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Facebook: niente più foto osé della ex per vendetta, gli utenti saranno bloccati

Il social network mette un freno al revenge porn lanciando un sistema per evitare la condivisione selvaggia
donna infastidita da telefonata
di Gabriella Lax - Niente più foto osé della ex pubblicate per vendetta. Facebook mette un freno al "revenge porn" ossia alla condivisione online di scatti intimi senza il permesso della persona ritratta. Storie di vergogna e di morte come quella di Tiziana Cantone, o di cyberbullismo, potranno essere scongiurate grazie a sistemi smart pronti a bloccare proprio il meccanismo che rende questa forma di vendetta così pericolosa, ovvero la condivisione a macchia d'olio del contenuto che mina alle fondamenta la dignità della vittima. 
«Il revenge porn è sbagliato e dannoso», ad annunciarlo è proprio Mark Zuckerberg dalla sua bacheca. Come ha scritto Repubblica, il servizio è particolarmente interessante perché dopo che il contenuto viene segnalato, e giudicato lesivo, permette di evitarne la condivisione selvaggia. Tutto ciò avviene grazie alla tecnologia del foto-matching che utilizza l'intelligenza artificiale e il riconoscimento delle immagini, associando la foto in questione ad una sorta di impronta digitale, per cui quando qualcuno cercherà di pubblicarla nuovamente, verrà avvertito che viola le policy di Facebook e, quindi, bloccato. 
Ovviamente dovrà sempre esserci la segnalazione di un utente, che può non essere chi subisce l'abuso. 
La segnalazione si può fare utilizzando l'apposito strumento ("Segnala"), che appare premendo sulla freccia verso il basso o il menù (i tre puntini "…"), che si trovano a fianco di ogni post. 
L'immagine verrà, a questo punto, rivista da un team di Facebook e se viola gli standard della comunità sarà rimossa. 
Questo vale per Messenger, Instagram e Facebook, per i profili, le pagine e i gruppi, pubblici o privati. Escluso dal sistema al momento WhatsApp, la controllata di Facebook con oltre un miliardo di utilizzatori. 
La tecnologia di foto-match è simile a quella già utilizzata per contrastare la diffusione online di immagini pedopornografiche. 
L'anno scorso Facebook ha rischiato un boom di azioni legali per "revenge porn" sulla scia della causa avviata da una ragazza di 14 anni di Belfast che aveva visto una sua foto comparire più volte tra novembre 2014 e gennaio 2016 in una pagina sul social. In quel caso, i giudici avevano respinto il tentativo di Facebook di evitare il tribunale proprio perché, secondo i legali della ragazza, la società avrebbe avuto il potere di prevenirne ogni ripubblicazione usando un sistema di tracciamento per identificare l'immagine.
(09/04/2017 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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