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Amianto: dirigenti Pirelli non colpevoli per morte operai

La Cassazione ha riconosciuto la non colpevolezza dei dirigenti della Pirelli per la morte di alcuni dipendenti esposti all'amianto. Ne parliamo in Diritto pret-a-porter, la rubrica dell'avv. Pirelli
pret-a-porter disegno Barbara Pirelli

Nella puntata di oggi della rubrica "Diritto-pret-a-porter", parliamo della recente pronuncia della Cassazione (la n. 25125/2018) che ha riconosciuto la non colpevolezza dei dirigenti della "Pirelli" per la morte di alcuni dipendenti esposti alle polveri di amianto.

Secondo i giudici della Suprema Corte deve considerarsi immune da vizi il percorso motivazionale seguito dai giudici di secondo grado.

Secondo la Procura i lavoratori inseriti nel ciclo di produzione dei pneumatici erano stati esposti in maniera prolungata alle polveri di amianto determinando una accelerazione della malattia c.d. latenza.

Cassazione: dirigenti "Pirelli" non colpevoli per la morte degli operai

La Corte ha, quindi, dovuto pronunciarsi sull'appello proposto dalla Procura avverso l'assoluzione degli addetti alla sicurezza e dei dirigenti imputati per omicidio colposo;la Corte ha giustamente ricordato che il suo compito è quello di valutare la coerenza degli elementi acquisiti durante il merito non potendo invece sostituirsi alle valutazioni di medici esperti. Dunque, i giudici di secondo grado avevano evidenziato come negli anni '80 non ci fossero ancora studi scientifici che dimostrassero un nesso di causalità tra l'esposizione all'amianto e la determinazione di una malattia tumorale.

Di conseguenza, prendendo in considerazione i risultati degli studi scientifici esaminati ma anche gli studi epidemiologici, quali le sperimentazioni di Wagner e Berry, era venuto fuori" un aggravamento del rischio di poter contrarre la patologia" e che" la stessa potesse aumentare in un determinato contesto lavorativo spazio temporale". In buona sostanza questi studi scientifici non avevano dimostrato con certezza il nesso di causalità tra esposizione all'amianto e conseguente patologia tumorale, inoltre, andava anche considerata la predisposizione soggettiva ad ammalarsi prima o dopo degli altri. Ma sono state valutate altre circostanze come quella che molti dipendenti per un certo periodo di tempo erano stati in altre acciaierie o in altri luoghi e proprio in questi ambienti, con molta probabilità, sarebbero entrati in contatto con materiali pericolosi.

In considerazione di queste argomentazioni, la Corte di Cassazione ha confermato la non colpevolezza dei dirigenti Pirelli per la morte di alcuni suoi dipendenti esposti alle polveri di amianto.

(13/06/2018 - Avv.Barbara Pirelli)
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