La magistratura di Pace chiede la stabilizzazione del personale e presenta un atto di denuncia e diffida nei confronti del premier conte e del ministro della Giustizia Bonafede
libro con sopra martello di un giudice in ufficio

Magistratura di pace, la diffida

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Dopo le astensioni e gli scioperi della fame la Magistratura di Pace presenta un atto di denuncia e diffida (in allegato), firmato dal presidente Magip, Mariagiuseppina Spanò e dal presidente del Coordinamento magistratura giustizia di pace, Olga Rossella Barone. L'atto è rivolto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il Ministro Bonafede, i quali "tenuto conto dei fondi e delle linee guida del Recovery Found" dovranno predisporre nell'imminente DPCM, o con un decreto d'urgenza, il ripristino dell'autonomia dell'Ufficio GdP, nonché a stabilizzare i GdP in regime transitorio quali giudici di primo grado, confermandoli in servizio nelle specifiche funzioni giurisdizionali finora svolte, sino al limite di età previsto per Giudici cd. togati, con previsione di espressa incompatibilità della Funzione con qualsiasi altra attività lavorativa autonoma o dipendente, e con la garanzia di un trattamento ordinamentale, retributivo, previdenziale e assistenziale nel rispetto dei principi costituzionali e della raccomandazione del 17 novembre 2010 del Comitato dei Ministri del Consiglio d'EuropaCM/Rec /2010/12, idonei a tutelare la dignità della Funzione svolta e garantirne l'indipendenza». Infine c'è la segnalazione alla Commissione Europea del persistere del «comportamento inadempiente dello Stato italiano nei confronti della categoria sollecitando l'apertura della procedura di infrazione».

Giudici di pace, la sentenza della corte di giustizia resta lettera morta

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Invece di adeguarsi a quanto ha stabilito la Corte di Giustizia con la sentenza del 16 luglio 2020 C 658/118, la Commissione Giustizia del Senato discute un disegno di legge che aumenta le criticità provocate dalla legge n.57/16 e successivi decreti attuativi (d.lgs.n.92/16 e n.116/17). Fino a questo momento, i Giudici di Pace sono titolari della Funzione giurisdizionale in base a legge dello Stato (l.n.374/91 e art.1, r.d.n.12/1941), come del resto riconosciuto dalla stessa Corte Europea, presto non avranno più questa funzione, e saranno «inseriti con mansioni di mero supporto ai Giudici cd. togati nell'ufficio del processo restando, ancora una volta, privi di previdenza, assistenza, maternità, ferie, tfr., oltre che mortificati anche economicamente con la previsione di indennità, da pagarsi con cadenza bimestrale invece che mensile, più che dimezzate rispetto ai compensi sinora stanziati, che attualmente ammontano ad € 72.000,00 lordi pro capite». Questo nonostante i gdp siano stati sempre stati «titolari di una competenza predeterminata per legge, in parte esclusiva per materia, in parte concorrente con il Tribunale per valore, nè hanno mai esercitato funzione di supporto o di affiancamento dei Giudici togati. Il disegno di legge attualmente in discussione statuisce, altresì, l'eliminazione dell'ampliamento delle competenze già previste dal d.lgs.n.116/17 per i GdP (indispensabile, invece, per l'eliminazione del contenzioso arretrato dei Giudici cd. togati) e ne dimezza gli attuali compensi mentre, nel contempo, lo Stato stanzia somme ulteriori destinate ad arruolare un esercito di nuovi precari (anch'essi mal pagati), destinati a lavorare in sezioni stralcio, per abbattere proprio il contenzioso arretrato dei Giudici cd. togati (tra l'altro ben pagati)». A decorrere dal 16 agosto 21 i Giudici di Pace avranno l'obbligo di aprire la partita IVA ed il loro rapporto di servizio, attualmente equiparato al lavoro "subordinato", come certificato da statino paga con ritenute alla fonte, seppur privo delle relative tutele, sarà qualificato, con una fictio iuris, quale lavoro "autonomo".

Giudici di pace, il pericolo di una reformatio in peius

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Il pericolo per la categoria è quello di una reformatio in peius che danneggia da un lato la giustizia, dall'altro i diritti dei cittadini che rimarranno senza ristoro.

I giudici di pace ricordano inoltre che «il Parlamento Europeo ha dato il voto finale al regolamento contenente il "regime di condizionalità" che, a decorrere dal 01/01/21, lega i finanziamenti europei al rispetto dello "Stato di diritto" di cui in Italia, al momento, duole constatare l'insussistenza dei presupposti». In ultimo, per quanto riguarda produttività ed efficienza, «le statistiche vantate dai Giudici cd.togati beneficiano artatamente del lavoro svolto dai Giudici di Pace, senza il quale la produttività dei togati sarebbe correttamente classificata "fanalino di coda" dell'intera Unione Europea. E mentre i governanti continuano in modo pervicace a perseguire il disegno di comprimere ulteriormente i diritti (e la efficienza) dei GdP, la giurisprudenza sembra, invece, cominciare a prenderne atto. Oltre la giurisprudenza del Tar Emilia e di alcuni Giudici del Lavoro si è espressa anche la Corte Costituzionale con sent.n.267/20, dichiarando l'illegittimità costituzionale dell'art. 18, comma 1, del decreto-legge 25 marzo 1997, n. 67 (Disposizioni urgenti per favorire l'occupazione), convertito, con modificazioni, nella legge 23 maggio 1997, n. 135, nella parte in cui opera una disparità di trattamento tra i GdP ed i togati rilevata "l'identità della funzione del giudicare, e la sua primaria importanza nel quadro costituzionale". Eppure la Corte Costituzionale già con sentenza n.223/2012 aveva sancito che le componenti, anche indennitarie, del trattamento economico dei magistrati (anche dei GdP dunque) sono collegate ai principi di autonomia ed indipendenza della Magistratura, con la conseguenza che la loro riduzione determinerebbe un vulnus della Costituzione». E tutto ciò avviene nel silenzio della politica.

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Foto: 123rf.com
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