Cos'è la confessione stragiudiziale, qual è il suo valore probatorio e quando può fare piena prova nel processo civile e in quello penale
detective mostre prove per ottenere confessione

di Valeria Zeppilli - La confessione stragiudiziale è quella che la parte di un processo o chi la rappresenta fa al di fuori del giudizio.

Vediamo che valore le è attribuito dal nostro ordinamento e a quali limiti soggiace:

Confessione stragiudiziale: piena prova

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L'articolo 2735 del codice civile attribuisce alla confessione stragiudiziale la medesima efficacia probatoria riconosciuta alla confessione giudiziale. Ciò vuol dire, in sostanza, che la stessa ha valore di piena prova contro colui che la ha fatta.

Confessione stragiudiziale: il libero apprezzamento del giudice

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Tuttavia, nei casi in cui la confessione stragiudiziale sia fatta dalla parte a un terzo o nel caso in cui sia contenuta in un testamento, la stessa soggiace al libero apprezzamento del giudice. Essa, quindi, non resta circoscritta al ruolo di mero indizio, ma può divenire anche in questo caso una prova piena.

Confessione stragiudiziale: i limiti

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Dopo aver chiarito qual è l'efficacia probatoria della confessione stragiudiziale, il codice civile si preoccupa di porre alcuni limiti.

In particolare, il comma 2 dell'articolo 2735 specifica che, nel caso in cui l'oggetto della confessione stragiudiziale rientri tra quelli per i quali la legge non ammette la prova testimoniale, neanche la confessione può essere provata per testimoni.

In tal modo si è evitato il rischio che, per tale via, vengano aggirati i divieti previsti dagli articoli 2721, 2722, 2725 e 2726 del codice civile.

Confessione stragiudiziale penale

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Con riferimento al processo penale, non esiste una norma analoga a quella civilistica che delinea la portata probatoria della confessione stragiudiziale, ma tale lacuna è stata negli anni ampiamente colmata dalla giurisprudenza.

Interessante, in proposito, è la sentenza della Corte di cassazione numero 40017/2019, che, facendosi portavoce di un orientamento ormai consolidato in giurisprudenza, ha affermato che "la confessione stragiudiziale ben può essere assunta a fonte del libero convincimento del giudice quando, valutata in sé, e raffrontata con gli altri elementi di giudizio, sia possibile verificarne la genuinità e la spontaneità in relazione al fatto (Se. 1 n. 6467 del 11/05/2017, Rv. 272120)".

La ragione di ciò, per i giudici, risiede sostanzialmente nel fatto che, "in realtà, nel nostro ordinamento penale, non esiste una gerarchia di valore delle acquisizioni probatorie, ma esso sì limita unicamente a indicare il criterio argomentativo che il giudice deve seguire nell'operazione intellettiva di valutazione delle dichiarazioni rese da determinati soggetti; non esiste, cioè, un principio di legalità della prova, ma di legalità della valutazione che ne deve essere fatta".

Confessione stragiudiziale e condanna penale

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Di conseguenza, prosegue la Corte, "La confessione stragiudiziale, pertanto, ben può essere posta a base del giudizio di colpevolezza dell'imputato ove il giudice di merito, con motivazione immune da vizi logici, ne apprezzi favorevolmente la veridicità e la spontaneità, escludendo ogni sospetto di intendimento autocalunnìatorio e di intervenuta costrizione sul soggetto".

Leggi anche:

- Processo civile: la confessione stragiudiziale al terzo fa prova

- Guida di procedura civile

- Guida di procedura penale

Valeria Zeppilli
Avv. Valeria Zeppilli (profilo e articoli)
Consulenza Legale
E-mail: valeria.zeppilli@gmail.com
Avvocato e dottore di ricerca in Scienze giuridiche, dal 2015 fa parte della redazione di Studio Cataldi -- Il diritto quotidiano. Collabora con la cattedra di diritto del lavoro, diritto sindacale e diritto delle relazioni industriali dell'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti - Pescara.
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(10/10/2019 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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