Sei in: Home » Articoli

La collusione

Condividi
Seguici

Cosa si intende per collusione e in quali ambiti del diritto viene in rilievo, dal processo civile, all'ordinamento penale, ai cartelli tra imprese
mani che si stringono in un patto

di Valeria Zeppilli - Il termine collusione, nel mondo del diritto, sta a indicare un'intesa che due o più persone raggiungono con il fine di ottenere un risultato illecito. La collusione comporta il tradimento della fiducia altrui.

Indice:

  1. Cos'è la collusione
  2. Collusione e processo esecutivo
  3. Collusione nei pubblici incanti
  4. La collusione come aggravante
  5. Collusione tra imprese

Cos'è la collusione

La collusione, in altre parole, è un accordo fraudolento che le parti stipulano con lo scopo di ottenere dei vantaggi reciproci.

Nel diritto, con tale termine ci si riferisce a diverse tipologie di accordi illeciti. Le norme che fanno ad esso riferimento sono infatti diverse e di varia natura.

Collusione e processo esecutivo

Con riferimento al processo esecutivo, ad esempio, il codice civile, all'articolo 2929, dopo aver sancito la regola generale in forza della quale la nullità degli atti esecutivi precedenti la vendita o l'assegnazione è inefficace rispetto all'acquirente o all'assegnatario, prevede un'eccezione che riguarda l'ipotesi di collusione tra tali soggetti e il creditore procedente.

A tale proposito va precisato che se vi è un accordo fraudolento tra il venditore e l'assegnatario, la nullità derivante da tale accordo può essere opposta al creditore pignorante senza che ciò determini l'estensione degli effetti verso gli altri creditori estranei alla frode.

Collusione nei pubblici incanti

Un'altra previsione del nostro ordinamento che parla espressamente di collusione è quella di cui all'articolo 353 del codice penale, che punisce il reato di turbata libertà degli incanti.

La collusione, infatti, è uno dei mezzi fraudolenti citati dalla norma tra quelli con i quali chi pone in essere tale fattispecie delittuosa impedisce o turba la gara nei pubblici incanti o nelle licitazioni private per conto di amministrazioni pubbliche o ne allontana gli offerenti.

La pena prevista è quella della reclusione da sei mesi a cinque anni e della multa da centotré a milletrentadue euro.

La collusione come aggravante

Sempre nell'ambito dell'ordinamento penale, la collusione assume un particolare rilievo in relazione al reato di patrocinio e consulenza infedele, di cui all'articolo 380 c.p..

Infatti, tale disposizione prevede un aumento della pena prevista per la fattispecie delittuosa base nel caso in cui il colpevole abbia commesso il fatto colludendo con la parte avversaria.

Ricordiamo che il reato di patrocinio o consulenza infedele si configura quando il patrocinatore o il consulente tecnico si rende infedele ai propri doveri professionali e arreca così un danno agli interessi della parte che difende, assiste o rappresenta dinanzi all'autorità giudiziaria o alla Corte penale internazionale.

Collusione tra imprese

In caso di collusione tra imprese, possiamo distinguere l'ipotesi in cui questo accordo illecito è espresso da quella in cui lo stesso è tacito.

Nel primo caso si parla di cartello; nel secondo caso le politiche di prodotto e di prezzo praticate dalle imprese hanno le stesse caratteristiche che potrebbero avere se vi fosse una collusione esplicita ma questa non è in alcun modo formalizzata.

In entrambe le ipotesi, si tratta di un comportamento anticoncorrenziale, sanzionabile dalle preposte autorità.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Avvocato e dottore di ricerca in Scienze giuridiche, dal 2015 fa parte della redazione di Studio Cataldi -- Il diritto quotidiano. Collabora con la cattedra di diritto del lavoro, diritto sindacale e diritto delle relazioni industriali dell'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti - Pescara.
(10/03/2019 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
In evidenza oggi:
» Fino a 14 anni di carcere per il reato di sfregio
» Arriva l'educazione alimentare a scuola
» La causa petendi
» Il padre mantiene la figlia avvocato non ancora autosufficiente
» Cassazione: sms e e-mail fanno piena prova in giudizio

Newsletter f t in Rss