L'articolo illustra quello che i padri sono chiamati a essere e a fare per vivere consapevolmente il loro ruolo


Le relazioni familiari sono sempre state problematiche e fragili, laceranti e lacerate. Fra i vari studi, è quanto emerge dall'analisi del gesuita Gianfranco Catenazzo sulla figura di Abramo: le sue tensioni e difficoltà con il padre Terach, la moglie Sara, il nipote Lot, la richiesta del sacrificio del figlio Isacco. Il suo essere "padre della fede" significa innanzitutto avere fiducia, ciò che caratterizza la paternità e ciò di cui hanno bisogno i figli, le nuove generazioni. "Il "Rapporto SOSEF - State of Southern European Fathers", "Padri dei Paesi dell'Europa meridionale: Spagna, Portogallo e Italia" [presentato il 18 giugno 2025] evidenzia la lentezza dell'Italia nel sostenere una paternità coinvolta e corresponsabile. Emerge anche che la stragrande maggioranza dei padri riconosce i benefici di una presenza accudente fin dai primi mille giorni: per sé, per i figli, per le partner. In gioco non c'è solo l'equilibrio familiare, ma la salute sociale di tutto il Paese.

Numerosi studi dimostrano che la presenza di padri coinvolti riduce comportamenti violenti negli adolescenti, favorisce la prevenzione della violenza domestica, promuove una cultura della cura condivisa.

Ma senza politiche adeguate, senza un sostegno concreto da parte dei servizi educativi e sanitari, questo cambiamento resta incompiuto. Serve una trasformazione sistemica. Serve una riforma del lavoro, della narrazione pubblica sulla genitorialità, e la creazione di reti di padri, di gruppi di pari, di comunità in grado di sostenere questa nuova paternità. Perché, come ricorda il rapporto, la politica e la cultura contano. E oggi più che mai, sono chiamate a fare la loro parte" (cit.). La sana paternità rende più sana la famiglia e la crescita dei figli. Si dia impulso e spazio alla paternità. Lo psicoanalista Massimo Recalcati ha denunciato un fenomeno diffuso oggi, la "pulsione senza legge", in altre parole oggi si tende a fare ogni cosa, ogni scelta solo in nome dell'amore non sottoposto ad alcuna legge ma solo alla pulsione del cuore. E così si avversa ogni autorità e ogni limite. Da qui l'evaporazione della figura del padre, il cambiamento dei rapporti di coppia, la trasformazione delle famiglie, la criticità generalizzata dell'educazione (nel libro "A pugni chiusi. Psicoanalisi del mondo contemporaneo", 2023). Urge, invece, la presa di coscienza che l'amore ha anche una componente razionale e una ri-assunzione di responsabilità da parte degli adulti. Autorità non è autoritarismo, regola non è rigidità, rispetto non è riverenza.
Sono quei dettagli terminologici e comportamentali che fanno la differenza nel rapporto genitori-figli, come in ogni rapporto interpersonale, soprattutto se fondamentale. Anche la psicologa Antonella Roppo afferma: "Si è passati da un estremo all'altro. Trascorsa l'epoca del padre siamo passati all'epoca del figlio, caratterizzata da un eccesso di cura, di ansia, di preoccupazione rispetto al benessere e, fondamentalmente, da una rinuncia da parte dei genitori al loro ruolo educativo, in particolare quello paterno. I bambini spesso danno comandi agli adulti, chiamati in causa in decisioni che non dovrebbero spettare loro ("Dove hai voglia di andare questo weekend""; "Quale nome vuoi dare al tuo fratellino""; "Preferisci mangiare davanti alla TV""). Si cerca anche, con mille spiegazioni, di motivare le regole e i no, convinti che sia possibile far capire a un bambino di 5 anni, con razionalità, perché non può vedere soddisfatti subito i propri desideri". I figli vanno rispettati e non posti su un piedistallo o sotto una campana di vetro, con loro bisogna avere un rapporto asimmetrico senza confusione di ruoli tra genitori e figli, altrimenti li si manda in confusione e li si può indurre a non riconoscere nessuna alterità.

