Detenzione di armi e divieto. Le regole della discrezionalità dell'autorità amministrativa. Come muoversi legalmente contro un divieto detenzione armi
pistola e martello di giudice

Il porto d'armi nell'ordinamento italiano

Per rispondere subito alla domanda posto dal titolo, possiamo dire che il porto d'armi non costituisce, in generale, un diritto assoluto.
Rappresenta, invece, un'eccezione a quello che è un divieto previsto dalla legge italiana, ossia il divieto di portare le armi per la generalità dei consociati.
Il diritto, per così dire, può divenire operante solo nei confronti di determinate persone, cioè tutte quelle persone riguardo alle quali esiste la perfetta e completa sicurezza circa il buon uso delle armi stesse.

Il provvedimento di diniego

Certo che, descritto così, sembra un diritto inarrivabile: ma del resto questo è ciò che risulta dalle norme oggi in vigore.
In realtà però, se andiamo a guardare bene, le sentenze più e più volte hanno detto e ribadito che tutto questo non vale a svincolare la motivazione, che deve sorreggere un'eventuale provvedimento amministrativo di diniego, dalla necessità di fondarsi su un apparato rigoroso e che dia adeguato conto della specificità di ogni singolo caso concreto.
In altre parole, l'amministrazione deve motivare un suo eventuale diniego.
Accuratamente, caso per caso.
Se non lo fa, la persona interessata può presentare il suo ricorso e rimettersi ai giudici amministrativi i quali, con questi presupposti, gli daranno anche ragione.

Cosa accade nella pratica

Andiamo dal teorico al pratico e facciamo un esempio: nel caso in cui un Prefetto decidesse di emettere un divieto di detenzione armi a carico di una persona intervenuta per sedare una lite tra altri, per la quale sia intervenuta la forza pubblica, ebbene non basterebbe richiamare solo la discrezionalità di cui dispone l'autorità per giustificare il diniego.
Ciò che dovrebbe essere fatto è, invece, mettere nero su bianco una motivazione precisa, che spieghi il dettaglio degli elementi sui cui si fonda e che inducono l'autorità prefettizia a sospettare delle garanzie di buona condotta nelle detenzione e nell'uso delle armi fornite da quella persona.

Cosa fare se la motivazione del divieto è scarna

Quindi, per dare qualche semplice indicazione a chi volesse reagire ad un divieto detenzione armi a prima vista ingiusto, per prima cosa studiarsi per bene quel provvedimento.
Dal divieto dovranno emergere chiaramente le ragioni per le quali la valutazione della personalità complessiva del soggetto e la sua storia hanno condotto l'autorità a vietargli la detenzione e l'uso di armi, ritenendolo pericoloso.
Fatta questa prima analisi, ovviamente non potrà considerarsi buona e valida una motivazione che sia scarna ed apodittica, magari basata su un solo elemento non corroborato da altri indizi.
Ecco: se così dovesse essere, cioè se la motivazione dovesse essere solo apparente, la cosa da fare è senza dubbio muoversi legalmente con il ricorso per far annullare il divieto.

Vedi anche la nostra guida Il porto d'armi e gli articoli e sentenze in materia

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Leggi anche:
- Licenza di porto d'armi: che cos'è e come si ottiene
- Articoli vari sulla licenza di porto d'armi
Francesco Pandolfi
Francesco Pandolfi | Avvocato
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Si occupa principalmente di Diritto Militare in ambito amministrativo, penale, civile e disciplinare ed и autore di numerose pubblicazioni in materia.
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