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La violenza domestica

Definizione, contorni e tipologie di un gioco di potere volto ad assumere e mantenere il controllo sulla vittima
bambino triste poggiato a un vetro concetto abuso

di Raffaella Feola - Per violenza domestica – detta anche intimate partner violence – si intende "ogni forma di violenza fisica, psicologica, sessuale od economica e riguarda sia soggetti che hanno avuto o si propongono di avere una relazione intima di coppia, sia soggetti che all'interno di un nucleo familiare più o meno allargato hanno relazioni di carattere parentale o affettivo".

Di solito la vittima è una donna che da parte del padre o del proprio uomo subisce violenza, ma pure gli uomini – anche se in percentuale più bassa (15%) - sono vittime di tale sopruso.

Violenza domestica: le tipologie

La violenza domestica può essere di tipo "orizzontale", ossia perpetrata tra uomo e donna, o di tipo "verticale", ossia esercitata da adulti verso minori.

Per molti autori, nelle famiglie in cui si sono verificati 50 o più episodi di violenza domestica, quasi il 100% de bambini subisce maltrattamenti da parte del padre e il 30% da parte della madre.

La violenza domestica assume i contorni di un gioco di potere, l'abusante utilizza la violenza per assumere e mantenere il controllo sulla vittima.

Quando il maltrattamento familiare si protrae per un tempo significativo, gli effetti negativi non compromettono solo la sfera "personale" della vittima, il più delle volte è intaccata la capacità genitoriale di accudimento e di protezione dei propri figli, i quali subiscono l'impatto di una forma di violenza assistita.

La violenza assistita intrafamiliare

Per violenza assistita intrafamiliare si intende il maltrattamento psicologico di cui quotidianamente è vittima e spettatore il minore.

La violenza che si realizza in sua presenza, è esercitata su uno o più componenti della famiglia.

Il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l'abuso all'infanzia ha definito nel 2005 la violenza assistita da minori come: "l'esperire da parte del/della bambino/a qualsiasi forma di maltrattamento, compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative adulte o minori. Si include l'assistere a violenze messe in atto da minori su altri minori e/o sul altri membri della famiglia e ad abbandoni e maltrattamenti ai danni di animali domestici. Il bambino può fare esperienza di tali atti direttamente (quando essi avvengono nel suo campo percettivo), indirettamente (quando il minore ne è a conoscenza), e/o percependone gli effetti".

Gli indicatori dei casi di violenza assistita

I danni nei confronti delle vittime di violenza assistita sono sottovalutati e non ci si rende conto di quanto diventi problematico il processo di sviluppo per questi bambini, che non riportano segni fisici, ma ferite psicologiche.

Tra gli indicatori che possono caratterizzare i diversi casi di violenza assistita da minori possiamo trovare:

· quelli relativi alla presenza di fattori di rischio nel contesto familiare, sociale ed economico;

· quelli relativi alle aree di sviluppo (comportamento, problem solving, apprendimento, adattamento);

· quelli che si riferiscono alla sintomatologia del minore: depressione, aggressività, immaturità, ansia, inquietudine;

· quelli riconducibili agli aspetti comportamentali, psicologici e sociali relativi allo stato psico-fisico del maltrattante, maltrattato e vittima di violenza assistita.

Il riconoscimento della violenza assistita

In Italia si è prestata attenzione al fenomeno solo alla fine del ventesimo secolo, grazie soprattutto al lavoro svolto da Centri Antiviolenza e associazioni femminili.

Due sono stati gli eventi che hanno portato al riconoscimento e alla definizione di violenza assistita: il primo è il III Congresso Nazionale del Coordinamento, tenutosi nel 2003 a Firenze; il secondo riguarda la stesura del "Documento sui requisiti minimi degli interventi nei casi di violenza assistita da maltrattamento sulle madri", approvato nel 2005.

Purtroppo i dati rilevano che sempre di più sono i bambini vittime di questa forma di violenza, che, non denunciano il fenomeno restando in silenzio.

Il codice penale italiano considera la violenza assistita un'aggravante del reato di maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.).

In sede giudiziale, il giudice può obbligare il maltrattante a lasciare immediatamente l'abitazione familiare; in ambito civile, può disporre la decadenza della potestà e anche in questo caso l'allontanamento del genitore.

Il giudice può disporre anche l'intervento dei servizi sociali, di un centro di mediazione familiare o antiviolenza.

RAFFAELLA FEOLA


(29/08/2017 - Dott. ssaRaffaella feola ) Foto: 123rf.com
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