Nel XXIX anniversario della strage di Capaci (23 maggio 1992 -23 maggio 2021) parliamo della portata e delle caratteristiche del pool antimafia
pool antimafia con Caponnetto Falcone e Borsellino

Il testamento giuridico e morale di Giovanni Falcone

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Il 23 maggio 1992 moriva Giovanni Falcone e questo breve articolo vuole essere un piccolo tributo alla sua immensa figura non solo di giudice ma, anche e soprattutto, di uomo. Artefice del Max processo, che secondo molti fu una mostruosità giuridica, volle combattere la criminalità organizzata in modo organizzato (la superprocura era un suo pallino dal 1989).
Secondo Falcone, tra il malaffare degli uomini dei partiti e i cittadini, su cui si scaricano i costi della corruzione, era rimasta solo la magistratura. I magistrati attribuivano al potere politico di voler soffocare la loro autonomia e la loro Indipendenza per ottenere una sostanziale immunità.
I politici addossavano, invece, alla magistratura lo straripamento dei propri compiti per ergersi in un contropotere non legittimato da alcuna istanza popolare.
Falcone era un giudice determinato e un uomo coraggioso: era consapevole che le sue idee lo avrebbero condotto alla morte ma non indietreggiò mai, neanche quando ebbe il sentore concreto che per lui la fine fosse vicina.
Ebbe la forza di opporsi all'illegalità diventando, con il suo sacrificio, non solo un simbolo giuridico ma anche morale.

"Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini" (Giovanni Falcone)

Pool antimafia: definizione e contesto storico

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Un pool è un gruppo di magistrati in servizio presso un ufficio giudiziario che si occupa collegialmente di una medesima indagine. Il termine identifica i magistrati impegnati al contrasto della mafia: in questo senso si parla di pool antimafia. Per pool antimafia di Palermo si intende il gruppo di magistrati impegnati contro il fenomeno mafioso in Sicilia, che portò all'istruzione del Maxi processo di Palermo. Nato da un'idea di Rocco Chinnici, dopo la sua morte venne sviluppato e reso operativo da Antonino Caponnetto. Il nucleo originario era composto dai giudici istruttori Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Leonardo Guarnotta e Giuseppe Di Lello.
Fu istituito il 16 novembre 1983 e durò fino al marzo 1988, quando venne sciolto dal successore di Caponnetto, Antonino Meli.
Nonostante la soppressione del Pool, la sua esperienza fu di impulso poi alla creazione della Direzione Nazionale Antimafia (DNA) e delle relative Direzioni Distrettuali Antimafia (DDA), ideate da Giovanni Falcone mentre ricopriva l'incarico di Capo degli Affari Penali del Ministero della Giustizia e istituite con il decreto legge n. 367 del 20 novembre 1991, poi convertito con modificazioni dalla legge n. 8 del 20 gennaio 1992.

Portata e caratteristiche

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L'idea del pool nasce in seguito all'assassinio di magistrati che si occupavano di indagini per mafia. La gestione di un'indagine da parte di un unico magistrato lo esponeva, infatti, al rischio di omicidio con lo scopo di occultare, con la morte, i segreti dell'inchiesta. In un pool, invece, i magistrati avrebbero condiviso tra loro tutte le informazioni, mentre avrebbero mantenuto la segretezza delle stesse verso l'esterno.
La portata rivoluzionaria del nuovo impianto prodotto dalla nascita del pool antimafia consistette in un meccanismo di circolarità delle notizie che comportava effetti moltiplicativi sulle medesime inchieste (ottica opposta a quella della parcellizzazione delle inchieste che aveva garantito a Cosa Nostra, fino ad allora, una sostanziale impunità).
Ciò comportava la massima condivisione delle indagini all'interno del pool e una barriera protettiva rispetto al mondo esterno: in particolare, questo sistema garantiva di intaccare il gioco delle "talpe di Palazzo", che captavano informazioni dagli ambienti giudiziari e le giravano ai mafiosi. Bisogna ricordare che, quando il pool venne costituito, non esisteva la possibilità di usufruire dello strumento dei "riscontri incrociati" in merito alla mappatura degli affari illeciti o all'organigramma delle cosche mafiose senza ricorrere a carta e penna, non essendo i computer ancora diffusi negli uffici.
Il pool diventò così un primordiale motore di ricerca e costituì una forma di legittima difesa da parte di magistrati che si occupavano di indagini per mafia.
Sotto la direzione del pool, fu anche rimarchevole la stretta cooperazione tra la Polizia ed i Carabinieri, i cui vertici firmarono congiuntamente il rapporto "Michele Greco + 161", che porrà le basi per il Maxi processo a Cosa Nostra.

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Foto: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/7/7f/Caponnetto_Falcone_Borsellino.jpg
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