per verificare se fosse da escludere ogni valenza in concreto offensiva alla frase pronunciata, e cioe' se essa risultasse consona e confacente ad un clima di tensione dovuto a questioni sul mantenimento del posto di lavoro''. Un clima che, annotano ancora i supremi giudici ''in linea di principio potrebbe essere risultato idoneo a favorire l'innalzamento dei toni per il coinvolgimento di temi di capitale importanza''. Quand'anche fosse stata ''in gioco l'attribuzione di un comportamento elusivo dei propri doveri'', dice la Cassazione, il giudice avrebbe dovuto tenere conto che ''il tono stesso della conversazione avrebbe anche potuto essere limitato nei confini della accettazione o della repulsione della contestazione ricevuta''. Piu' in generale, spiega ancora la Cassazione la '''vis' polemica e gli atteggiamenti sopra le righe'' sono giustificati ogni qualvolta la posta in gioco da difendere e' alta. Come ad esempio il ''mantenimento del posto di lavoro'' o nel corso di una ''accesa riunione condominiale'' dove si trattano temi fondamentali.


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