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Come si determina l'assegno alimentare?

Ecco i criteri per stabilire l'importo che il soggetto obbligato agli alimenti è tenuto a corrispondere a chi versi in stato di bisogno
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di Valeria Zeppilli – Il nostro ordinamento, in risposta al principio di assistenza e solidarietà all'interno del nucleo familiare, prevede una serie di prestazioni di carattere patrimoniale, che si estrinsecano nel versamento di una somma di denaro a chi ne ha bisogno da parte di chi sta meglio. Tra tali prestazioni rientrano i cosiddetti alimenti, corrisposti a chi si trova in stato di bisogno, e non può sopperirvi lavorando, da soggetti ben individuati dal codice civile, tra i quali spicca il coniuge.

Differenza rispetto al mantenimento

Gli alimenti, quando sono versati da un coniuge all'altro a seguito di separazione o divorzio, vanno tenuti distinti dal mantenimento perché mentre quest'ultimo spetta solo a determinate condizioni ed è volto a garantire all'ex la conservazione del tenore di vita goduto durante il matrimonio, gli alimenti spettano nel caso in cui uno dei due coniugi sia svantaggiato e ne abbia bisogno per il soddisfacimento dei bisogni basilari. Chiaramente, l'altro deve essere in grado di corrisponderli.

Presupposti dell'assegno alimentare

Alla base dell'assegno alimentare, insomma, c'è l'assenza di reddito del beneficiario e l'incapacità di procurarselo, con conseguente impossibilità di provvedere autonomamente al proprio sostentamento.

Lo stato di bisogno deve essere effettivo e tale da impedire a chi vi si trovi di far fronte alle spese basilari della vita, come quelle per il vitto e per l'alloggio.

L'incapacità di procurarsi un reddito, invece, non è connessa solo all'assenza delle condizioni fondamentali per lavorare, ma anche, ad esempio, al fatto di non aver mai lavorato o di non aver l'età per poter lavorare.

Soggetti obbligati

Obbligato agli alimenti, in ogni caso e come accennato, non è solo il coniuge.

Ad essere chiamati a sostenere economicamente chi non è in grado di farlo da solo, infatti, sono diversi soggetti secondo una gerarchia stabilità dalla legge tenendo conto dell'intensità del legame personale.

Il coniuge è il primo soggetto tenuto a corrispondere l'assegno alimentare, anche se separato.

Ad esso fanno seguito i figli, anche adottivi e, in loro mancanza, i discendenti prossimi; i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi; gli adottanti; i generi e le nuore; i suoceri; i fratelli e le sorelle germani e i fratelli e le sorelle unilaterali.

Se ci sono più obbligati di pari grado, gli alimenti vengono corrisposti in maniera concorrente tenendo conto delle condizioni economiche di ciascuno di essi, a meno che il giudice non disponga, temporaneamente, che l'obbligazione venga posta a carico di un solo obbligato.

Una volta che siano stati assegnati gli alimenti, la constatazione che uno degli obbligati di grado anteriore sia in condizione di poterli somministrare non è da sola sufficiente a liberare l'obbligato di grado posteriore: a tal fine è infatti necessario che l'autorità giudiziaria abbia prima imposto all'obbligato di grado anteriore di somministrare gli alimenti.

Calcolo dell'importo

Fatta questa breve premessa in materia di alimenti, vediamo ora come si calcola il loro importo.

L'entità dell'assegno viene determinata tenendo conto dei criteri stabili dall'articolo 438 del codice civile, il quale sancisce che essi devono essere assegnati in proporzione sia del bisogno di chi li richiede che delle condizioni economiche di chi è tenuto a corrisponderli. In ogni caso il loro importo non deve superare quanto è necessario per la vita dell'alimentando, avuto riguardo alla sua posizione sociale.

A tal proposito, la giurisprudenza ha precisato che quando si provvede al riconoscimento del diritto agli alimenti e alla sua quantificazione e alla ripartizione del relativo onere tra eventuali più obbligati, il raffronto fra le rispettive condizioni economiche deve essere effettuato tenendo conto della situazione in atto. Ciò vuol dire che si deve prescindere da eventuali situazioni e vicende future, come la probabile riscossione di crediti: di queste, infatti, si potrà nel caso tenere conto in una successiva revisione delle statuizioni circa gli alimenti.

Tenendo conto di ciò, l'importo dell'assegno alimentare deve essere tale da garantire al beneficiario il vitto, l'alloggio, le cure mediche, l'abbigliamento e tutto ciò che si renda eventualmente necessario per garantirgli un'esistenza dignitosa.

Come si evince dalla lettera della norma, fondamentale è prendere in considerazione anche la posizione sociale dell'alimentando.

Si precisa che, nel valutare lo stato di bisogno di colui che richiede l'assegno, si deve tenere conto di tutte le risorse economiche delle quali questi disponga, quindi anche dei redditi ricavabili dal godimento di beni in proprietà o usufrutto e della idoneità di questi a soddisfare le sue esigenze primarie (Cass. n. 25248/2013).

Un caso in cui l'importo dell'assegno di mantenimento si determina in maniera peculiare è quello in cui ad esserne gravato è il donatario: questo, infatti, è tenuto all'assistenza solo entro il valore della donazione esistente nel suo patrimonio.

Altra situazione che il codice civile tratta in maniera peculiare è quella in cui gli alimenti sono corrisposti dai fratelli o dalle sorelle: l'articolo 439 del codice civile, infatti, precisa che in tal caso l'obbligo riguarda solo lo stretto necessario, pur potendo ricomprendere anche le spese per l'educazione e l'istruzione se il beneficiario è un minore.

Modalità di adempimento

Una volta che sia stato stabilito di cosa l'alimentando abbia effettivamente bisogno, generalmente si prevede la corresponsione di un assegno periodico che tenga conto di ciò.

Alternativamente è anche possibile, per l'obbligato, accogliere l'alimentato a casa e farsi carico in questo modo delle sue esigenze. È però necessario che questi vi acconsenta.

Revisione dell'importo

In ogni caso, anche dopo l'assegnazione, l'obbligo alimentare può non solo cessare ma anche essere ridotto o incrementato nell'ammontare.

Ciò avviene, principalmente, nel caso in cui mutino le condizioni economiche di chi somministra gli alimenti o di chi li riceve e su provvedimento dell'autorità giudiziaria.

La riduzione degli alimenti, inoltre, può derivare anche da una condotta disordinata o riprovevole dell'alimentato.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(10/09/2016 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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