Il rapporto Censis è stato presentato nel corso dell'evento "Avvocatura allo specchio" organizzato da Cassa Forense: i più penalizzati sono le donne e gli avvocati residenti al Sud
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Gli avvocati e le conseguenze della pandemia

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Un anno difficile per tutti, in particolare per la giustizia, da tanti punti di vista. Nel corso dell'evento "Avvocatura allo specchio" organizzato da Cassa Forense, si è discusso, lo scorso 5 marzo, anche del III Bilancio sociale della Cassa e del V Rapporto Censis sull'Avvocatura italiana. Il Censis ha realizzato l'indagine su un campione di più di 14.000 avvocati. I dati raccontano di una situazione lavorativa critica per più di 7 professionisti su 10. Scorrendo i numeri dunque per il 32,9% sono aumentate le difficoltà e l'incertezza, il 39,5% cerca di sopravvivere nonostante il contesto non lasci ben sperare. Maggiormente penalizzate le professioniste donne (il 37,5%) e gli avvocati residenti al Sud (43,2%). Contemporaneamente però il 2020 può essere ricordato anche come l'anno del sorpasso delle donne iscritte alla Cassa Forense sugli avvocati uomini. In relazione al fatturato, viene meno il recupero intercorso negli anni 2018 e 2019, quando la quota di avvocati che avevano visto crescere il valore delle proprie prestazioni arrivava al 30%. Adesso si è abbassata al 23,1%. Aumenta di conseguenza la quota di chi valuta molto critica la propria condizione lavorativa (quasi 10 punti in più nel 2020 rispetto al 2019) e si riducono le aspettative positive: solo il 29,9% degli avvocati confida in un miglioramento negli anni a venire.

Avvocati e misure di sostegno

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Per quanto riguarda il bonus Covid e le misure di sostegno, il rapporto Censis racconta di un accesso al Reddito di ultima istanza (bonus Covid di marzo e aprile per i professionisti) per il 61,5% del campione dell'indagine. Il 7,9% ha fatto richiesta del bonus baby sitter (la percentuale sale all'11,9% nel caso delle donne avvocato) e il 3,5% ha usufruito della sospensione del pagamento delle rate di mutui e finanziamenti.

Gli avvocati durante la pandemia, consulenze anche online

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Durante il 2020, anno del covid per eccellenza, a rivolgersi ad un legale sono stati il 14,4% degli italiani (7,2 milioni di persone). Le richieste hanno riguardato soprattutto le controversie legate alla casa, al condominio e in generale alla proprietà (il 28,3% dei casi), e di seguito il lavoro, la previdenza e l'assistenza (20%), al terzo posto sinistri, infortuni e risarcimenti (11,7%), poi le questioni penali (6,2%) e i problemi fiscali e tributari (6,2%), il recupero dei crediti (6,2%), la responsabilità medica e sanitaria (6,2%). Si può stimare una domanda potenziale, costituita da chi ha dovuto rinunciare ai servizi professionali di un avvocato, pari al 5,6% di italiani: 2,8 milioni di persone. A motivare la rinuncia ci sono innanzitutto le difficoltà incontrate a causa delle restrizioni per il contenimento della pandemia (per il 24,6% di chi ha rinunciato), poi i costi legati all'avvio della procedura (21,1%). Nel 48,3% dei casi le consulenze sono arrivate online; il 33,1% attraverso una modalità ibrida, con incontri presso lo studio del professionista e interazioni a distanza.

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