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La premeditazione nel reato di omicidio

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Il "contenuto" dell'aggravante della premeditazione nel reato di omicidio ex art. 577 comma 1° n. 3 alla luce della giurisprudenza di legittimità
pistola riposta in un cassetto
Avv. Giovanni Chiarini - Come noto, l'art. 577 prevede la pena dell'ergastolo se il fatto preveduto dall'art. 575 (omicidio) è commesso:

1) contro l'ascendente o il discendente o contro il coniuge, anche legalmente separato, contro l'altra parte dell'unione civile o contro la persona legata al colpevole da relazione affettiva e con esso stabilmente convivente

2) col mezzo di sostanze venefiche, ovvero con un altro mezzo insidioso;

3) con premeditazione;

4) col concorso di talune delle circostanze indicate nei numeri 1 e 4 dell'articolo 61.

  1. Premeditazione come aggravante
  2. Il contenuto della premeditazione: un concetto "aperto"
  3. La giurisprudenza di legittimità

Premeditazione come aggravante

La scelta del legislatore codicistico è stata quindi quella di prevedere la premeditazione come aggravante, e non invece come un diverso tipo di reato, autonomo, di omicidio, come invece avviene il altri ordinamenti stranieri.

Sul punto, la più autorevole dottrina[1] riporta infatti che "la diversa gravità dell'omicidio è graduata (...) in non poche legislazioni, attraverso la previsione, innanzitutto, delle due fattispecie autonome dell'omicidio premeditato e dell'omicidio volontario: assassinat e meurtre, mord e todschalg, murder e manslaughter".

Il contenuto della premeditazione: un concetto "aperto"

Per quanto riguarda il contenuto della premeditazione, il nostro codice penale non dà una definizione, ed il concetto appare piuttosto aperto e generico anche dal punto di vista lessicale. Il participio passato "premeditato" è definito sinteticamente dalla linguistica come qualcosa di "pensato, meditato anticipatamente; elaborato con la mente, organizzato da tempo in tutti i particolari"[2]; e, ancora, sul "premeditare": "maturare dentro di sé il proposito di compiere un'azione criminosa, illecita, non buona o comunque ritenuta punibile, fissandone già in precedenza le modalità di attuazione"[3].

E' stato infatti riportato da alcuni autori che già Amedeo Rocco osservò che "la determinazione legislativa dei caratteri della premeditazione non sarebbe necessaria, in quanto si tratterebbe di un concetto generale, di un processo psichico che si ravvisa nel dominio di ogni attività umana, allo stesso modo della volontà e della negligenza che non sono definite nel codice penale"[4].

Come vedremo, però, la giurisprudenza ha ormai elaborato copiosamente vari criteri per riempire di contenuto questo concetto aperto, usando parole e definizioni che, pur calati sempre nel caso specifico e concreto, non si distaccano da quelli appena riportati, restando quindi nel perenne limbo dell'interpretazione della singola realtà oggetto del processo[5].

La giurisprudenza di legittimità

Non potendo fare, per ovvie ragioni di sintesi, una ricognizione cronologica della giurisprudenza, si è ritenuto di riportare, senza alcuna pretesa esaustiva, quanto espresso solo nelle più fondamentali pronunce, riportando anche recenti sentenze:

Cassazione n. 7970/2007

Con Sentenza n. 7970/2007, la I Sezione della Corte di Cassazione[6]ha osservato che "per la sussistenza della circostanza aggravante della premeditazione sono necessari due elementi: uno ideologico o psicologico, consistente nel perdurare nell'animo del soggetto, senza soluzione di continuità fino alla commissione del reato, di una risoluzione criminosa ferma ed irrevocabile; l'altro cronologico, rappresentato dal trascorrere di un intervallo di tempo apprezzabile fra l'insorgenza e l'attuazione di tale proposito". Tale criterio era peraltro già stato evidenziato in pronunce più risalenti (es: Sent. n. 8375/1991 o Sent. n. 5441/1992, entrambe della Prima Sezione).

