Smart working e privacy: lo Statuto dei lavoratori, l'accordo specifico e le linee guida del Garante per il "lavoro da casa"
lavoro da casa smart working

La Legge del 22 maggio 2017, n. 81 "Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato" ha introdotto per la prima volta in Italia una formale regolamentazione del fenomeno dello smart working: modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato volta a "agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro" e in virtù della quale le prestazioni possono essere rese "in parte all'interno di locali aziendali e in parte all'esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell'orario di lavoro giornaliero e settimanale" (art. 18, comma 1).

Smart working e Statuto dei lavoratori

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Ad ogni modo, il quadro normativo di riferimento è generale e non particolare. Da un lato infatti non fornisce alcuna prescrizione in materia di privacy, limitandosi (all'art. 21) ad un rinvio alle previsioni di cui all'art. 4 Statuto dei Lavoratori e, dall'altro rimanda ad un accordo fra le parti la disciplina degli aspetti più rilevanti.

Alla luce dell'art. 4 Statuto dei Lavoratori, le prerogative del datore di lavoro - in particolare in tema di potere di controllo - devono rispettare determinati limiti per garantire il rispetto della dignità umana del lavoratore (art. 2 Cost.).

Nella fattispecie, il datore può:

- installare impianti audiovisivi e altri strumenti - dai quali può anche solo derivare un possibile controllo - in presenza di specifiche condizioni [determinate esigenze di natura organizzativa, produttiva, di tutela del patrimonio aziendale o della sicurezza del lavoro]; previo accordo con le rappresentanze sindacali (territoriali o nazionali) o, in mancanza, previa autorizzazione della sede (territoriale o centrale) dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro (comma 1);

- installare impianti audiovisivi e altri strumenti - dai quali può anche solo derivare un possibile controllo - senza che siano necessari previ accordi o autorizzazioni con riferimento ai soli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze (comma 2);

- utilizzare tutte le informazioni raccolte ai sensi dei commi 1 e 2 per tutti i fini connessi al rapporto di lavoro - dunque anche disciplinari -, purché fornisca al lavoratore un'informazione adeguata circa le modalità d'uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli, nonché di una completa informativa privacy ai sensi degli artt. 12 e 13 GDPR (Reg. UE 2016/679).

La privacy nella prestazione dello smart working

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Con riferimento alle nuove possibilità di organizzazione del lavoro - che conciliano interessi di impresa e lavoratore - il tema della privacy assume particolare preminenza.
Questo non solo in un'ottica di tutela del lavoratore, ma anche di tutela dell'impresa, la quale tende a rinunciare a parte del suo potere di controllo e diviene soggetto maggiormente vulnerabile. Vulnerabilità riferita anche a possibili attacchi di soggetti terzi, tanto da ritenere irrinunciabile una più intensa cooperazione con gli smart workers, che sono chiamati a tenere una condotta particolarmente diligente circa l'utilizzo e la custodia degli strumenti di lavoro e la tutela dei dati trattati.

Accordo specifico di smart working

Le concrete modalità di esercizio della prestazione agile, così come ulteriori e rilevanti profili di disciplina, sono demandate ad uno specifico accordo di smart working - a termine o a tempo indeterminato - stipulato per iscritto ai fini della regolarità amministrativa e della prova che dovrà indicare:

- controlli che devono essere effettuabili attraverso gli strumenti di lavoro, anche in considerazione del fatto che il dipendente - contraente debole - non è più assistito, in tale ambito, dalla protezione dell'accordo sindacale o dell'autorizzazione dell'INL;

- una chiara determinazione dell'esercizio dei poteri datoriali: direttivo, di controllo e disciplinare;

- una previsione che dettagliatamente descrive le sanzioni disciplinari alla luce dei principi di proporzionalità e adeguatezza rispetto allo scopo perseguito;

- descrizione della fase organizzativa organizzazione, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell'attività lavorativa;

- forme di attuazione concreta del diritto di disconnessione;

- precise prescrizioni in ordine ai luoghi in cui è consentito rendere la prestazione lavorativa ovvero specifici divieti di comunicazioni delle credenziali di accesso a soggetti terzi. Prescrizioni volte ad evitare che lo Smart Worker assuma una condotta rischiosa per la riservatezza dei dati, garantendo l'utilità e l'efficacia di ogni accorgimento tecnico adottato dall'impresa a tutela del patrimonio aziendale e dei dati da salvaguardare.

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Dott. Alessandro Pagliuca
Specialista Privacy
alessandropagliuca12@gmail.com
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Foto: 123rf.com
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