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Avvocati pubblici: senza contratto art. 23 è lettera morta

La denuncia di Antonella Trentini, presidente dell'Unaep, nel corso del convegno organizzato a Roma dalla Scuola Superiore dell'Avvocatura del Consiglio Nazionale Forense
Convegno Unaep con primo piano presidente Antonella Trentini

di Gabriella Lax - Per gli avvocati pubblici non valgono i diritti previsti per tutti gli altri avvocati. Senza un contratto, infatti, i provvedimenti a salvaguardia previsti dall'articolo 23 della legge forense che tratta della "Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense" restano lettera morta.

Unaep, per avvocati pubblici manca contratto

A denunciarlo è l'avvocato Antonella Trentini, presidente di Unaep (Unione nazionale avvocati enti pubblici), nel corso del convegno dal titolo "Avvocati degli Enti Pubblici. L'art. 23 della legge professionale forense a cinque anni dalla promulgazione", che si è svolto ieri a Roma, organizzato dalla Scuola Superiore dell'Avvocatura del Consiglio Nazionale Forense.

Gli avvocati pubblici sono una piccola parte di un albo che conta oltre 240mila iscritti, ma per loro, non sono previsti i diritti che valgono per gli altri, riferisca la nota Unaep. "Si tratta di una situazione di grave disparità - ha spiegato la Trentini - che l'art. 23 della legge forense introdotto nel 2012 ha tentato di contrastare introducendo alcuni temi fondamentali come l'autonomia e indipendenza della professione, l'adeguato compenso e la necessità di una stabile costituzione di un'avvocatura civica negli enti pubblici di appartenenza". Tuttavia tutto ciò perde di significato visto che dovrebbe essere contenuto in un contratto di lavoro che ancora oggi è assente. Ecco perchè la disposizione della legge forense "rischia di restare lettera morta, se non verrà declinata nella trattativa sul rinnovo dei contratti pubblici in corso" ha aggiunto la presidente.

Da qui l'appello della Trentini al Consiglio Nazionale Forense affinchè verifichi "le garanzie degli avvocati pubblici e ad intervenire in difesa di quella che è una categoria che svolge una professione identica a quella dei colleghi del libero foro".

Le fa eco dal Cnf Andrea Pasqualin che sottolinea come autonomia e indipendenza costituiscono i fondamenti dell'attività forense, soprattutto nel caso degli avvocati pubblici che evidenzia «svolgono la loro professione sotto forma di dipendenti degli Enti Pubblici, contribuendo alla qualità e legalità delle amministrazioni per le quali lavorano». Secondo Pasqualin, in conclusione, il presidio che garantisce l'indipendenza, «è l'impermeabilità dalla gestione amministrativa». E su questo punto c'è l'impegno del Cnf, a suo dire, «attento alla realizzazione in concreto dell'effettiva indipendenza del lavoro dei colleghi».

(11/05/2018 - Gabriella Lax)
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