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Crostacei vivi in frigo: è reato

La Cassazione conferma la condanna a carico di un ristoratore nella vicenda nata dalla denuncia della Lav
una aragosta

di Gabriella Lax - È reato tenere in frigo crostacei vivi. Lo afferma la corte di Cassazione dichiarando inammissibile il ricorso presentato da un ristoratore di Campi Bisenzio (Firenze), condannato per aver detenuto aragoste e granchi vivi sul ghiaccio con le chele legate, confermando la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Firenze. A renderlo nota la Lega Antivivisezione secondo la quale la decisione potrà produrre due effetti: "le forze di polizia dovranno intervenire in seguito alle denunce di cittadini e associazioni per le diffusissime analoghe situazioni in pescherie e supermercati, considerate finora normali, e il Parlamento dovrà emanare una norma di chiaro divieto", poiché aldilà di ogni valutazione etica "questo tipo di esposizione - è -  incompatibile con la natura degli animali e produttiva di gravi sofferenze". 

Proprio da un esposto della Lav che denunciava le condizioni di detenzione di alcuni crostacei all'interno di un ristorante, era iniziata nell'ottobre 2012 la vicenda. Gli agenti della Polizia municipale del posto avevano effettuato due sopralluoghi, confermando le denunce della lega: all'interno di due diversi frigoriferi, erano stati trovati aragoste e granchi vivi con le chele legate, esposti a temperature tra 1,1 e 4,8 gradi centigradi.
Dei risultati degli accertamenti le stesse forze dell'ordine avevano informato la Procura della Repubblica di Firenze. Il Tribunale di Firenze, nell'aprile 2014, ha condannato il titolare del ristorante ai sensi dell'art. 727 del Codice penale che, al secondo comma, stabilisce "l'arresto fino ad un anno o l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro per "chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze". A fondamento della decisione, suffragata ora dalla S.C., sussistono dati scientifici inconfutabili: i crostacei sono in grado di provare dolore e di averne memoria, modificando così il loro comportamento. Pertanto la detenzione di tali animali vivi a temperature prossime allo zero e con le chele legate configura un reato. 

(19/01/2017 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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