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Il futuro dell'euro: l'assicurazione del debito sovrano e altro

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Brevi cenni sull'intervento del Governatore della Banca d'Italia in tema di debito sovrano, unione fiscale e unione dei mercati dei capitali
euro in frammenti per crisi
di Roberto Paternicò - "…. La costruzione europea è a un punto morto, mentre sono fortemente necessari progressi nei settori chiave, in cui l'Unione è più brava a vietare le cose che a realizzarle." (Ignazio Visco - Governatore della Banca d'Italia - Seminario OMFIF-Banca d'Italia "Il futuro dell'area dell'euro").
Una moneta unica senza integrazione europea ha subìto la crisi del debito sovrano e l'inadeguata risposta della governance dell'area euro è stata messa a nudo, causando ripercussioni da parte della finanza internazionale e un ampliamento dello spread sui rendimenti dei titoli di stato, in alcuni casi, ben oltre ciò che sarebbe stato giustificato dalle condizioni economiche e finanziarie dei paesi interessati.
Sette anni dopo il picco della crisi, i programmi di graduale rafforzamento dell'integrazione europea, prima nell'area finanziaria e poi per le finanze pubbliche, non hanno ancora trovato risposte risolutive. L'unione bancaria è incompleta e da migliorare, le basi per l'unione dei capitali non sono ancora state poste e l'unione fiscale rinviata a data incerta.
Tutto è fermo sia per l'incertezza su come procedere sia per il disaccordo sugli effetti degli interventi, pertanto, si frena l'integrazione e l'area continua ad essere esposta a rischi finanziari. Un punto morto.
  1. L'assicurazione dei rischi sovrani
  2. L'unione fiscale e dei mercati dei capitali
  3. Conclusioni

L'assicurazione dei rischi sovrani

Gli elevati debiti pubblici sono fonte di rischio sistemico in una stessa area valutaria con ripercussioni nei vicini paesi che condividono stretti legami economici e finanziari. Seppur i paesi più indebitati sono fondamentalmente solvibili, vengono colpiti da shock di liquidità e dalla negativa valutazione dei mercati circa la stabilità finanziaria.
La riforma del Trattato sul meccanismo europeo di stabilità (MES) deve rafforzare la prevenzione e la gestione delle crisi sovrane negli Stati membri dell'area euro valutando come ristrutturare un debito sovrano, senza coinvolgere, però, il settore privato nella risoluzione della crisi. Aspetto quest'ultimo che, se disatteso, avrebbe terribili conseguenze.
Ridurre il rapporto debito/PIL richiede tempo con il rischio che una qualunque crisi esogena possa interromperne il processo, senza che questa sia la diretta conseguenza di una decisione politica.
Per sostenere e proteggere gli sforzi degli Stati membri nella riduzione del debito, sarebbe necessaria una sorta di assicurazione sovranazionale con la creazione, ad esempio, di un fondo europeo di rimborso del debito (FER) finanziato da risorse dedicate dei paesi partecipanti.
Dice Visco:"Il meccanismo può essere progettato in modo da impedire trasferimenti sistematici attraverso i paesi riducendo al contempo il rischio di instabilità finanziaria per l'intera area. L'introduzione di un FER rafforzerebbe l'impegno nazionale per la riduzione del debito (poiché la quota di debito nazionale trasferita al fondo sarebbe sostenuta da un flusso di entrate dedicato) e ridurrebbe la rilevanza sistemica del debito (residuo) nazionale. Questo sarebbe strumentale al rafforzamento della credibilità della clausola di non salvataggio e all'applicabilità delle norme fiscali europee."
In alternativa, si dovrebbe fornire ai mercati finanziari internazionali un "attivo privo di rischio" come un Eurobond di qualche tipo e il fondo di rimborso del debito (FER) ne sarebbe lo strumento.
Con la riduzione, pertanto, del rischio incorporato nelle obbligazioni sovrane si avrebbero effetti positivi, anche, verso le banche sovrane e sostituendo parzialmente i titoli di stato nazionali, anche, con uno strumento di debito europeo si contribuirebbe a diversificare le esposizioni sovrane mitigando il rischio di volatilità per la sicurezza degli investitori.

L'unione fiscale e dei mercati dei capitali

L'unione fiscale consentirebbe di attuare politiche coerenti con le condizioni cicliche nei vari Stati membri nell'area dell'euro e la moneta unica interagire con un'unica politica fiscale.
Negli Stati Uniti, in Canada e in altri paesi federali, ad esempio, una parte significativa della variabilità del reddito dei singoli Stati è compensata dal sistema fiscale federale (le stime basate su metodi diversi sono in media del 10-15% sia per gli Stati Uniti che per il Canada). La differenza tra l'area dell'euro e le federazioni a pieno titolo in termini di capacità di assorbimento degli shock è ancora maggiore se si guarda ai mercati dei capitali.
Il buon funzionamento di un'area valutaria richiede, inoltre, un mercato unico dei capitali che faciliti l'accesso ai finanziamenti per le imprese e che possa assorbire gli shock macroeconomici locali per aumentarne la solidità e la stabilità finanziaria.
Lo sforzo è comunque complesso, implicando l'armonizzazione delle leggi societarie, in tema di valori mobiliari, fallimentari e fiscali, nonché delle procedure di vigilanza, ma si può iniziare con i cambiamenti nella legislazione nazionale pertinente, concentrandosi su quelle aree che possono produrre effetti più ampi sino all'obiettivo finale di un unico regolamento.

Conclusioni

Senza progressi nella costruzione europea, ad oggi sbilenca e incompleta, il trasferimento di sovranità in materia economica e finanziaria ha creato solo problemi a fronte di fenomeni globali che non possono essere gestiti all'interno degli stretti confini dei singoli paesi europei. Procedere attraverso compromessi sta diventando sempre più difficile e inutile.
Il Governatore della Banca d'Italia, in conclusione: "..Il raggiungimento concreto dell'unione monetaria, dell'unione bancaria, dell'unione dei mercati dei capitali e persino la prospettiva di una politica fiscale comune richiedono, tutti, un salto di qualità. L'Europa deve rimanere un'ancora di stabilità in un mondo che appare sempre più instabile e politicamente imprevedibile .…… Il requisito essenziale per la fattibilità di questa soluzione risiede in un rinnovato e convinto impegno da parte di tutti per il progetto europeo e nella volontà di perseguire soluzioni comuni per problemi comuni". Aggiungerei, sempre che vi siano interessi comuni.
Assibot
(20/11/2019 - Dott.Roberto Paternicò) Foto: 123rf.com
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