La saggista Lucetta Scaraffia scrive: "Sì, ormai si pensa che i figli basti amarli, e tutto il resto non conta. Così i professori - che non sono lì per amarli come i genitori, quanto per prepararli alla vita, per insegnare loro qualcosa - si trovano davanti alunni recalcitranti di fronte a ogni regola, a ogni forma di disciplina, che spesso vivono come un sopruso". La vita è come la circolazione stradale, ha bisogno di regole per garantire la libertà e l'incolumità di tutti e ciascuno, per cui i genitori oltre a trasmettere la vita devono trasmettere anche le regole primarie della vita, a cominciare dal rispetto, espressione più volte presente nell'art. 29 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia.
Si rischia di fare male i genitori e di far del male ai propri figli per mancanza di attenzione, per mancanza di sguardo verso i figli, soprattutto quando li si lascia dietro di sé non solo fisicamente.
"[…] ogni fanciullo ha un diritto innato alla vita" "e, nella misura del possibile, a conoscere i propri genitori ed essere da essi accudito" (dagli artt. 6 e 7 Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia), ma ciò, pur in presenza di entrambi i genitori, non sempre accade per incuria, mancanza di ascolto, di attenzione, di condivisione, di disponibilità di tempo, di sguardo, di sana vita familiare, di adultità. Questa situazione è sottolineata anche nei libri per l'infanzia, per esempio nel libro "Un anno da Nabbo" (di Salvatore Vitellino) si legge: "I bambini sanno essere proprio cattivi. E gli adulti" Gli adulti non si accorgono di nulla" (pure nel libro "Guglielmo è nei guai" di Silvia Vecchini è sottolineata l'assenza degli adulti). Non essere abbandonati alla nascita o non essere orfani non significa avere i genitori.
Lo sfruttamento minorile si verifica anche in quei casi di mancato o inadeguato esercizio del lavoro genitoriale che causa la scomparsa delle peculiarità dell'infanzia, periodo in cui i bambini devono giocare e gioire per prepararsi al lavoro della vita. Genitori fa rima con educatori e lavoratori, perché sono i primi e insostituibili educatori e l'esercizio della loro funzione genitoriale è un vero lavoro a beneficio dei figli e dell'intera comunità perché "concorre al progresso materiale o spirituale della società" (dall'art. 4 Cost.).
Quanti figli "muoiono dentro" per la noncuranza dei genitori presi da altro e convinti di dar loro quanto necessario e per l'indifferenza degli altri adulti che "si fanno i fatti loro", perché si ritiene che ognuno sia libero di crescere e educare i figli come ritiene opportuno e che non ci sia amore più grande di quello dei genitori. Così non è, tanto che i figli hanno diritto al risarcimento in caso di gravi inadempienze dei genitori (art. 709 ter comma 2 cod. proc. civ.).
Il bioeticista Paolo Marino Cattorini commenta: "I più vulnerabili si ammalano. Con eleganza inquietante, abbassano il loro metabolismo al minimo necessario a sopravvivere e cadono, come per un incantesimo di streghe, nell'inconsapevolezza apatica, in una specie di coma vegetativo. Gli studiosi la chiamano sindrome da rassegnazione infantile, child resignation syndrome. To resign in inglese significa cedere, abbandonare, dare le dimissioni, adattarsi. To sign sta per «firmare». I bambini firmano le loro tragiche, improvvise dimissioni dalla vita.
[…] Ne sono colpiti in particolare i figli dei rifugiati. Il quadro patologico (ancora controverso nelle classificazioni psichiatriche) è documentato in qualsiasi Paese (anche se diagnosticato in Svezia per la prima volta negli anni '90) e può far seguito a lutti o traumi in famiglia" (nella recensione del film "Quiet Life", 2024). Le competenze genitoriali (cosiddetto parenting) sono state specificate, con novelle normative, nel codice civile dove, tra le varie disposizioni, si legge: "Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti" (art. 315 bis comma 2); "Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale" (art. 337 ter comma 1).Mettere al mondo un figlio è darlo al mondo con la giusta protezione. Attenzione a non cadere in forme di patologia delle cure genitoriali o in altre forme di amore genitoriale "tossico". I figli sono fili da tagliare prima o poi, come si fa sin dall'inizio con il taglio del cordone ombelicale.
