Sei in: Home » Articoli

Che differenza c'è tra domicilio e residenza?

Guida al domicilio e alla residenza, gli istituti che collegano la persona al luogo nella disciplina civilistica e costituzionale, le differenze, gli effetti e la possibile coesistenza
donna che tiene tra le mani una piccola casa concetto dimora

di Annamaria Villafrate - Il nostro ordinamento disciplina il collegamento tra la persona fisica e il luogo in cui vive e lavora, attraverso il domicilio e la residenza. Gli addetti ai lavori tendono spesso a confondere questi termini. In realtà, essi hanno significati e implicazioni giuridiche differenti.

Vediamo, dunque, le definizioni fornite dal codice civile e dalla Costituzione, le formalità da espletare al momento della scelta e gli effetti che questa produce, al fine di fare chiarezza.

Indice


  1. Domicilio e residenza nel codice civile e nella Costituzione
  2. Domicilio: elezione generica e specifica
  3. Elezione legale di domicilio
  4. Residenza: che cos'è?
  5. Residenza: effetti
  6. Domicilio e residenza possono coincidere?

Domicilio e residenza nel codice civile e nella Costituzione

L'art. 43 c.c. definisce il domicilio e la residenza nei seguenti termini:

1) Il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi (14 Cost., artt. 45 e 46 c.c.)

2) La residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale (art. 144 c.c.)

Domicilio e residenza nel codice civile

Dalla lettura della norma emerge che:

- il domicilio corrisponde al luogo in cui la persona "ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi". Secondo la giurisprudenza in esso sono ravvisabili due elementi:

  • oggettivo: la presenza obiettiva dei propri interessi e rapporti economici;
  • soggettivo: l'intenzione del soggetto di fissare in un certo luogo il centro dei propri affari o interessi.

- la residenza invece corrisponde al luogo in cui il soggetto ha la sua dimora abituale, che si caratterizza per la compresenza di:

  • un elemento materiale: stabilità della dimora
  • un elemento psicologico: l'intenzione di dimorare in un certo luogo in maniera stabile.

La dimora

Concetto diverso da quello di residenza è la dimora pura e semplice, che definisce il luogo in cui un soggetto soggiorna in via puramente temporanea. L'esempio più tipico di dimora è rappresentato dalla casa per le vacanze, il cui il soggetto soggiorna solo nel periodo estivo.

L'art. 43 infine, attraverso il rinvio all'art. 144 c.c. dispone che:

1) I coniugi concordano tra loro l'indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa (29 Cost)

2) A ciascuno dei coniugi spetta il potere di attuare l'indirizzo concordato" riconosce ad entrambi i coniugi, di comune accordo, e non più solamente al marito, il diritto di stabilire il luogo in cui deve svolgersi la vita famigliare.

Domicilio nella Costituzione

La Costituzione si occupa del domicilio all'art. 14 del testo, che definisce "inviolabile". Esso è infatti tutelato dalla riserva di legge e di giurisdizioni al pari della libertà personale. Il domicilio quindi ha, per il Costituente, un significato più ampio rispetto alla nozione civilistica, in quanto include tutti i luoghi in cui la persona, al fine di tutelare la propria riservatezza, esclude soggetti terzi, al fine di esercitare e praticare liberamente i propri diritti legati alla sfera più intima della persona.

Domicilio: elezione generica e specifica

Se il domicilio è il luogo in cui una persona stabilisce "la sede principale dei suoi affari e interessi", si presuppone che il soggetto debba sceglierlo o, come prevede la legge "eleggerlo". L'elezione di domicilio, a differenza di quanto accade per la residenza, non è una pratica di natura amministrativa, ma una dichiarazione espressa del soggetto.

Ora, mentre l'art. 43 c.c. prevede l'elezione di domicilio generica, ossia per tutti gli affari o interessi, della persona, l'art. 47 c.c. disciplina quella speciale: "Si può eleggere domicilio speciale per determinati atti o affari. Questa elezione deve farsi espressamente per iscritto".

- L'esempio più tipico di elezione di domicilio generica si ha quando un libero professionista fissa o elegge il proprio domicilio presso lo studio in cui svolge la sua attività. Pensiamo ad un commercialista, ad un legale o a un medico.

