Tutto sul ddl miglioramento della ministra Buongiorno sulla riforma della pubblica amministrazione approvato dal Consiglio dei Ministri

di Annamaria Villafrate - Approvato nel corso della seduta del 14 febbraio 2019 il "ddl miglioramento" della ministra Buongiorno sulla riforma della pubblica amministrazione. Tante le novità, tra le quali spicca un'ampia riforma dell'accesso al pubblico impiego, della dirigenza, della mobilità, del merito e dei meccanismi di premialità. La riforma prevede l'adozione da parte del Governo di uno o più decreti legislativi attutivi entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della legge.

Cos'è il ddl miglioramento

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Il Governo, attraverso la riforma della Pubblica amministrazione, estesa per quanto compatibile ai comparti sanità, istruzione e ricerca, si pone i seguenti obiettivi:

  • modificare l'organizzazione del lavoro;
  • realizzare adeguati livelli di produttività del pubblico impiego;
  • migliorare la qualità dei servizi offerti a cittadini e imprese.

Vediamo ora i punti più importanti del disegno di legge: dalla ridefinizione dell'accesso al pubblico impiego, alla mobilità, sino al merito e alla premialità.

Accesso al pubblico impiego

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Il ddl miglioramento mira a ridefinire le modalità di accesso al pubblico impiego e alla dirigenza riducendo tempi e costi delle procedure concorsuali.

A tal fine il Governo, nell'esercizio della delega, deve attenersi ai seguenti punti:

  • prove differenziate di tipo teorico pratico conformi alle professionalità da reclutare;
  • estensione agli enti territoriali (Province, Città metropolitane, Comune, Comunità montane e loro consorzi e associazioni) della disciplina di settore (art 4 dlgs n. 101/2013 convertito con modifiche dalla l. n. 125/2013 e dall'art 35 comma 4 dlgs n. 165/2001) per il reclutamento di figure professionali omogenee;
  • incentivi per le Regioni che decidono di assumere dirigenti e figure professionali omogenee;
  • verifiche psico attitudinali nelle fasi di assunzione e progressione di carriera per appurare il possesso delle necessarie capacità di relazione e work group;
  • diffusione dell'utilizzo degli strumenti informatici nelle prove selettive;
  • individuazione dei commissari d'esame esclusivamente tra gli appartenenti all'Albo nazionale dei componenti delle commissioni esaminatrici di concorso, da istituirsi presso il Dipartimento della funzione Pubblica, a cui possono essere iscritti i soggetti collocati in quiescenza da non più di 4 anni purché dotati dei requisiti di compatibilità, moralità, comprovata competenza e professionalità.

Merito e premialità

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La delega mira a migliorare i sistemi per misurare le performance delle PA in termini di organizzazione e qualità dei servizi al cittadino e di riconoscere e valorizzare il merito dei dipendenti pubblici, anche in relazione al rinnovo, revoca e progressione di carriera degli incarichi dirigenziali e ordinari.

A tal fine è importante ridefinire la disciplina attuale che si occupa della misurazione delle performance e quella retributiva a questa collegata:

  • istituendo un Sistema nazionale di valutazione delle prestazioni;
  • coinvolgendo gli utenti;
  • ricorrendo a soggetti terzi competenti nell'organizzare e gestire le risorse umane nell'elaborare gli obiettivi che devono essere perseguiti dalla PA e dai dirigenti; nell'accertare se gli obiettivi dirigenziali sono stati conseguiti o meno; nel valutare le competenze del personale dirigenziale e non; nel valutare efficacia, efficienza ed economicità dell'azione della PA;
  • rendendo obbligatorio fornire tutte le informazioni conoscibili necessarie ai terzi per poter accertare il conseguimento degli obiettivi e concreta la possibilità di confrontare le performance;
  • sancendo, in caso di inadeguata gestione del ciclo delle performance, il divieto di assumere, conferire incarichi ed erogare trattamenti retributivi accessori legati alle performance;
  • istituendo il divieto di erogare tutta o parte della retribuzione di risultato se al personale dirigenziale non sono state applicate le disposizioni relative alla misurazione e valutazione delle performance;
  • coordinando la disciplina in materia di controlli e valutazione per evitare inutili sovrapposizioni;
  • revisionando la disciplina degli organismi indipendenti di valutazione;
  • prevedendo infine lo svolgimento di concorsi riservati al personale dipendente che ha conseguito i migliori risultati nell'ultimo triennio.

Dirigenza pubblica

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Il ddl persegue inoltre lo scopo di migliorare le prestazioni dirigenziali, contrastare la scarsa produttività e l'assenteismo innovando la fase di accesso, le fasi successive della vita lavorativa del dirigente pubblico, il trattamento retributivo e la responsabilità disciplinare e dirigenziale.

Requisiti e modalità di accesso

Revisione dei requisiti di accesso per assicurare la differenziazione in base alla complessità dell'incarico e la valorizzazione delle competenze e delle capacità professionali e organizzative.

Per quanto riguarda l'accesso si prevede lo svolgimento di concorsi pubblici esclusivamente da parte della Scuola nazionale dell'amministrazione, rispettando un adeguato ingresso dall'esterno per il personale che nell'ultimo triennio ha ottenuto le valutazioni migliori.

