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Ocse: reddito famiglie allarmante, Italia Cenerentola

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L'Unc commenta i dati dell'Ocse sui redditi delle famiglie italiane: "Italia Cenerentola del mondo". Anche Codacons lancia allarme dopo crisi di governo
uomo che guarda il proprio fallimento

di Redazione - "Dati molto allarmanti. L'Italia resta la Cenerentola del mondo, non solo dell'Eurozona". A dirlo Massimiliano Dona, il presidente dell'Unione Nazionale Consumatori commentando i dati dell'Ocse che evidenziano come nel primo trimestre 2019 il reddito delle famiglie nel nostro Paese è cresciuto dello 0,5% contro lo 0,6% dell'area Ocse e lo 0,7% di Eurolandia. Peggio di noi solo il Regno Unito (+0,3%).

Reddito famiglie, è allarme

"Se poi considerassimo il dato del reddito durante gli anni della crisi, la situazione sarebbe ancora peggiore. E' assolutamente condivisibile che il reddito reale fornisce un quadro del benessere delle famiglie. Anzi, a nostro avviso non solo delle famiglie ma anche del Paese: fino a che gli italiani arrancano e sono in difficoltà anche il Paese non può che andare male" continua Dona.

"Dal 2007 al 2018 il potere d'acquisto delle famiglie, ossia il reddito lordo disponibile in termini reali delle famiglie consumatrici, è sceso del 6,6%. Peggio di così non si può" conclude il presidente Unc.

Codacons: crisi e incertezza costano miliardi

A rincarare la dose è anche il Codacons che all'indomani della caduta del governo Conte, interviene "per ricordare a tutte le forze parlamentari come la condizione di incertezza generata dalla crisi politica stia già costando miliardi all'economia italiana, in attesa dell'incognita delle agenzie di rating". Inoltre, "ben più gravi conseguenze per le finanze pubbliche deriverebbero dall'eventuale aumento delle aliquote Iva: rischio, questo, diventato molto tangibile e che, se si traducesse in realtà, comporterebbe una ulteriore catastrofe per i consumi delle famiglie", si legge in una nota dell'associazione.

Proprio per questi motivi, "l'associazione, pur mantenendo la sua tradizionale terzietà, ribadisce che la principale priorità di qualsiasi esecutivo dev'essere proprio quella di evitare che scattino le clausole di salvaguardia, con il passaggio dell'Iva ordinaria dal 22 al 25,2% e quella ridotta dal 10 al 13% nel 2020, per arrivare al 26,5% nel 2021".

"Se le aliquote Iva e le accise saranno ritoccate al rialzo, infatti, i prezzi al dettaglio di una moltitudine di beni di largo consumo subiranno un aumento che determinerà a regime, nel biennio 2020-2021 e a parità di consumi, una stangata complessiva pari a 1.200 euro a famiglia", avverte.

"Proprio per protestare contro il rischio di un aumento Iva e il completo disinteresse del governo nei confronti dei cittadini, il Codacons - conclude la nota - ha lanciato uno sciopero dei consumatori per il prossimo 8 settembre. In questo modo, chiederemo al governo e al Parlamento di riconoscere più importanza alle priorità concrete per i cittadini, e di creare immediatamente strutture efficaci (come 'Mr. Prezzi', fallito completamente) dedicate ai loro problemi".

(21/08/2019 - Redazione) Foto: 123rf.com
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