Cassazione n. 7766/2008

Interessante è inoltre il ragionamento seguito dalla Suprema Corte, ad esempio, nella Sentenza n. 7766/2008 sempre della I Sezione[7], ove si è chiarito che "la premeditazione non è esclusa dal fatto che l'agente abbia eseguito il delitto in seguito ad un occasionale incontro con la vittima", atteso che nel delitto di omicidio "la occasionalità (...) è compatibile con la premeditazione tutte le volte che l'esecuzione del delitto si presenti come momento di realizzazione di un crimine da tempo ideato e preparato con fredda e ininterrotta determinazione, eventualmente desumibile anche dalla causale - nota o ricostruita - di esso"[8] (vedi Sent. n. 4956/1993).

Cassazione n. 46119/2018

Recentemente, poi, la Corte di cassazione penale, sez. I, 11 ottobre 2018, n. 46119 ha statuito che "l'agguato costituisce, in astratto, indice rivelatore della premeditazione, siccome sinonimo di imboscata od insidia preordinata che postula un appostamento, protratto per un tempo più o meno lungo, in attesa della vittima designata ed in presenza di mezzi e modalità tali da non consentire dubbi sul reale intendimento dell'insidia, sicché anche un breve arco di tempo dell'attesa, può valere a soddisfare gli elementi costitutivi della premeditazione"[9].

Cassazione n. 48023/2018

Per quanto riguarda invece l'estensione dell'aggravante al concorrente nel reato, la Corte di cassazione penale, sez. I, 22 ottobre 2018, n. 48023 (riportandosi a quanto pronunciato anche in Sez. V, n. 4977 del 08 ottobre 2009, dep. 2010, Finocchiaro, Rv. 245581) ha precisato che "si è ripetutamente affermato che la circostanza aggravante della premeditazione è estesa al concorrente che non abbia direttamente premeditato il reato qualora lo stesso abbia acquisito, prima dell'esaurirsi del proprio apporto volontario alla realizzazione dell'evento criminoso, l'effettiva conoscenza della altrui premeditazione, cosicché egli faccia propria la particolare intensità dell'altrui dolo." [10]

Cassazione n. 16885/2018

In ultimo, occorre riportare un accenno in merito alla particolare forma di "premeditazione condizionata" (in ultimo, tra tante pronunce, Corte di cassazione penale, sez. I, 16 aprile 2018, n. 16885) "ravvisabile quando l'agente abbia subordinato l'attuazione della sua intenzione omicida al mancato verificarsi di un evento futuro, che, se non realizzatosi, lo induce a passare all'azione nei termini già prefigurati e voluti. Anche in questo caso sono individuabili una persistente risoluzione criminosa a realizzare condotta letale contro lo stesso obiettivo, mantenuta per un apprezzabile lasso di tempo e comprensiva dell'evento condizionante, già preventivato nella prefigurazione degli scenari possibili e sufficiente per maturare una contraria decisione e recedere."[11]

Giovanni Chiarini

Avvocato del Foro di Piacenza, già tirocinante ex art. 73 D.L. 69/2013 presso la Procura della Repubblica di Lodi


[1] F. MANTOVANI, "Diritto Penale, Parte Speciale, Vol. I, Delitti contro la persona", pag. 104, VI edizione, CEDAM, 2016.

[2] http://www.treccani.it/vocabolario/premeditato/

[3] http://www.treccani.it/vocabolario/premeditare/

[4] Come riportato da F. GUGLIELMINI in "La prova processuale della premeditazione: requisiti e fondamento della aggravante", per la rivista"diritto.it", pag. 2 di 12, ove cita Amedeo Rocco ed il suo "Esame critico della premeditazione", 1927.

[5] Ci si permette inoltre di consigliare la lettura dell'interessante opera di F. MAZZA, "La premeditazione del delitto tra dogmatica giuridica e neurotecnoscienze " edito da Padova University Press, 2016.

[6] Sentenza n. 7970/2007, I Sezione della Corte di Cassazione

[7] Sentenza n. 7766/2008, I Sezione della Corte di Cassazione

[8] Sentenza n. 4956/1993, I Sezione della Corte di Cassazione

[9] Corte di cassazione penale, sez. I, 11 ottobre 2018, n. 46119

[10] Corte di cassazione penale, sez. I, 22 ottobre 2018, n. 48023

[11] Corte di cassazione penale, sez. I, 16 aprile 2018, n. 16885

(19/01/2019 - Giovanni Chiarini) Foto: 123rf.com
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