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Avvocati: 8 luoghi comuni da sfatare

Avvocati disonesti, avidi e incapaci, che aggirano legge pur di vincere. Questa l'opinione che la gente comune ha di questi professionisti. Ad alimentare queste credenze anche cinema e televisione.
Persona con espressione dubitativa

di Annamaria Villafrate - Poveri avvocati! Come se non bastasse la crisi che imperversa sull'avvocatura italiana, i legali sono tra le categorie di professionisti maggiormente vittime di pregiudizi. Competitivi, "squali", astuti, cinici, avidi ed anche noiosi (leggi anche Avvocati: gli stereotipi legali più comuni). Gli stereotipi e le barzellette si sprecano, così come i "falsi miti" legati al funzionamento dei processi, complici una certa letteratura, la fiction e il cinema. Quanto c'è di vero in tutto ciò? Molto poco, come si dimostrerà in seguito.

Ecco allora gli 8 luoghi più comuni sugli avvocati da sfatare:

1. I processi durano tanto perché gli avvocati chiedono troppi rinvii

Solo chi non conosce i meccanismi e i problemi della giustizia italiana può sostenerlo. Non rientra infatti nell'interesse dell'avvocato prolungare la durata del processo, a meno che alla base delle richieste di rinvio (che comunque sono i giudici a concedere) non ci siano precise scelte di strategia difensiva. Le cause della lunga durata dei processi sono tante e complesse: eccesso di contenzioso, carenza di personale, udienze inutili, procedure farraginose, assenza di giurisdizioni specialistiche, scarso ricorso ai metodi alternativi di risoluzione delle controversie (mediazione, negoziazione assistita, arbitrato, transazione …), un processo civile telematico che a volte anziché semplificare il lavoro, lo complica. Insomma chi più ne ha più ne metta.

2. Gli avvocati che vincono le cause sono solo quelli che conoscono i giudici

In genere questa affermazione proviene da persone che hanno perso una causa e hanno difficoltà ad accettare che il diritto gli abbia dato torto. Con questo non si vuole negare l'esistenza del fenomeno, ma è bene sapere che il nostro ordinamento prevede gli istituti dell'astensione e della ricusazione proprio per evitare giudizi "condizionati".

3. Un avvocato onesto, se sa che il proprio cliente è colpevole, dovrebbe chiederne la condanna

Anche questa affermazione proviene da chi non sa che la difesa è un diritto "inviolabile" in quasi tutti gli ordinamenti civili. L'avvocato non può chiedere la condanna del suo cliente perché verrebbe meno alla sua funzione e al suo ruolo, che è quello di assicurare la miglior difesa possibile. Spetta al giudice esprimere giudizi, non all'avvocato.

4. Tutti dicono che studiare legge è difficile, ma se è così, perché così tanti vogliono fare l'avvocato?

Innanzitutto se gli iscritti a legge sono tanti è perché è una delle lauree che offre, più di altre, varie opportunità lavorative. Chi sceglie il percorso di laurea in giurisprudenza non lo fa necessariamente perché vuole diventare avvocato. Questo titolo consente di partecipare a concorsi in vari settori, diventare giurista d'impresa, fare il mediatore, l'arbitro all'interno dei collegi delle Camere di Commercio e tanto altro ancora. Chi dice poi che diventare avvocato è semplice, gli farei sostenere volentieri l'esame di Stato per l'abilitazione.

5. Gli avvocati si fanno pagare solo per parlare

Anche questa è una critica che nessuno si permetterebbe mai di fare a un medico, che alla fine di un consulto di mezzora chiede un compenso astronomico. L'avvocato, al pari del medico, quando "parla" fornisce una consulenza, che è frutto di studio e duro lavoro. Se tutti sono convinti di conoscere la legge più e meglio del proprio legale, non si comprende perché questa figura professionale è così necessaria da esistere fin dai tempi dell'antica Roma.

6. Gli avvocati manipolano la legge per vincere

Anche qui è bene fare un po' di chiarezza. Ogni norma di legge infatti prevede criteri generici e astratti che devono essere adattati al caso concreto. Del resto non può esistere una legge per ogni cosa. L'avvocato non "manipola la legge", ma la interpreta nel senso che può risultare favorevole al suo cliente, sempre che esistano i presupposti per farlo. Egli infatti non può affermare ciò che la legge non dice, deve piuttosto elaborare una tesi difensiva, nel rispetto e nei limiti della legge, della dottrina e della giurisprudenza.

7. Se conferisco il mandato al migliore avvocato della città, vincerò sicuramente la causa

Questo è uno dei miti più pericolosi. La gente infatti tende a definire erroneamente il "migliore" avvocato come quello più aggressivo, più anziano o meglio inserito nella vita politica del luogo. Quando ci si affida ad un professionista, meglio sceglierlo in base al Curriculum, all'esperienza maturata nella materia in cui il cliente ha un contenzioso, alla capacità di ascolto e alla sua umanità. Sono queste le doti che fanno di un avvocato il "migliore" per ogni cliente.

8. Tutti gli avvocati sono disonesti

Anche quello dell'onestà è un preconcetto che ha sempre danneggiato tutti quegli avvocati che svolgono il proprio lavoro con trasparenza e correttezza. La malafede guida la condotta dell' "uomo", indipendentemente dalla professione che svolge.

Giunti alla fine di questo elenco su alcuni falsi miti che circondano il mondo dell'avvocatura, viene da chiedersi: ma di chi è la colpa di tutto ciò? Una buona parte è sicuramente della "Cattiva maestra televisione" (come l'ha definita il filosofo Popper). A dare un'immagine falsata di questo professionista, come se l' "Azzeccagarbugli" manzoniano non avesse già fatto abbastanza danni, non mancano infatti film e telefilm che non fanno altro che descrivere avvocati spregiudicati e assetati di potere, disposti a tutto pur di "vincere". Se è vero che è più facile credere alle cattiverie, ai cinofili suggeriamo di vedere "L'uomo della pioggia", "A Civil action" e "Il cliente", per dimostrare che esistono anche avvocati come questi.

(05/08/2018 - Annamaria Villafrate) Foto: 123rf.com
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