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Matrimoni: Gassani, "sempre più vecchi e in comune"

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E spesso non ci si separa solo per difficoltà economiche. Il presidente dei matrimonialisti Gian Ettore Gassani commenta i numeri dell'Istat sui matrimoni nel Bel Paese
Coppia di sposi che si tiene per mano

di Gabriella Lax - Ci si sposa sempre meno e sempre meno in chiesa, ci si sposa più tardi, si fanno sempre meno figli e sono gli over 65 a divorziare. I numeri dell'Istat tracciano l'immagine di un Paese che, in tema di nozze, è cambiato negli ultimi anni. Il dato più inaspettato è quello che ha visto, nel 2018, un clamoroso sorpasso dei matrimoni col rito civile rispetto ai matrimoni in chiesa.

Su questi numeri abbiamo raccolto il commento di Gian Ettore Gassani, avvocato e presidente dell'Ami (Avvocati matrimonialisti italiani per la tutela delle persone, dei minorenni e della famiglia).

  1. La fotografia più recente dell'Istat
  2. I matrimoni civili superano quelli religiosi
  3. Aumentano le coppie di fatto
  4. In Italia si fanno pochi figli
  5. Figli e politiche del welfare
  6. Quanto dura un matrimonio?

La fotografia più recente dell'Istat

«Quelli dell'Istat - spiega Gassani - sono dati statistici che offrono la fotografia di un Paese che sta cambiando radicalmente. L'Italia è sempre stata il Paese del matrimonio, inteso come una istituzione invincibile e invece le cose non stanno così: nel 1970 furono celebrati 450mila matrimoni, nel 2018 appena 198mila. Sebbene ci sia stato un trend in ascesa del 2%, resta un dato: siamo il penultimo Paese in Europa, dopo la Slovenia, come numero di matrimoni in proporzione al numero degli abitanti. Questo fa pensare. Ovviamente anche in questa analisi bisogna fare dei distinguo: l'Italia del Nord è diversa diverso al Sud: al Nord 4 matrimoni su dieci finiscono in tribunale; al Sud solo l'1,8%, a sottolineare che, a parità di numero di abitanti, c'è una profonda differenza tra le due parti d'Italia».

I matrimoni civili superano quelli religiosi

Lo scorso anno sono stati 195.778 i matrimoni celebrati, il 2,3% in più dell'anno precedente, di questi 98.182, il 50,1% con rito civile, una formula che è in costante aumento (nel 1970 erano il 2,3% del totale, nel 2008 il 36,7%) e che nel nord Italia rappresenta ormai il 63,9% del totale delle nozze. Nel Sud del paese, invece, due matrimoni su tre (il 69,6) si celebrano ancora in chiesa.

«L'elemento che fa riflettere - afferma ancora il matrimonialista - è che i matrimoni civili, nel Paese più cattolico del mondo, abbiano superato quelli con il rito religioso. Ovviamente questo va inquadrato nel dato che, nel 20% dei secondi matrimoni non c'è possibilità di sposarsi in chiesa, ma soltanto al comune. Tuttavia, questa corsa al matrimonio civile pare non avere fine. Al sud i matrimoni religiosi sono ancora in netta maggioranza poiché nel Meridione il matrimonio viene inteso come un sacramento religioso e sentito maggiormente: c'è ancora chi investe nel giorno del matrimonio, ci si sposa di più ci si separa di meno».

Aumentano le coppie di fatto

Le unioni civili tra persone dello stesso sesso, nel 2018 sono state 2.808, sono gli uomini il 64,2% del totale. Il 37,2% è stato costituito nel nord ovest e il 27,2% dal centro, ma una grande concentrazione è quella nelle grandi aree urbane. «Sono diminuite le unioni civili perché il boom lo hanno fatto all'indomani del varo della legge Cirinnà - aggiunge Gassani - tuttavia abbiamo migliaia di coppie omosessuali che si sono unite civilmente e sappiamo che le unioni civili sono quasi uguali ad un vero matrimonio».

Rileva il presidente Ami «Aumentano anche le coppie di fatto che hanno una struttura sovrapponibile a quella delle coppie coniugate, con figli, con mutui da pagare, con i loro riti che sono simili a quelli delle coppie sposate, Al Centro e al Nord le coppie di fatto sono in costante aumento. Aumenta l'età media degli sposi: 34 lui, 31 lei e anche questo è un segnale. Negli ultimi 30 anni sta aumentando la media: siamo passati dai 25 lui, 23 lei. Questo accade perché il matrimonio non è visto dunque come l'unica soluzione per la propria vita ma viene prima il lavoro, questioni economiche, difficoltà ad accedere ai mutui, c'è una cultura che prevede prima una sistemazione professionale, dopo di che si può pensare a convolare a giuste nozze».

In Italia si fanno pochi figli

Dato allarmante è che si fanno sempre meno bambini: nel 2017 sono stati iscritti in anagrafe per nascita 458,151 bambini, oltre 14 mila in meno rispetto al 2016 e oltre 26 mila in meno rispetto al 2015. Guardando al triennio 2014-2017, le nascite sono diminuite di circa 45mila unità, mentre sono quasi 120mila in meno rispetto al 2008. Un dato destinato ad aggravarsi anche quest'anno, se consideriamo che a giugno, il numero delle nascite registrate nel primo semestre del 2019 è pari a poco più di 206 mila bambini. Ma non solo. «Un altro dato che preoccupa è che in Italia si fanno pochi figli e uno su 5 nasce fuori dal matrimonio - aggiunge il legale - le coppie mettono al mondo 1,2 figli a testa quindi siamo una società di figli unici: e questo riguarda non solo l'età che avanza ma soprattutto i costi l'assenza di asili nido e di politiche sociali a favore della famiglia».

Figli e politiche del welfare

Per questo motivo, secondo Gassani: «La famiglia deve rimanere al centro dell'agenda politica ed ha bisogno di risorse di aiuti, di welfare, di sostegno, non è possibile lasciarla sola, invece si investe pochissimo per garantire le case ai giovani sposi, per garantire soprattutto le donne lavoratrici che hanno paura di mettere al mondo figli perché si sa, che esiste ancora una grave discriminazione nei confronti delle donne lavoratrici mamme o neo mamme e tutto ciò è gravissimo dal punto di vista sociale e giuridico. È un'altra violenza che le donne subiscono, tra le tante, quella di avere paura di poter diventare madri perché non c'è un sistema che aiuta le donne. Credo che solo una politica importante possa ridare fiato all'istituto del matrimonio ma anche alla coppia in genere, evitando milioni di single, persone che hanno paura di fare il grande passo».

Quanto dura un matrimonio?

In chiusura, il presidente Ami ricorda che «La durata media di un matrimonio è di tredici anni, quindi finisce la cosiddetta crisi del settimo anno; e una coppia su 4 che si separa ha superato i 65 anni, anche questo è un dato che fa riflettere. Prima era difficilissimo vedere un over 65 separarsi, oggi è molto facile. Un paese che è cambiato profondamente anche se, al suo interno tra Nord e Sud, si registrano profonde differenze culturali. È chiaro che al Sud, accanto a quella che è la visone del matrimonio ci sono anche difficoltà economiche, le donne sono disoccupate per cui hanno difficoltà a chiedere la separazione, poiché sappiamo le separazioni impoveriscono».
(29/11/2019 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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