Dopo il dictum della Consulta, possibili nuove istanze degli ergastolani per ottenere permessi premio inizialmente negati. Il Fatto Quotidiano lancia una petizione: serve una nuova legge

di Lucia Izzo - È giunta meno di un mese fa la pronuncia con cui la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla disciplina di cui all'art. 4-bis dell'Ordinamento penitenziario, anche nota come "ergastolo ostativo". L'Ufficio Stampa della Consulta, in attesa del deposito della sentenza, ha anticipato il contenuto della pronuncia.


La decisione della Consulta

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La Corte Costituzionale, in pratica, ha ritenuto l'ergastolo ostativo costituzionalmente illegittimo, almeno in parte: nel dettaglio, secondo la Corte, anche a coloro che non collaborano con la giustizia devono potersi riconoscere i permessi premio, sempre che il condannato abbia dato piena prova di partecipazione al percorso rieducativo e vi siano elementi che escludono collegamenti con la criminalità organizzata.


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Una decisione che ha avuto un forte impatto e scatenato reazioni da parte delle diverse forze politiche del paese, ma anche nel mondo della cultura e della legalità. Da un lato, c'è chi afferma strenuamente la necessità che la disciplina penitenziaria sia sempre orientata al rispetto dei principi stabiliti dalla Costituzione, dall'altro, si teme che una linea più "morbida" non tenga conto delle peculiarità del metodo mafioso in Italia che necessita di un contrasto particolarmente stringente.


Tra questi ultimi figura Il Fatto Quotidiano che, tramite una petizione su Change.org, ha richiesto alle forze politiche, dopo la sentenza della Consulta, di elaborare una legge per "preservare la democrazia" affinché ai boss stragisti che non collaborano non vengano concessi permessi premio.

Come funziona l'ergastolo ostativo

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L'art. 4-bis dell'Ordinamento penitenziario è stato elaborato nei primi anni '90, frutto della "legislazione d'emergenza" con cui l'ordinamento rispose allo stragismo mafioso che aveva insanguinato il paese. In particolare, la disciplina prevista da tale norma "osta" alla concessione di tutta una serie di benefici penitenziari ai condannati per alcuni delitti particolarmente gravi, in particolare quelli riconducibili all'associazionismo mafioso e alla criminalità organizzata.

In realtà, a tali detenuti e internati, i benefici predetti non sono vietati in modo assoluto, tuttavia, a differenza del condannato all'ergastolo ordinario, sono subordinati alla "collaborazione" con la giustizia ex art. 58-ter dell'ordinamento penitenziario, salvo particolari eccezioni (collaborazione impossibile o irrilevante).

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L'ergastolo ostativo, dunque, può potenzialmente condurre al c.d. "fine pena mai", ovvero a una pena perpetua in mancanza di collaborazione: da quest'ultima circostanza, infatti, si fa discendere una sorta di presunzione assoluta di persistenza della pericolosità sociale del condannato e di permanenza dei legami con l'organizzazione criminale.

Le sentenze della CEDU e della Corte Costituzionale

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Per questo la disciplina dell'ergastolo ostativo non ha mancato di sollevare diversi dubbi di costituzionalità nel corso degli anni, ma solo di recente il quadro si è arricchito di due tasselli particolarmente significativi: si tratta, prima, della pronuncia della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, poi di quella della Corte Costituzionale.

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In ambedue i casi, seppur entro i limiti delle questioni rispettivamente rimesse, i giudici hanno sostanzialmente condannato l'ergastolo ostativo. Dopo il dictum della Consulta, dunque, per molti il timore è quello che numerosi condannati possano ricorrere in massa presentando nuove istanze per accedere ai permessi premio.

Benefici premio: nuove istanze dopo la sentenza

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Si tratta, tra l'altro, di una eventualità che la stessa Corte di Cassazione aveva già considerato in una decisione risalente a luglio di quest'anno. Nella sentenza n. 45336/2019 (qui sotto allegata), gli Ermellini hanno respinto il ricorso di un ergastolano a cui non erano stati riconosciuti i richiesti permessi premio, stante la "assoluta ostatività dei reati in espiazione" (associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, plurimi omicidi, e altro).

Nel provvedimento, la Cassazione, rilevato come il ricorso non prospetti alcun dubbio di legittimità costituzionale della disciplina dettata dall'art. 4-bis Ord. pen., si è mostrata consapevole della pendenza, innanzi alla Consulta, del giudizio di legittimità costituzionale conclusosi con la summenzionata pronuncia.

Per molto tempo, l'orientamento maggioritario dei giudici della Suprema Corte è stato orientato a escludere la possibilità di concedere permessi premio anche a coloro che non avessero collaborato con la giustizia. Tuttavia, già mesi fa gli Ermellini anticipavano la possibilità che il sopraggiungere della decisione da parte della Corte costituzionale avrebbe costituito "un novum suscettibile di consentire la presentazione di una eventuale nuova istanza del beneficio".

Niente permessi premio ai boss stragisti: la petizione

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Come anticipato, il timore, espresso da più fronti, di veder fioccare permessi premio per molti detenuti per reati assai gravi, in particolare di stampo mafioso, ha portato a reazioni decise da più fronti e tra queste figura quella del Fatto Quotidiano che ha affidato a Change.org una petizione per richiedere una legge "che impedisca a capimafia e agli altri responsabili di stragi di truffare lo Stato, i magistrati e i cittadini onesti ottenendo permessi e altri benefici senza meritarli".


Tra i destinatari della richiesta figurano il Presidente del Consiglio, i Presidenti di Camera e Senato, il Ministro della Giustizia, nonché i segretari, leader e capigruppo di tutti i partiti politici. La petizione, che ha già raccolto quasi 100mila adesioni, annovera tra i firmatari anche Maria Falcone, sorella magistrato Giovanni Falcone e Presidente della Fondazione Giovanni e Francesca Falcone.

Maria Falcone ha ricordato che la disposizione legislativa in tema di ergastolo ostativo è stata "introdotta dopo le stragi di Capaci e via D'Amelio, un momento tragico per l'Italia, un Paese che ha dovuto fare i conti con una mafia del tutto peculiare rispetto alle altre organizzazioni criminali". Una premessa necessaria per "ricordare la ratio e la storia di una norma che, come tutta la legislazione premiale per i cosiddetti pentiti, è servita a scardinare una organizzazione considerata granitica".

E dopo il presidente della Commissione antimafia, Nicola Morra, anche Gianluca Perilli, capogruppo M5s in Senato ha assicurato l'impegno a elaborare una nuova legge dopo i rilievi eccepiti dalla Corte costituzionale sull'ergastolo ostativo: "Un testo che rispetti i diritti della persona e i doveri del legislatore legati alla tutela anche anche precauzionale della comunità".

Scarica pdf Corte Cass., sent. 45336/2019

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