- L'esempio più tipico di elezione di domicilio speciale, per specifico affare invece è quella che si effettua nel momento in cui in cui si conferisce mandato scritto ad un legale. In questo caso è evidente che l'elezione di domicilio è necessaria e funzionale ai soli fini dell'assistenza e della rappresentanza in giudizio. L'avvocato infatti deve conoscere tutto ciò che ha a che fare con la causa giudiziale in cui è coinvolto il cliente. Grazie all'elezione di domicilio, egli ha la possibilità di conoscere immediatamente tutte le comunicazioni e le notificazioni relative alla controversia poiché verranno recapitate presso il suo studio.

Si può quindi affermare che, quando un soggetto è coinvolto in un affare specifico (causa) o generale (attività libero professionale o altro) può eleggere domicilio in un luogo specifico, che da quel momento diventa il punto di riferimento esclusivo per tutti coloro che hanno necessità di interagire con lui.

E' importante inoltre menzionare l'art. 45 c.c. perché, riconosce a ciascun coniuge il diritto di fissare liberamente il proprio domicilio, indipendentemente dal luogo eletto dall'altro. La norma, nel pieno rispetto della riforma del diritto di famiglia, ha superato la precedente formulazione secondo cui il domicilio della moglie corrispondeva, per previsione di legge, a quello eletto da marito.

Elezione legale di domicilio

La regola della elezione del domicilio subisce alcune eccezioni.

La legge, infatti, per tutelare certi soggetti, si sostituisce alla volontà del singolo.

L'art. 45 c.c. ad esempio, prevede che il minore abbia il domicilio nel luogo in cui hanno residenza la famiglia o il tutore, mentre nel caso in cui i genitori siano separati o il matrimonio è stato annullato o si è sciolto, il minore abbia il domicilio presso il genitore con cui convive. Per l'interdetto invece il domicilio è quello del tutore.

Residenza: che cos'è?

La legge definisce la residenza come "il luogo in cui la persona ha dimora abituale", cioè il luogo in cui il soggetto vive abitualmente e in cui ha l'indirizzo della sua abitazione principale.

Il nostro ordinamento prevede l'obbligo per i tutti cittadini di stabilire la propria residenza, registrandola presso l'ufficio anagrafe del Comune in cui risiede, tramite la compilazione di un'apposita dichiarazione.

Entro 45 giorni dall'espletamento di questa formalità, gli agenti della Polizia Municipale devono recarsi presso l'indirizzo dichiarato per verificare se corrisponde a quello reale. Se dal controllo emerge che il dichiarante non vive all'indirizzo fornito all'Ufficio Anagrafe, il soggetto sarà sanzionato con una multa.

Residenza: effetti

La legge sanziona chi non provvede a fissare la propria residenza perché a questo luogo sono collegati importantissimi risvolti legali, tra i quali figurano:

  • l'accesso ai servizi demografici (richiesta e ricezione di certificati anagrafici) ed elettorali (iscrizione alla lista) del Comune di residenza;
  • l'adempimento di tutte le formalità legate alla celebrazione del matrimonio;
  • la scelta del medico di famiglia;
  • la competenza territoriale degli uffici giudiziari e la ricezione di raccomandate e atti giudiziari.

Domicilio e residenza possono coincidere?

Da quanto detto finora, domicilio e residenza hanno finalità diverse. Questo non significa che non possano coincidere.

La coincidenza di residenza e domicilio si desume dalla formulazione dell'art. 44 c.c, secondo cui: "Quando una persona ha nel medesimo luogo il domicilio e la residenza e trasferisce questa altrove, di fronte ai terzi di buona fede si considera trasferito pure il domicilio, se non si è fatta una diversa dichiarazione nell'atto in cui è stato denunciato il trasferimento della residenza".

Non è raro infatti che, chi lavora da casa (telelavoro) o abbia ricavato al suo interno un piccolo ufficio o studio in cui gestire la parte amministrativa della sua attività elegga sia domiciliato presso la propria residenza. In questo modo, nello stesso luogo, verranno recapitate dalle bollette dei consumi di casa (energia elettrica, gas, riscaldamento), ai documenti di lavoro.

(08/02/2018 - Annamaria Villafrate) Foto: 123rf.com
In evidenza oggi:
» L'Inps cerca avvocati
» Responsabilità medica: la colpa lieve resta
» L'Inps cerca avvocati
» Anche all'avvocato spettano i contributi agricoli
» Avvocati: domani niente udienze


Puoi trovare o lasciare commenti anche nei post che trovi nella nostra Pagina Facebook
Newsletter f g+ t in Rss