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Riforma intercettazioni: il parere del procuratore antimafia

Il reporto pubblicato da Lawful Interception Academy e la relazione del procuratore antimafia Federico Cafiero De Raho sulla riforma delle intercettazioni
apparecchio per intercettazioni telefoniche

di Gabriella Lax - Sulla riforma delle intercettazioni si sono espressi i frequentatori della terza edizione della Lawful Interception Academy. Sia la lotta a criminalità organizzata, sia il contrasto alla corruzione e altri delitti contro la pubblica amministrazione vengono arginati grazie a indagini tecniche, in particolare, con le intercettazioni delle conversazioni e comunicazioni telefoniche, informatiche o telematiche e ambientali.

LIA#2017 sulla riforma delle intercettazioni

Dal report pubblicato da Lawful Interception Academy leggiamo che per l'80% degli intervistati il settore intercettazioni necessita, nel nostro Paese, di una riforma; ma il 64% ritiene che l'attuale riforma, benché necessaria, sarebbe da perfezionare Da un lato l'11% considera la innovazione necessaria e efficace, il 10% la ritiene non necessaria e non efficace (10%). Ma a chi toccherebbe l'arduo compito di procedere ad una revisione organica della disciplina? Secondo gli intervistati toccherebbe alla magistratura, per il 41%, e le forze di polizia, per il 29%; solo il 14% i cambiamenti dovrebbero venire dal legislatore che ha le competenze per farlo ed il 73% ritiene che quest'ultimo, quando se ne è occupato in passato, abbia posto attenzione maggiormente agli aspetti di privacy.

Ancora il 56% ritiene che l'intercettazione, come strumento di ricerca della prova, abbia il giusto peso, seppur manchi, a detta degli intervistati, un regolamento tecnico alla base (per il 15%). Solo l'8% ritiene che sia uno strumento eccessivamente utilizzato, percentuale pari agli indecisi (7%).

Quasi unanime il pensiero che per risolvere le problematiche attuali, sia necessaria una competenza specifica a livello nazionale, con un ufficio permanente di riferimento come già accade all'estero, e una formazione specifica per gli addetti ai lavori appartenenti alla Pubblica Amministrazione (comprese le forze di polizia).

Riforma delle intercettazioni, la relazione di Federico Cafiero De Raho

E sul tema intercettazioni il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho porta la sua esperienza, conclusasi da poche settimane, riferita alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria che secondo il procuratore si è adeguata alle prescrizioni dell'Autorità di garanzia circa l'osservanza di regole riguardanti la "sicurezza fisica" e la "sicurezza informatica, fin dal maggio 2016 a tali prescrizioni, «imponendo alle ditte incaricate dello svolgimento dei servizi, l'adozione di tutte le misure rispondenti alle prescrizioni».

Per Cafiero «Le limitazioni alla libertà e alla riservatezza delle comunicazioni devono essere limitazioni necessarie, limitazioni che intanto sono giustificate in quanto rappresentano strumento insostituibile e necessario per l'acquisizione della prova in relazione alla commissione di gravi reati» chiarisce preliminarmente.

La fuga di notizie, intercettazioni

Quanto alle prescrizioni per impedire la diffusa conoscenza e pubblicazione dei dati riservati captati con le intercettazioni: la domanda: sono i sistemi informatici utilizzati per le intercettazioni i primi responsabili della c.d. fuga di notizie? Per il procuratore solo «in casi rarissimi la fuga di notizie ha trovato origine nella intrusione del sistema da parte di estranei»

Responsabili sono piuttosto coloro che hanno accesso agli atti, e non al sistema informatico, che mantiene la tracciatura di tutti gli accessi abusivi.

C'è stata in molti casi «una sorta di leggerezza nel valutare i dati utilizzati e diffonderli soprattutto attraverso le ordinanze di custodia cautelare c'è stata – afferma Cafiero De Raho - In tante occasioni abbiamo letto di conversazioni telefoniche, ambientali, che riguardavano la vita privata di soggetti intercettati, indagati o addirittura estranei alle indagini». In questi casi la fuga è stata «determinata unicamente dall'inserimento di quei dati irrilevanti nell'ambito di un provvedimento, in genere l'ordinanza di custodia cautelare». Primi destinatari di monito, per l'ingiustificata diffusione delle conversazioni intercettate nel corso delle indagini, di persone del tutto estranee o di conversazioni irrilevanti, sono le forze di polizia, gli organismi di polizia giudiziaria che procedono alle indagini. Senza perdere di vista il fatto che «il criterio guida nell'ambito anche della trascrizione dei brogliacci va individuato nella rilevanza delle conversazioni ai fini della prova del reato per il quale è stata autorizzata l'intercettazione ovvero degli altri reati che emergono nel corso del procedimento».

Il successivo riferimento del procuratore è riferito alla tutela dei dati personali e chiarisce «particolare tutela deve essere riconosciuta alle conversazioni riferibili ai dati personali che riguardano soggetti che non sono sottoposti ad indagine e le cui utenze siano oggetto di attività di intercettazione diretta; le conversazioni nelle quali siano coinvolti soggetti estranei ai fatti di indagine le cui utenze non sono sottoposte ad indagine». In questi casi l'intercettazione, «quel che nei brogliacci e nelle trascrizione deve essere riportato è ciò che sia rilevante o pertinente; ciò che non è rilevante non va trascritto e viene riportato solitamente nei brogliacci come non rilevante».

Sottolinea De Raho «Nell'ambito però delle intercettazioni che necessariamente non possono essere trascritte, né nei brogliacci né nelle informative, in primo luogo vi sono certamente le intercettazioni inutilizzabili. L'inutilizzabilità può essere genetica o una inutilizzabilità che riguarda la categoria di soggetti. Ricordiamo che la non utilizzabilità genetica può dipendere da una mancata convalida del decreto di intercettazione d'urgenza oppure da una intercettazione che prosegua oltre i termini stabiliti nell'ambito del decreto».

L'archivio informatico ed i soggetti con specifiche capacità informatiche

De Raho si pone domande sull'archivio riservato «che al momento non si riesce a comprendere come sia costituito e in cosa si sostanzi. Certamente non dovrebbe trattarsi di un locale. Evidentemente il legislatore ha pensato a tecnici informatici di altissima preparazione che riescono a individuare i programmi e che nell'ambito dei programmi scelgono quello che più sia adatto. Anche in questo caso, sono necessari «interventi, anche importanti, perché il captatore informatico possa essere utilizzato conformemente ai parametri che il legislatore pone».

Infine per il procuratore manca il personale con soggetti che siano effettivamente muniti delle capacità informatiche per dare una immediata consulenza e intervenire in operazioni che sono di altissima tecnologia, e questo compromette i risultati richiesti: finalizzati ad «applicare la legge, garantire la riservatezza delle persone e tutelare la dignità umana».

(11/02/2018 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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