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Mediazione, estendere l'obbligo a tutti i settori

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Riforma della giustizia, la lettera del presidente Uiom Zambrino con la richiesta indirizzata al ministro Bonafede e ai presidenti delle commissioni giustizia di Camera e Senato
pedine colorate che rappresentano mediazione

di Gabriella Lax - Servirebbe estendere la mediazione obbligatoria a tutti i settori. Una decisa presa di posizione di Salvatore Zambrino, presidente dell'Uiom (Unione italiana organismi di mediazione civile) e titolare di un Organismo privato, relativa alla riforma della Giustizia che il ministro Bonafede sta per portare alle Camere. Una lettera aperta dell'Uiom indirizzata al ministro della Giustizia e ai presidenti delle commissioni giustizia di Camera e Senato.

Mediazione, la lettera dell'Uiom

Considerato l'impatto positivo della mediazione nel settore in cui attualmente è obbligatoria perché non estenderla ad altri settori? Si domanda il presidente Uiolm [l'associazione che nasce per offrire a tutti gli organismi di mediazione una rappresentanza presso le istituzioni (Ministro della Giustizia, Commissioni Giustizia dei due rami del Parlamento, CSM, Tribunali, Giudici)].

La recente raccomandazione del 5 giugno scorso da parte del Consiglio dell'Unione Europea evidenzia «tra le cause della bassa competitività del Paese e della ridotta crescita, la scarsa efficienza del sistema giudiziario civile italiano e l'eccessiva durata dei procedimenti. Pertanto, raccomanda al Governo della Repubblica di ridurre la durata dei processi civili e razionalizzarne le norme» spiega Zambrino.

Ricorda inoltre che «dal 2013 l'ordinamento della Giustizia dispone di uno strumento di grande portata deflattiva del contenzioso, di enorme efficacia nella definizione delle liti pendenti e di azzeramento (non riduzione) dei tempi della giustizia civile» ossia l'Istituto della Mediazione Civile. Riporta i dati Zambrino, secondo i quali, nel tempo «l'uso della mediazione ha contribuito ad evitare che circa 400.000 potenziali contenziosi finissero in Tribunale».

Si tratta di numeri che «sono sanciti dal Ministero della Giustizia e sono la dimostrazione oggettiva - evidenzia ancora il presidente - che buona parte del contenzioso che è rimesso all'obbligo di mediazione non genera alcun carico per i Tribunali, essendo risolto e definito, in accordo tra le parti litiganti, nelle sedi degli Organismi di Mediazione».

Il crescente numero di procedimenti definiti con esito positivo dipende dalla «migliorata professionalità dei mediatori e il cambiamento di prospettiva di molti avvocati che aiutano i propri clienti e il mediatore a raggiungere una soluzione condivisa alla controversia in atto».

Considerate queste premesse: «questo patrimonio di professionalità e di cultura della conciliazione, non solo non deve essere disperso, ma incentivato, supportato e ampliato. La Riforma della Giustizia che sarà all'attenzione delle Camere, non potrà non tenere conto dei successi della mediazione civile e, anche sulla scorta delle raccomandazioni provenienti da Bruxelles, non dovrà depotenziare l'Istituto, ma incentivarlo ed estenderne l'obbligatorietà ad altre materie, in particolar modo alla contrattualistica e a tutta l'area del contezioso societario».

In conclusione, precisa infine il presidente: «una riforma che mirasse ad estendere l'ambito di applicazione della mediazione sarebbe una norma a costo zero per il bilancio dello Stato e, a regime, potrebbe addirittura aumentare gli introiti dell'Erario in termini di Iva» e si dice disponibile, a tal proposito, «ad un confronto franco e basato sui risultati conseguiti al fine di migliorare lo strumento della mediazione civile e contribuire ad accrescere la competitività del Sistema Paese con il nostro fattivo apporto di mediatori e di professionisti della conciliazione».

(05/07/2019 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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