D'ora in avanti per chi tenta di sfuggire ai posti di blocco delle Forze dell'Ordine rischia di finire in carcere con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale.
La Corte di Cassazione, infatti, ha annullato una sentenza del GIP di Palermo che aveva dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di un ventenne "reo" di non aver rispettato l'Alt intimatogli da una pattuglia di Carabinieri mentre era in sella al suo motorino.
Secondo l'accusa, il ragazzo sarebbe fuggito "ad altissima velocità per le strade strette del centro storico, ponendo così in pericolo l'incolumità dei militari e degli utenti della strada".
Il GIP di Palermo non aveva ritenuto sussistere il reato di resistenza a pubblico ufficiale visto che il giovane non aveva avuto una condotta violenta. Il Procuratore della Repubblica si era però opposto alla decisione del GIP sostenendo che per il reato di resistenza non c'è bisogno di una violenza o minaccia diretta con il pubblico ufficiale.
Con la Sentenza 35826/2007 la Suprema Corte ha accolto il ricorso del Procuratore spiegando che 'ad integrare l'elemento materiale del delitto in esame e' sufficiente la violenza o la minaccia cosiddetta impropria, che può essere esercitata anche su persona diversa dal pubblico ufficiale operante o sulle cose e che comprende ogni comportamento idoneo ad impedire, a ostacolare o a frustrare l'esplicazione della pubblica funzione”.
“Una sentenza che rappresenta un giro di vite ma che e' soprattutto una sentenza a 'memoria futura' per quanti non si fermano ai posti di blocco''. E’ quanto dichiara il pResidente dell’Osservaotrio Sociale Luigi Camilloni. ''Una sentenza – spiega - che e' di avvertimento per quanti finora hanno pensato che l'alt delle Forze dell'Ordine ad un posto di blocco era una sorta di optional''.
Secondo l'accusa, il ragazzo sarebbe fuggito "ad altissima velocità per le strade strette del centro storico, ponendo così in pericolo l'incolumità dei militari e degli utenti della strada".
Il GIP di Palermo non aveva ritenuto sussistere il reato di resistenza a pubblico ufficiale visto che il giovane non aveva avuto una condotta violenta. Il Procuratore della Repubblica si era però opposto alla decisione del GIP sostenendo che per il reato di resistenza non c'è bisogno di una violenza o minaccia diretta con il pubblico ufficiale.
Con la Sentenza 35826/2007 la Suprema Corte ha accolto il ricorso del Procuratore spiegando che 'ad integrare l'elemento materiale del delitto in esame e' sufficiente la violenza o la minaccia cosiddetta impropria, che può essere esercitata anche su persona diversa dal pubblico ufficiale operante o sulle cose e che comprende ogni comportamento idoneo ad impedire, a ostacolare o a frustrare l'esplicazione della pubblica funzione”.
Altre informazioni su questa sentenza
In base a quanto emerge dall’impianto motivazionale della sentenza resa dalla Corte (n. 35826/2007) non è necessario che la violenza sia diretta. E ancora, riferendosi alla fuga, i Giudici della Cassazione spiegano che anche se è vero che ''questa considerata in astratto può non trascendere i limiti del comportamento passivo e, quindi, non integrare il delitto di resistenza”, sicuramente lo integra quando essa si estrinsechi con modalità tali da evidenziare il chiaro proposito di interdire od ostacolare al pubblico ufficiale il compimento del proprio ufficio.“Una sentenza che rappresenta un giro di vite ma che e' soprattutto una sentenza a 'memoria futura' per quanti non si fermano ai posti di blocco''. E’ quanto dichiara il pResidente dell’Osservaotrio Sociale Luigi Camilloni. ''Una sentenza – spiega - che e' di avvertimento per quanti finora hanno pensato che l'alt delle Forze dell'Ordine ad un posto di blocco era una sorta di optional''.




