Il risultato della pandemia è stato un boom di profitti per la Rc auto nel 2020, grazie alla drastica diminuzione della circolazione per effetto dei lockdown
Modellino di auto tra due mani

Rc auto, i risparmi per il lockdown

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Due miliardi e 300 milioni risparmiati grazie al lockdown che ha bloccato il traffico e abbattuto gli incidenti stradali con un calo del 30% dei sinistri nel 2020. Ma, a fronte di questi risparmi, per quanto riguarda i ristori per gli assicurati (sconti al rinnovo, allungamenti delle coperture) valutabili nel complesso poco più di 800 milioni, ne sono stati erogati solo una parte.

Rc Auto, i dati dell'Ivass

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A fare il punto della situazione è stato Luigi Federico Signorini, presidente dell'Ivass (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni), riguardo all'attività svolta nel 2020 dall'autorità di vigilanza. Lo scorso anno, pare che «i profitti delle assicurazioni italiane sono rimasti pressoché stabili» e il RoE medio si è attestato «all'11,6% dal 12,3% nel 2019», mentre nel «settore danni i profitti sono cresciuti del 45%, grazie al comparto della Responsabilità civile auto. Nei rami diversi dalla Rca, premi, oneri per sinistri e utili sono rimasti nel complesso in linea con quelli dell'anno precedente. Nel ramo auto, i premi sono diminuiti del 5,5% ma gli oneri relativi ai sinistri sono calati quasi del 20%, riflettendo la riduzione degli incidenti stradali determinata dalle restrizioni alla circolazione».

Rc auto, risparmi solo parzialmente restituiti

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I risparmi sui sinistri Rc auto hanno fatto accumulare alle compagnie un tesoretto da 2,3 miliardi di euro, restituito agli assicurati in minima parte: «800 milioni ma con forti differenze fra le compagnie». Le cedole 2019, che avrebbero dovuto essere restituite nel 2020, dopo la raccomandazione delle autorità Ue erano state bloccate e la loro distribuzione in parte è stata sbloccata da poco. Secondo l'Ivass non serve rinnovare il blocco, che nel 2020 aveva tenuti fermi nelle casse delle compagnie italiane circa 4,4 miliardi di euro. Tuttavia, a fine settembre terminerà l'effetto della raccomandazione europea.

«Salvo che la situazione economica, finanziaria e sanitaria non torni a peggiorare seriamente non vediamo la necessità di reiterarla - aggiunge Signorini - sui dividendi emerge ancora una volta l'importanza di un'azione più coordinata. Le ritardatarie nell'offrire ristori alla clientela dovrebbero riesaminare urgentemente la questione. Alcune compagnie hanno riconosciuto, su base volontaria, forme di ristoro ai propri assicurati; non tutte, e non tutte allo stesso modo o nella stessa misura. Le differenze sono marcate».

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