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Inps: le pensioni più alte fanno vivere di più? Tagliamole

Scoppia la bufera con i sindacati per le dichiarazioni del presidente dell'ente Tito Boeri alla presentazione dello studio dell'ordine degli attuari
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di Marina Crisafi – Chi percepisce prestazioni previdenziali più generose ha un tasso di mortalità più basso? Bene, "di questo bisognerebbe tener conto per eventuali interventi perequativi". Ad affermarlo è il presidente dell'Inps Tito Boeri nel suo intervento alla presentazione dello studio dell'ordine degli Attuari sulla mortalità dei percettori di rendita in Italia. Parole che, come scontato, hanno scatenato immediatamente le ire dei sindacati.

Ma procediamo con ordine.

Lo studio degli attuari

In base allo studio "La mortalità dei percettori di rendita in Italia" realizzato dall'ordine degli attuari e presentato ieri a Roma, la speranza di vita a 65 anni è più alta in generale per chi riceve una pensione rispetto alla media generale della popolazione italiana e cresce ancora di più se l'importo dell'assegno è più alto.

Ciò vale sia per i dipendenti pubblici che per quelli privati, per i lavoratori autonomi come per i professionisti.

In particolare, nell'ultimo decennio, rileva l'analisi, l'aspettativa di vita dei pensionati sessantacinquenni è aumentata in media nei vari settori, passando a 83/86 anni per gli uomini e a 87/90 per le donne ed è destinata ulteriormente ad allungarsi fino al 2045, arrivando, rispettivamente, ad 88 e 92 anni.

Se la speranza di vita è aumentata per tutti, le categorie più favorite sono in ogni caso quelle che percepiscono assegni più sostanziosi. In via generale, si osserva una maggiore durata residua di vita per i medici, seguiti dai dipendenti pubblici e dagli avvocati. Nel paragone tra dipendenti privati e autonomi, infine, si rileva una tendenza ad una maggiore longevità di questi ultimi rispetto ai primi.

L'intervento del presidente dell'Inps

Dato che coloro che percepiscono pensioni più alte hanno un tasso di mortalità più basso della media nazionale, ciò rafforza l'idea, ha affermato il presidente dell'Inps nel suo intervento alla presentazione dello studio, che interventi perequativi sugli assegni in essere potrebbero avere un "impatto ancora più forte sul sistema pensionistico" rappresentando una "fonte di risparmio non irrilevante".

Le reazioni dei sindacati

Le parole di Boeri hanno messo subito in allerta i sindacati. "Allucinanti le dichiarazioni del Presidente dell'Inps, secondo il quale i pensionati che percepiscono assegni più alti vivono più a lungo e che eventuali interventi perequativi su queste pensioni potrebbero rappresentare un risparmio notevole per le casse dell'Istituto di Previdenza" ha commentato il segretario generale della Uil Pensionati, Romano Bellissima, sul sito del sindacato.

"Evidentemente – ha proseguito Bellissima - nei pensieri del presidente c'è anche il desiderio del doppio risparmio: ridurre le pensioni, così il pensionato prende meno, vive meno a lungo, quindi meno rate di pensione da erogare". Fondamentale, è invece, in questo momento, ha concluso "ripristinare il valore dei contributi versati e l'equità del diritto".

(14/12/2016 - Marina Crisafi)
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