Medico assolto se il tumore è troppo grave

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Non può essere condannato il medico che non diagnostica tempestivamente un tumore se comunque la morte del paziente non poteva essere evitata
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di Valeria Zeppilli - Se il tumore è di dimensioni molto estese, il medico che non lo ha diagnosticato tempestivamente non può essere condannato per la morte del paziente.

  1. Il giudizio controfattuale
  2. Il nesso di causalità
  3. Assoluzione se c'è ragionevole dubbio
  4. La vicenda

Il giudizio controfattuale

Infatti, come ricordato dalla Corte di cassazione con sentenza numero 36435/2019 qui sotto allegata, alla luce di un'omissione il necessario giudizio controfattuale impone sempre di verificare se, dando per compiuto il comportamento che invece è stato omesso, questo averebbe impedito o ritardato in maniera significativa il verificarsi dell'evento o avrebbe comunque ridotto l'intensità lesiva dello stesso.

Venendo all'ipotesi in esame, occorre insomma verificare se una corretta e tempestiva diagnosi avrebbe consentito di evitare la morte del paziente o anche solo di assicurargli una migliore qualità del restante periodo di vita.

Il nesso di causalità

Sulla base di ciò, il nesso di causalità può dirsi configurato esclusivamente se si accerta che "ipotizzandosi come avvenuta l'azione che sarebbe stata doverosa ed esclusa l'interferenza di decorsi causali alternativi, l'evento, con elevato grado di credibilità razionale, non avrebbe avuto luogo ovvero avrebbe avuto luogo in epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva".

Assoluzione se c'è ragionevole dubbio

Se vi è ragionevole dubbio circa la reale efficacia condizionante dell'omissione del sanitario rispetto ad altri fattori che interagiscono nella produzione dell'evento lesivo, ovverosia se vi sono insufficienza, contradditorietà e incertezza del nesso causale tra condotta ed evento, il giudizio nei confronti del medico non può che avere esito assolutorio.

La vicenda

Nel caso di specie, al momento del primo controllo effettuato, il tumore dal quale era afflitto il paziente presentava già una dimensione di 7 centimetri e superava, quindi, il limite dei 5 centimetri, considerato quale "soglia prognostica di "non ritorno"".

La neoplasia, poi, aveva un'elevatissima aggressività biologica e, nel corso dei corretti trattamenti poi intrapresi, era stata riscontrata l'assenza di qualsivoglia risposta.

Per tali ragioni, anche se il medico avesse provveduto a una diagnosi tempestiva della patologia, tale circostanza non avrebbe comunque influito in modo apprezzabile né sull'evoluzione della malattia, né sul suo esito letale, né sulle aspettative di vita del paziente.

Dinanzi a una simile situazione, alla luce dei principi di diritto sopra ricordati, non è quindi possibile condannare il sanitario.

Scarica pdf sentenza Cassazione numero 36435/2019
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Avvocato e dottore di ricerca in Scienze giuridiche, dal 2015 fa parte della redazione di Studio Cataldi -- Il diritto quotidiano. Collabora con la cattedra di diritto del lavoro, diritto sindacale e diritto delle relazioni industriali dell'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti - Pescara.
(31/08/2019 - Valeria Zeppilli)
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