Il coordinamento magistratura GdP scrive una nota di protesta al presidente Mattarella e al premier Conte e chiede la stabilizzazione nei ruoli
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di Gabriella Lax - Giudici di pace «abbandonati dalle istituzioni» ai tempi del coronavirus. Per questo, il coordinamento magistratura GdP scrive una nota di protesta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed al premier Giuseppe Conte.

Coronavirus, ai giudici di pace un contributo inidoneo

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Nella nota di protesta O. Rossella Barone, presidente del Coordinamento Magistratura Giustizia di Pace, fa presente che le istituzioni, di fatto, hanno abbandonato i Giudici di Pace privi di retribuzione Assistenza e previdenza, rimasti soli in prima linea ad affrontare una bomba giudiziaria che sta già scoppiando parallelamente all'emergenza sanitaria. Unica eccezione la «menzione nel decreto 18/2020 ove all'art. 119 del d.l. 17 marzo 2020 n. 18, stabilendo un contributo minimo mensile, addirittura inferiore al cd. reddito di cittadinanza, e assolutamente inidoneo a garantire il soddisfacimento delle esigenze primarie delle famiglie dei giudici di pace, molte monoreddito, a fronte dell'improvviso azzeramento del loro compenso, si tenta artatamente un colpo basso alla categoria, inquadrando le funzioni svolte finora nell'ambito del lavoro autonomo».

Coronavirus, per i giudici di pace una iniqua previsione retributiva

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Ad incupire un quadro a tinte fosche il fatto che la «maggioranza dei Giudici di Pace non ha una copertura assistenziale e previdenziale, per cui di fatto non si può neanche ammalare né chiedere un risarcimento o indennità se contrae malattia sui luoghi di lavoro, e ciò vale ancor di più per i Giudici di Pace che in queste ore si recano nei centri per le convalide degli extracomunitari». A ciò si aggiungano « l'iniqua previsione retributiva, l'applicabilità alla categoria dell'art. 21 dlgs 116/2017 in materia di sanzioni disciplinari e la cessazione dell'incarico a 68 anni anziché a 70 anni, disposizioni peraltro già superate nei DDL che giacciono in commissione giustizia».

Coordinamento giudici di pace: «Serve una stabilizzazione nel loro ruolo»

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Le richieste più urgenti, il coordinamento le aveva presentate nelle settimane passate. Adesso «vi chiediamo - scrivono al premier e al presidente - non solo di disporre una soluzione reddituale immediata per i Giudici di Pace, ma, venute meno le giustificazioni legate a vincoli di bilancio, reclamiamo in via prioritaria un decreto d'urgenza per concedere ai giudici di pace ed ai magistrati onorari di tribunale cd. in regime transitorio che non ricoprono altri ruoli, una stabilizzazione nel loro ruolo di Giudici di Pace e di MOT - lo ripetiamo da anni senza alcuna aspirazione, sebbene idonei, ad entrare nei ruoli dei togati - prevedendo un trattamento retributivo, previdenziale e assistenziale fisso non inferiore a quanto già disposto in bilancio attuale per i giudici di pace». Cosa significherebbe in senso pratico? Far restare «l'Ufficio del Giudice di Pace così come è previsto dall'Ordinamento Giudiziario, stabile, e di farlo ricoprire dai Giudici in regime transitorio che hanno svolto quelle funzioni. All'interno dell'Ufficio del Giudice di Pace potrebbero essere applicati solo i magistrati precari in regime transitorio che sarebbero così "accompagnati" dallo Stato fino all'età pensionabile (evitando così anche la procedura d'infrazione per violazione del direttive comunitarie nei confronti di questa categoria), senza far collassare la Giustizia e l'Avvocatura».

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(31/03/2020 - Gabriella Lax)
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