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Usucapione: come provarla in giudizio

La prova può essere offerta con tutti i mezzi messi a disposizione dal nostro ordinamento, ma è particolarmente rigorosa
avvocato guarda con lente un documento concetto di prova

di Valeria Zeppilli – L'usucapione è un modo di acquisto della proprietà o di un diritto reale di godimento che si realizza attraverso il possesso indisturbato di un bene, non acquisito con violenza o clandestinità e ininterrotto per un certo periodo di tempo stabilito dalla legge in misura variabile a seconda dei casi (vai alla guida: "Usucapione - guida legale con fac-simile di citazione").

Possesso uti dominus

L'acquisto di un bene per usucapione può essere ottenuto, dal possessore, fornendo la prova di essersi comportato rispetto al bene come se fosse il proprietario dello stesso e in modo pieno ed esclusivo.

Si pensi al caso classico della sostituzione delle chiavi per accedere ad un appartamento o all'installazione di un recinto attorno ad un terreno.

Possesso protratto nel tempo

La dimostrazione di essersi comportato come il proprietario pieno ed esclusivo di un bene, tuttavia, da sola non basta ad usucapirlo.

A tal fine si deve provare con certezza anche che il possesso uti dominus si sia protratto per tutto il tempo necessario all'usucapione, ovverosia, a seconda dei casi, per venti, quindici, dieci o tre anni.

Come provare l'usucapione

In generale, la prova necessaria per l'usucapione può essere fornita con tutti i mezzi messi a disposizione dal nostro ordinamento. Chiaramente, però, quello di gran lunga più utilizzato è rappresentato dalla prova per testimoni.

Anche la giurisprudenza ha per lungo tempo avallato questa prassi affermando che la testimonianza può rappresentare anche l'unico strumento con il quale sono dimostrati il possesso e la maturazione dei termini per l'usucapione (cfr., ex multis, Cass. n. 7692/1999).

Sulla prova testimoniale leggi anche: "La prova testimoniale nell'acquisto della proprietà per usucapione".

La stretta dei giudici

Negli ultimi tempi, tuttavia, i giudici si sono orientati verso una linea più dura rispetto alla rilevanza delle prove alla base di una domanda di usucapione, dando preminente importanza al fatto che alla base di tale istituto vi è comunque un comportamento che in un certo senso è illecito in quanto irrispettoso del diritto di proprietà costituzionalmente garantito dall'articolo 42, comma 2.

Di conseguenza, la prova utile ad usucapire è oggi particolarmente rigorosa e deve essere certa. Insomma: una prova tale da legittimare il sacrificio delle ragioni della proprietà.

In tal senso deve quindi essere considerato inadeguato a provare il possesso uti dominus, ad esempio, l'aver apposto attorno al bene delle porte instabili o a soffietto.

Oppure, come affermato dalla Cassazione nella sentenza numero 9325/2011, l'aver svolto attività di coltivazione sul fondo che si asserisce di aver usucapito. Ciò "in quanto detta attività non comporta di per sé una situazione oggettivamente incompatibile con la proprietà altrui". 

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(01/12/2016 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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