Avv. Roberto Cataldi |

Cassazione: mai invitare in TV chi è incline a diffamare

La Corte di Cassazione ha stilato una sorta di vademecum per i telegiornalisti invitandoli ad "'evitare di dare la parola a persone' abituate a 'performance diffamatorie'. Con una sentenza (la numero 3597/2008) la Corte invita dunque a chiudere le porte in tv a chi non si controlla. Nell'impianto motivo, i Giudici di Piazza Cavour scrivono che 'resta l'obbligo dell'intervistatore televisivo di intervenire, se possibile, nel corso dell'intervista (quanto meno interloquendo, chiedendo precisazioni, chiarendo, quando e' il caso, che quello espresso e' solo il punto di vista dell'intervistato), se si rende conto che il dichiarante sta eccedendo limiti della continenza o sconfinando in settori di nessuna rilevanza sociale'.
Non si tratta naturalmente di voler imporre una censura, la Corte viale semplicemente ricordare che nel rispetto dei "limiti del diritto-dovere di informare', e' bene evitare di dare la parola a persone da cui ci si può attendere che "ne approfitteranno per commettere reati, non rispettando i limiti del diritto di cronaca o di critica'.

Altre informazioni su questa sentenza...

La Cassazione ha fissato dunque le regole cui d'ora in avanti dovranno attenersi i giornalisti televisivi occupandosi di un caso di una emittente locale dell'Aquila che, nel corso di un'intervista televisiva, aveva dato la parola al direttore responsabile di un Aeroclub che aveva in pratica accusato i proprietari di un appezzamento di terreno confinante con l'aeroporto di tenere il terreno ingombro di rifiuti, tanto da essere diventato una discarica. Ne era scaturita una denuncia per diffamazione dalla quale la telegiornalista Daniela R. e il direttore erano stati assolti con formula piena dal Tribunale dell'Aquila, nel febbraio 2007. La stessa pronuncia assolutoria e' stata confermata dalla Corte ritenendo che non soltanto l'interlocutore era ''soggetto ampliamente legittimato a parlare'' in quanto presidente dell'Aeroclub, ma che la notizia era anche di 'rilevanza sociale'. Detto questo la Suprema Corte ricorda che anche se ''al giornalista televisivo non puo' essere richiesta adeguata diligenza in vigilando'', come accade per i giornalisti della carta stampata, ''nella scelta del soggetto da intervistare, dovra' pur essere adottata una qualche cautela, che valga, sempre e comunque entro i limiti del diritto-dovere di informare, a evitare di dare la parola'' a chi non si contiene con le parole.



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