Cura e cuore dei genitori: vegliare sui figli, far sentire la propria presenza senza opprimerli, mantenere le premesse e promesse della vita, favorire sogni e progetti (e non soffocare di cose i desideri nemmeno espressi ma che, spesso, corrispondono ai propri desideri non realizzati da bambini) ... È quanto si deduce altresì dalla tutela penale della famiglia (artt. 570 e ss. cod. pen.), in altre parole il dovere di esserci in famiglia, di assistere, di correggere opportunamente (e con competenza emotiva) i figli.
"Permettiamo ai più piccoli di sbagliare. Anche se ci fa soffrire vedere qualcuno a cui vogliamo bene sbagliare, dobbiamo ricordarci che è proprio nei momenti di difficoltà che i bambini imparano delle lezioni importanti. Se fin da piccoli li aiutiamo ad affrontare gli errori e superare le difficoltà, con il tempo acquisiranno tutti gli strumenti necessari per fronteggiare in modo più consapevole gli ostacoli che incontreranno in futuro. Applicando questi piccoli accorgimenti nella vita di tutti i giorni, possiamo aiutare i bambini a gestire più serenamente le loro emozioni e a rapportarsi in modo positivo sia con noi che con i loro coetanei, diventando così più attenti e sensibili verso gli altri" (un'équipe di esperti). I bambini hanno bisogno di sbagliare (etimologicamente "senza luce" e, quindi, prendere un abbaglio, avere una svista) per provare altro, nuove emozioni, cercare soluzioni, per uscire dagli inviluppi. E i genitori o altri adulti devono assicurare le condizioni di vita necessarie allo sviluppo del fanciullo (art. 27 par. 2 Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia) e né di meno né di più; questo non significa che i genitori debbano far sbagliare appositamente i figli ma devono discernere se, quando e come intervenire. In altre parole, i genitori non devono essere elicotteri (soccorrono sempre i figli, accorrono continuamente, li portano in alto esaltandoli anche per cose ovvie, li accompagnano ovunque) ma fenicotteri (che hanno un atteggiamento protettivo solo nei confronti dei nidi e che, alla schiusa delle uova, organizzano i piccoli in gruppi a mo' di asili nido) o, ancora meglio, lepidotteri, che depositano le uova e ne consentono la schiusa e la successiva metamorfosi.
Nel relazionarsi con i figli non bisogna atteggiarsi da "genitore automatico", ovvero come interverrebbe qualsiasi adulto, dicendo quello che è sbagliato o meno, seguendo il modello dei propri genitori, ma porsi come "genitore autentico", in ascolto e osservazione dei propri figli, di quel figlio che si ha di fronte, ricordandosi di quando si era figli. Il legislatore del 2012 ha prescritto nell'art. 315 bis comma 1 cod. civ., sotto la rubrica "Diritti e doveri del figlio": "Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni". È indicativa la ripetizione dell'aggettivo possessivo "sue" per ogni elemento di cui i genitori devono aver rispetto nel loro operato.
I bambini hanno bisogno di risposte, hanno bisogno di risposte non accomodanti ma adeguate a ciascuno di loro affinché possano accettare la realtà e crescere in armonia con essa. È questo uno degli aspetti della responsabilità genitoriale. Molti genitori scaricano (o attaccano) sempre di più sugli altri (in primis la scuola) ma non si caricano delle loro responsabilità, primarie e insostituibili.
I genitori devono essere consapevoli che i figli non sono una proprietà né progetti perfetti. Sono come i fischi: si emettono e una volta emessi sono sottoposti al mondo esterno e si dileguano nel tempo. E si emettono pure fischi stonati.
Genitori: allevatori e allenatori e non allietatori o alligatori della vita dei figli; muratori e curatori della vita dei figli perché la vita appartiene a questi ultimi; coautori e coadiutori di vita.
"Perché i frutti arrivano sempre, anche se magari non saremo noi a goderne" (cit.): così l'amore genitoriale. Non concepire figli o ritenerli propri o trattenerli a sé ma dare loro la vita e darli alla vita. I bambini sono libri di vita nuova di cui i genitori sono solo editori.
L'amare è come il seminare: si rimane lì ad aspettare, come fanno (o dovrebbero fare) i genitori. La genitorialità comincia con l'aspettare un figlio e così continua con l'aspettare che cresca, che si alzi o rialzi da una caduta, che ritorni a casa, che chieda scusa, che prenda il volo dal nido.
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