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Mensa scolastica: spacciare formaggio comune per parmigiano reggiano reato

La fattispecie delittuosa integrata quella di frode nelle pubbliche forniture
bambini che mangiano a scuola un panino

di Valeria Zeppilli Anche far credere di offrire in pasto ai bambini delle scuole il parmigiano reggiano, mentre in realt i piccoli mangiano formaggio comune, un comportamento penalmente rilevante.

Si tratta di una conclusione che emerge chiaramente dalla recente sentenza numero 19014/2017 della Corte di cassazione (qui sotto allegata), pronunciata nell'ambito di un procedimento penale instaurato proprio a seguito di una confusione tra i due formaggi.

La frode nelle pubbliche forniture

Prima di soffermarci sulla vicenda, occorre ricordare che l'articolo 356 del codice penale punisce con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a milletrentadue euro chiunque commette frode nell'esecuzione dei contratti di fornitura o nell'adempimento degli altri obblighi contrattuali da questi ultimi previsti.

Si tratta del reato di frode nelle pubbliche forniture che, come chiarito anche dalla Corte di cassazione nella sentenza numero 38346/2014, non richiede n gli artifici o i raggiri propri del reato di truffa, n la verificazione di un danno per la parte offesa, ma che si configura se vi una dolosa inesecuzione del contratto pubblico di fornitura di cose o servizi.

Il formaggio sigillato? L'imputato si pu "salvare"

Nel caso di specie, proprio per tale reato che l'imputato era stato perseguito penalmente e aveva subito la condanna dei giudici di primo grado: nonostante quanto previsto nel contratto di fornitura, egli, infatti, sembrava aver somministrato ai piccoli avventori della mensa scolastica del formaggio comune e non del parmigiano reggiano.

Per la Cassazione, per, la ricostruzione fattuale alla base delle decisioni dei giudici del merito incompleta e va integrata, non essendo sufficiente a giustificare una condanna penale.

Infatti, non era stato preso in considerazione il fatto che il formaggio comune era stato reperito in buste chiuse e sigillate e che quindi "non era assai verosimilmente stato utilizzato nella preparazione dei pasti" e non si era dato adeguato peso al fatto che il parmigiano reggiano era stato comunque acquistato qualche giorno prima dell'ispezione.

Resta aperto, pertanto, qualche spiraglio di assoluzione: la questione torna dinanzi alla Corte d'appello.

Corte di cassazione testo sentenza numero 19014/2017
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche Diritto del lavoro presso l'Universit 'G. D'Annunzio' di Chieti Pescara
(24/04/2017 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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