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Pensioni: trovato l'accordo. Cosa cambia da gennaio

Intesa tra il Governo e i sindacati. Ecco tutte le novità sulla riforma delle pensioni a partire dal 2017
tre anziani su tre pile di soldi

di Marina Crisafi - 6 miliardi nei prossimi tre anni. È questo il budget che il Governo destinerà alle pensioni, dopo che ieri è stata trovata la "quadra" con i sindacati. L'impegno, annunciato dal ministro del Lavoro Poletti nel confronto con la triplice ha spianato la strada alla firma dell'accordo definitivo che non va a intaccare la legge Fornero ma introduce tutta una serie di correttivi: dall'Ape, l'anticipo pensionistico, all'aumento delle pensioni più basse all'uscita con 41 anni di contributi, sino, infine, all'estensione della quattordicesima a 1,2 milioni di pensionati.

La "fase 1" scatterà a partire da gennaio 2017 con la prossima legge di bilancio e vedrà un'Ape in tre versioni (social, volontaria e aziendale), l'estensione della 14sima e l'allineamento, per gli over 74, della no tax area a quella dei lavoratori dipendenti. Ma non solo ricongiunzioni gratuite, accesso agevolato alla pensione per i precoci e i lavori usuranti e possibilità di ricorso alla Rita (la rendita integrativa anticipata) anche nell'ambito dell'Ape.

La "fase 2" invece del pacchetto previdenza siglato ieri sarà definita nel corso del prossimo anno ed è mirata alla riconfigurazione del sistema contributivo che dovrebbe decollare dal 2018, oltre alla revisione del meccanismo di indicizzazione che sarà basato su scaglioni e non più su fasce d'importo. Impegno sottoscritto anticipatamente dal Governo anche per la rivalutazione delle pensioni a partire dal 2019, per il rilancio della previdenza complementare, per una maggiore flessibilità in uscita all'interno del sistema contributivo e una revisione dei requisiti minimi per l'uscita anticipata dal lavoro.

Ecco nel dettaglio le novità:

Le tre versioni dell'Ape

L'Ape resta il perno dell'operazione ormai definita, anche se rimane ancora da individuare esattamente la platea dei lavoratori che potranno anticipare a costo zero.

L'anticipo potrà essere richiesto dagli over 63 all'Inps facendo leva su un prestito bancario assicurato e avrà una durata sperimentale di 2 anni. Sarà erogato mensilmente e rimborsato a rate in 20 anni; in caso di premorienza del pensionato il capitale residuo sarà restituito dall'assicurazione, quindi non si rifletterà sugli eredi.

Venendo ai tre tipi di Ape, ci sarà:

- la Social, a costo "zero" (grazie a bonus fiscali ad hoc e a trasferimenti monetari) che potrà essere utilizzata da alcune categorie di lavoratori in condizioni svantaggiate, tra cui i disoccupati di lungo corso e i soggetti con disabili all'interno del nucleo familiare. La platea dovrebbe estendersi anche ad operai del settore edile, macchinisti e marittimi, in base al meccanismo delle categorie ad alto rischio di infortunio sul lavoro. Resta da definire ancora la soglia del reddito da pensione per poter accedere all'Ape social;

- la Volontaria, che consente l'anticipo fino a 3 anni e 7 mesi sui requisiti standard di vecchiaia con prestito bancario assicurato, rimborso in venti anni, con soglia di accesso minima (a 500 euro o anche meno) L'intervento sarà sperimentale per due anni e riguarderà, per ogni anno, i nati tra il '51 e il '53 dal 2017 e quelli tra il '52 e il '55 dal 2018. Potrà essere utilizzata da tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati e dagli autonomi;

- l'Aziendale, che vedrà coinvolti tutti i lavoratori in ristrutturazioni e sarà finanziata, totalmente o parzialmente, dal datore di lavoro. Le aziende potranno utilizzare il contributo dello 0,30% che oggi è destinato all'indennità di mobilità (che sparisce dal prossimo anno) ma in campo ci sono altre ipotesi: dall'utilizzo di una parte delle risorse per aumentare l'occupabilità di questi ex lavoratori a quello di una quota per costituire un fondo dal quale attingere per poter pagare l'anticipo. Uno 0,10% inoltre sarebbe costituito dalla riduzione del cuneo fiscale contributivo per le imprese.

Rita

Chi a gennaio avrà i requisiti per accedere all'Ape potrà scegliere, alternativamente o a parziale copertura finanziaria dell'anticipo, una Rendita Integrativa Temporanea Anticipata (Rita). Ciò consentirà di percepire una rendita in anticipo, rispetto alla pensione obbligatoria, ai lavoratori senza contratto con 63 anni di età e almeno 20 di contributi contando su una tassazione sostitutiva più soft per chi ha un'iscrizione di lungo corso a un fondo pensione integrativo. L'ipotesi in campo è di uno sgravio dello 0,3% (per ogni anno di iscrizione) a un fondo sopra i 15 anni, con tassazione sostitutiva che può abbassarsi fino al 9%.

Estensione della no tax area

Per aumentare il potere d'acquisto dei pensionati meno abbienti il governo punta anche sull'allargamento della no tax area, nella quale oggi rientrano i pensionati under 75 con reddito fino a 7.750 euro e quelli più anziani con assegni non superiori a 8mila euro. Si aumenterebbe dunque la detrazione di imposta in modo da livellare la no tax area a quella fruita dai lavoratori dipendenti (fino a 8.125 euro).

Quattordicesima più ampia

Sempre al fine di rafforzare gli assegni dei pensionati, l'altra ipotesi in campo è quella di estendere la 14sima (di importo oscillante tra i 336 e i 504 euro) oggi spettante ai soggetti con più di 64 anni con reddito inferiore a 9.786,86 euro (per il 2016).

Con la manovra finanziaria sarà aumentato l'importo del reddito di riferimento e la platea si estenderà così a 1,2 milioni di pensionati, nonché il valore delle 14sime in essere (in media del 30%).

Precoci e usuranti

Per i lavoratori precoci (ossia coloro che avevano almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni), penalizzati dalla cancellazione della pensione di anzianità e dell'adeguamento dei minimi contributivi e anagrafici introdotto dal 2012, si punta a riconoscere un bonus contributivo di tre o quattro mesi per anno di lavoro svolto da minorenni.

Per gli "usuranti", ossia coloro che svolgono attività pesanti o lavorano di notte, il Governo mira a rendere più facile l'accesso alla pensione, attraverso alcune semplificazioni. In particolare, per tali soggetti sarà possibile pensionarsi con il sistema delle "quote", cioè con la somma di contributi ed età (quest'anno di almeno 97,6 con soglia minima di 61 anni di età e 35 di contributi), con anticipi di 12 o 18 mesi rispetto all'attuale normativa.

Ricongiunzioni e perequazioni

Sulle ricongiunzioni, per chi ha versato contributi previdenziali in più gestioni e li riunisce in una sola, il Governo mira a rendere gratuita l'operazione sia per i trattamenti di vecchiaia che per le uscite anticipate.

Infine, col verbale siglato ieri il Governo ha assunto formalmente l'impegno con i sindacati di introdurre un sistema di perequazione delle pensioni basato su "scaglioni di importo" e non su fasce, ma ciò, unitamente alle altre valutazioni dell'esecutivo, farà parte della "fase 2" della riforma a partire dal 2019.

(29/09/2016 - Marina Crisafi)
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