Regole particolari per l'accesso alla qualifica di dirigenti della prima fascia, per i quali è previsto lo svolgimento presso la Scuola nazionale dell'amministrazione, di concorsi riservati ai dirigenti di seconda fascia, nel limite del 50% dei posti che si libera nel corso di un triennio, per accertare competenze e capacità professionali e organizzative, in relazione alla complessità del ruolo da ricoprire. Confermate le disposizioni vigenti dei dirigenti scolastici.

Conferimento, conferma e revoca dell'incarico

Ridefinizione dei criteri per il conferimento dell'incarico dirigenziale nel rispetto dei principi di trasparenza, parità di genere, e valorizzazione delle competenze.

Individuazione dei requisiti di accesso del personale dirigenziale di seconda fascia, possibilità di rinnovare per una volta l'incarico a condizione che il dirigente sia altamente specializzato, sia in possesso di un'elevata competenza professionale e abbia conseguito risultati rilevanti.

Aumento delle quote di dotazione organica entro le quali è possibile conferire incarichi a dirigenti nei ruoli di altre PA e semplificare le relative procedure, eliminando se occorre l'obbligo del nulla osta.

Modificazione della disciplina relativa al conferimento degli incarichi dirigenziali di soggetti esterni alla PA, se le competenze necessarie non vengono rilevate all'interno della stessa.

Implementazione della banca dati dei dirigenti della PA, per conservare i CV, individuare l'incarico ricoperti e pubblicare gli avvisi in caso di conferimento degli incarichi.

Disciplina del rapporto e del trattamento retributivo

Si conferma il principio di separazione tra dirigenza amministrativa e vertice politico, delimitando i rispettivi ambiti decisionali, così come le previsioni relative alle qualifiche e attribuzioni degli uffici dirigenziali e dell'istituzione dei ruoli della PA.

La retribuzione dei dirigenti deve essere determinata nel rispetto dei criteri stabiliti dall'art. 24 del dlgs n. 165/2001 e dell'onnicomprensività. Il trattamento accessorio deve essere commisurato, nel rispetto del contenimento della spesa pubblica, al grado di responsabilità e ai risultati conseguiti.

Responsabilità disciplinare e dirigenziale

Si ritiene necessario procedere alla elaborazione di un codice di condotta in cui:

  • stabilire e aggiornare le ipotesi di responsabilità disciplinare del dirigente, comprese quelle derivanti dall'attività di gestione e coordinamento del personale;
  • definire le ipotesi di assenteismo che danno vita alla responsabilità disciplinare e dirigenziale, nel caso in cui a commetterlo sia il dirigente, ma anche il personale assegnato allo stesso;
  • chiarire le procedure per accertare la responsabilità dirigenziale coordinandole con le valutazioni delle performance.

Mobilità del personale pubblico e incarichi conferibili

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Il ddl miglioramento per quanto riguarda le procedure di mobilità si pone l'obiettivo di:

  • semplificare e rendere omogenee le procedure di mobilità volontaria, anche attraverso l'eliminazione dei vincoli che la rendono obbligatoria rispetto a nuove assunzioni
  • rendere pubbliche e trasparenti le procedure di mobilità tramite la pubblicazione sul sito della PA e del Dipartimento della funzione Pubblica;
  • sancire criteri di preferenza per i soggetti che beneficiano della 104 e per coloro che hanno figli di età inferiore ai tre anni;
  • stabilire la risoluzione definitiva del rapporto se il dipendente pubblica rifiuta due proposte di ricollocazione nell'arco temporale di 24 mesi;
  • aggiornare e coordinare la disciplina degli incarichi ai dipendenti pubblici, riducendo i tipi d' incarichi che non richiedono l'autorizzazione della PA di appartenenza e stabilendo limiti al numero di quelli che possono essere autorizzati ogni 5 anni, in base alla natura, durata e compenso.

Principi e criteri direttivi in materia di pubblico impiego

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Con il ddl miglioramento si vuole valorizzare il principio secondo cui i dipendenti pubblici sono al servizio esclusivo della Nazione. A tal fine è necessario ridefinire i confini della contrattazione collettiva, individuale e della legge, definendo i casi in cui la legge non può essere derogata dai contratti collettivi e individuali così come i casi in cui i contratti collettivi non possono essere derogati da quelli individuali. Occorre determinare inoltre i vincoli finanziari alla contrattazione collettiva, gli ambiti d' intervento di quella integrativa.

Stabilire, in armonia con le disposizioni UE i casi in cui il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno nel caso in cui siano stati violate le disposizioni che regolano l'assunzione o il ricorso a contratti flessibili o di lavoro autonomo. Innovare la disciplina dei procedimenti disciplinari adottando procedure semplificate per i casi di minore gravità. Infine coordinare le disposizioni vigenti in materia di pubblico impiego attraverso l'adozione di Testi Unici.

Disposizioni finanziarie e clausole di salvaguardia

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Il ddl dispone che l'attuazione della presente legge e dei relativi decreti attuativi non comporta nuovi oneri per lo Stato. In caso contrario, se i decreti attuativi al loro interno non dovessero contenere al loro interno meccanismi di compensazione per i nuovi oneri previsti, gli stessi verranno emanati contestualmente a decreti che disporranno lo stanziamento di nuove risorse.

Gli enti locali territoriali, comprese le province di treno e Bolzano (compatibilmente alle loro regole e Statuti) dovranno adeguare i propri ordinamenti alla nuova disciplina del ddl miglioramento.


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