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Bar e ristoranti: è legittimo vietare l'ingresso a Fido?

Alcuni comuni subordinano la validità del divieto di accesso a comprovati motivi igienico-sanitari, altri ammettono gli animali solo in presenza di salette. Ma non c'è chiarezza
simbolo vietato ingresso agli animali

di Valeria Zeppilli – Molto spesso fuori da bar, ristoranti e negozi della penisola è affisso il cartello "io non posso entrare" con l'immagine di un cagnolino, a dichiarare che in quei luoghi gli amici a quattro zampe non sono graditi.

Ma è sempre legittimo apporre un simile cartello?

In generale ormai da qualche tempo è caduto il tabù secondo il quale la presenza di cani all'interno di locali in cui si somministrano cibi e bevande sia di per sé incompatibile con le norme igienico-sanitarie, con la conseguenza che se si decide di ammettere Fido non si fa nulla di male, a meno che non lo si faccia entrare anche nei luoghi in cui i cibi e le bevande sono preparati, nel qual caso le cose cambiano e si rischia una bella sanzione.

Se si legge la questione in senso opposto, però, non si riesce ad avere una grande chiarezza su come comportarsi. Ovverosia: il divieto di accesso dei cani è sempre valido? La scelta è nella totale discrezionalità del gestore?

In generale sembrerebbe di sì dato che la normativa nazionale non si occupa della questione in maniera chiara e la maggior parte dei Comuni e delle Regioni non pongono previsioni particolari in materia lasciando nei fatti l'incertezza.

Alcuni regolamenti locali poi, pur essendosi occupati della questione, non hanno detto nulla in particolare, se non che il divieto assoluto di accesso può aversi solo per ragioni igienico-sanitarie.

In ogni caso, non è mancata qualche amministrazione che ha deciso di fare qualcosa in più, regolamentando più approfonditamente la presenza degli amici a quattro zampe nei pubblici esercizi, a seconda dei casi aiutando od ostacolando i sempre più numerosi cittadini che decidono di adottare un cane a condurre una vita tranquilla insieme all'animale.

Il riferimento va, innanzitutto, al Comune di Torino: qui l'articolo 23 del Regolamento per la tutela degli animali stabilisce innanzitutto la regola generale in forza della quale i cani condotti con guinzaglio e museruola possono accedere liberamente nei locali aperti al pubblico e negli uffici pubblici e che tale regola perde di validità solo quando nel locale è affisso un cartello di divieto. Ma il regolamento non si limita a questo: in esso si precisa anche che tale ultimo cartello è valido solo se alla sua base ci sono delle ragioni igienico-sanitarie comprovate, che il responsabile del locale deve preventivamente comunicare per iscritto all'Ufficio Tutela Animali del Comune.

Dall'altro lato, il Comune di Faenza ha invece previsto che i gestori dei locali possono ammettere clienti con cani al seguito solo se riservano una saletta apposita a tutti gli avventori accompagnati da amici a quattro zampe.

Insomma, nella totale incertezza, le situazioni che si possono trovare a seconda del Comune nel quale si vive o si va in vacanza sono completamente diverse e rendono davvero difficile capire come comportarsi quando si è a spasso con Fido. Di certo, per ora se si vede il cartello di divieto e non si conosce bene la normativa comunale, è meglio restare fuori.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(10/09/2016 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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