Nella puntata n. 129 di Posta e Risposta, la rubrica che dialoga con i lettori, spunti di diritto internazionale
Marco Cappato fuori dal tribunale
La puntata n. 129 della rubrica più "antica" di questa Rivista, Posta e Risposta, è dedicata al diritto internazionale e ad alcune considerazioni e riflessioni di Marco Cappato, un protagonista autentico della vita politica italiana (oltre che involontario e incolpevole habitué delle aule giudiziarie) insieme alla mia Amica Mina Welby e a pochi altri; un personaggio a tutto tondo, che suscita emozioni sensazionali e critiche asperrime proprio come i giganti di una volta, quelli con il loro pirotecnico bagaglio di idee, che tendenzialmente ora purtroppo non ci sono più e mancano tantissimo.
Insomma un tipo che ha optato (in senso buono) per una vita di strada, a contatto con le istanze dei cittadini, e non di palazzo, uno che si incontra spesso per Roma e con cui si fanno nella massima disponibilità quattro chiacchiere e che se non esistesse bisognerebbe inventarlo.
E così questa volta darete Voi la risposta alla nostra piccola posta, esprimendo la Vostra opinione su quanto sta inopinatamente accadendo, con la guerra vera, reale, tragica nel cuore della nostra Europa, a poche centinaia di chilometri da noi: in fondo, da Trieste a Kiev passano 1,707 chilometri. Non uno di più.
Lascio, dunque, la parola al caro Marco Cappato, che ringrazio sentitamente, insieme all'Avv. Fabio Maria Galiani (grande esperto di Corte Penale Internazionale e di diritti umani) che ancora non sa che mi ha dato l'ispirazione con un gradevole conversazione.
Buona lettura, con l'avvertenza che i neretti sono nostri!

OTTO PUNTI DI MARCO CAPPATO SULLA GUERRA


"Per non perdermi nel tragico flusso degli eventi, mi sono appuntato alcune mie personali chiavi di interpretazione di quello che accade e di indicazioni su ciò che si potrebbe fare:

1. È una guerra di aggressione, con un responsabile: l'aggressore, cioè Putin e il suo Governo; la guerra di aggressione è illegale, cioè contraria al diritto internazionale; l'aggressore è anche un criminale di guerra che fa massacrare i civili; in una guerra, crimini e disinformazione coinvolgono tutte le parti in conflitto, ma ciò non cancella le responsabilità prime e ultime, che mi auguro la Corte penale internazionale possa accertare.

2. Nell'immediato, la resistenza alla guerra di aggressione è innanzitutto militare; fornire armi alla resistenza è fondamentale per impedire che l'aggressore criminale conquisti l'Ucraina e per imporgli trattative di pace; non è vero che l'Ucraina non può vincere: è Putin che non può ottenere la sottomissione di un popolo se quel popolo non sarà abbandonato.

3. Il Governo ucraino non è esente da errori, violenze, crimini, corruzione, prima e durante la guerra: ma nulla di neanche lontanamente paragonabile a quello che sta facendo il Governo russo in Ucraina, e nulla che lo possa giustificare.

4. "L'Occidente democratico" (UE, USA, Nato) non è esente da errori in Ucraina, né da violenze e crimini in giro per il mondo, ma nulla che possa giustificare le scelte del regime russo. "L'Occidente democratico" ha semmai - forse - ripreso coscienza di sé e di valori da tempo appannati e dimenticati.

5. I russi non sono Putin. La quasi totalità di loro è bombardata dalla disinformazione di regime; gli oppositori e i manifestanti russi contro la guerra sono quelli che più di tutti possono definirsi pacifisti e nonviolenti, vanno aiutati come possibile;
6. La pace nel lungo periodo si costruisce anche con strumenti non militari: federalismo (Ucraina nell'Unione europea), nonviolenza (riduzione delle spese militari, corpi di pace, informazione, tecniche di resistenza nonviolenta); la pace nel lungo periodo si inizia a costruire nell'immediato, ma non si possono pretendere effetti immediati;
7. L'Europa deve subito avviare la costruzione - attraverso un coinvolgimento dei cittadini europei nell'ambito della Conferenza sul futuro dell'Europa - di una politica estera e di difesa comune e di una politica energetica comune di uscita dalle fonti fossili e di approvvigionamento da Paesi dittatoriali, di una politica comunque dell'immigrazione e dei rifugiati;
8. Nessuna democrazia è immune dalle derive autoritarie o anche solo da un lento logoramento: la Polonia, oggi europeista "per l'accoglienza", nega la supremazia del diritto europeo; nelle carceri italiane fuorilegge, nei nostri talk-show di disinformazione/spettacolo, nei referendum cancellati dalla Corte costituzionale, nel Parlamento marginalizzato, ci sono i germi che possono distruggere la democrazia dall'interno, senza missili e senza clamore. Occhio. Critiche e commenti sono graditi".

Autore Paolo Maria Storani
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