Come si legge nella lettera c dell'art. 29 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia occorre "inculcare al fanciullo il rispetto dei genitori, della sua identità, della sua lingua e dei suoi valori culturali". Le psicologhe Gabriella Gandino e Ilaria Vanni sottolineano: "Tanto meno ci si occupa della perdita perinatale, tanto più i suoi effetti sono profondi e si estendono fino a coinvolgere chiunque ne venga a contatto, innescando potenzialmente una spirale di disagio e sofferenza. Come un sasso gettato sulla superficie quieta di uno stagno, a partire dal ventre materno, gli effetti della perdita perinatale si allargano a formare cerchi concentrici, coinvolgendo la madre, il padre, la coppia genitoriale, la famiglia estesa e gli operatori della cura". I futuri genitori dovrebbero essere consapevoli dell'eventualità della perdita perinatale e delle conseguenze non solo sulla madre ma su ogni membro della famiglia e anche dei futuri nonni. Si deve essere cauti, perciò, quando si annuncia l'arrivo di un fratellino o sorellina ai figli già esistenti per le conseguenze sia di eventi fasti sia nefasti. Gli esperti di psicologia perinatale invitano a non trascurare gli effetti della perdita perinatale sul padre che è di per sé la figura più "trascurata" durante la gravidanza e il puerperio. L'art. 24 lettera f della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia prevede: "sviluppare la medicina preventiva, l'educazione dei genitori e l'informazione ed i servizi in materia di pianificazione familiare". "Madri", "padri", "ladri": quello che possono diventare i genitori che non esercitano una sana genitorialità. In alcune famiglie ci sono la pornograficazione (mettersi in posa continuamente per foto, pubblicazione di ogni momento di vita familiare), forme di amore incestuoso (da non confondere con l'incesto) e altre dinamiche non sane, come più volte "denunciato" dallo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini. A proposito di madri e padri, lo psicologo e psicoterapeuta Fulvio Scaparro scrive: "L'alleanza genitoriale. Un buon mediatore conosce l'importanza dei paradossi, perché nel momento in cui incontra padri e madri in guerra tra loro, contro ogni evidenza li immagina, al termine della mediazione, non più nemici ma alleati nel comune impegno genitoriale che durerà una vita intera. Separati insieme: un bell'ossimoro, un bel paradosso, difficile da realizzare, ma qualche volta ci siamo riusciti". Alleanza genitoriale è quell'equilibrio tra i genitori che occorre in ogni momento e non solo in caso di separazione/divorzio: non è omologazione né sovrapposizione di ruoli né maternalizzazione ma collaborazione (nel senso letterale della parola) mettendo a disposizione e a frutto le proprie differenze. È in crescita la giurisprudenza, anche di legittimità, che valorizza la paternità (che, comunque, è un diritto del bambino e non degli adulti) e supera il cosiddetto principio della maternal preference. Rilevante l'ordinanza della Cassazione civile sez. I 17 marzo 2026 n. 6078 che ha disposto il collocamento paritario dei figli minori d'età secondo l'art. 337 ter cod. civ. e i principi della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia, tra cui l'art. 18 par. 1 che prevede che "entrambi i genitori hanno comuni responsabilità in ordine all'allevamento ed allo sviluppo del bambino". Anche la seconda parte dell'art. 18 par. 1 è significativa: "Nell'assolvimento del loro compito essi [i genitori] debbono venire innanzitutto guidati dall'interesse superiore del fanciullo". La paternità "passa" attraverso la maternità sin dal concepimento. Studi scientifici hanno verificato che l'ovulo "comunica" in qualche modo con gli spermatozoi e li seleziona. Così come questa selezione continua anche dopo la nascita del figlio ed è anche prevista normativamente, come nel caso dell'azione di disconoscimento della paternità da parte della madre (art. 244 cod. civ.) o dell'esclusività della decisione dell'interruzione della gravidanza (legge 194/1978), ma la figura materna non deve abusare di questa sua posizione o predisposizione a discapito della figura paterna sino a far ipotizzare e denunciare casi di sindrome da alienazione parentale (PAS), la cui scientificità è ancora discussa (si pensi altresì ai fatti di cronaca nera familiare, dai due neoanti sepolti in giardino alla tragedia di Catanzaro, casi nefasti in cui ci si interroga successivamente invano sul ruolo e sull'assenza/presenza del padre).

La formatrice Silvia Iaccarino suggerisce di cominciare e costruire l'alleanza genitoriale e il rapporto con il figlio da subito: "La voce dei genitori accompagna e culla il piccolo sin dal concepimento. I neonati arrivano al mondo con un udito finissimo, già allenato nell'utero materno. Prima di nascere, ascoltano e riconoscono le voci che li circondano: la voce della madre è un "luogo", un suono abitato. Quella del padre è un riferimento nuovo, forte, coinvolgente. Dopo la nascita, il canto è una necessità relazionale, perché rafforza l'attaccamento, favorisce la regolazione emotiva e crea sintonizzazione profonda tra il bimbo e i genitori. Il materiale sonoro va a formare un "involucro sonoro" che accompagna la crescita del bambino nel primo anno di vita: un'eco d'amore che diventa base sicura per il mondo".

I genitori devono parlare di più con e ai bambini, sin dal concepimento, e non dare precocemente in mano device o altri congegni e recuperare pure le ninne nanne. Ne va della salute dei figli, in particolare quella mentale, ed è questa una responsabilità prioritaria dei genitori, come si ricava pure da varie indicazioni normative della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia. La genitorialità, in particolare la paternità, richiede pazienza, prudenza e innanzitutto presenza. "Madre" e "padre": lo stesso amore che "arde" con manifestazioni diverse.


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