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Cassazione: il saluto romano allo stadio è reato

Il gesto è inquadrabile come apologia del fascismo. I tifosi comunque salvi per prescrizione
Stadio affollato in attesa della partita

di Marina Crisafi - Partita Italia-Georgia del 2008. Mentre si diffondono le note dell'inno di Mameli, sette tifosi vengono beccati dalle telecamere a fare il "saluto romano". Inequivocabile il significato del comportamento che non viene affatto "perdonato" dai giudici: il gesto integra infatti "apologia del fascismo" in quanto rimanda a valori politici di discriminazione razziale ed intolleranza. L'off-limits viene confermato anche dalla Cassazione che ha sposato in pieno la tesi dei giudici di merito per la riprovevolezza del gesto, ancora più censurabile vista la "diffusione mediatica".

Il saluto romano, si legge infatti nella sentenza della prima sezione (n. 20450/2016, qui sotto allegata), era stato inscenato dal gruppo di ultras nel corso dell'incontro di calcio, valevole per la partecipazione ai mondiali di calcio, alla presenza di oltre 20mila spettatori.

A nulla vale la tesi difensiva dei tifosi secondo i quali, il saluto fascista gesto non "possedeva alcuna valenza discriminatoria e non era accompagnato da comportamenti violenti che potessero essere ricondotti al regime fascista".

Per gli Ermellini, il saluto fascista o romano, che dir si voglia, rappresenta una manifestazione che rimanda all'ideologia fascista e a valori politici di discriminazione razziale e di intolleranza. La fattispecie non richiede che non richiede che le manifestazioni "siano caratterizzate da elementi di violenza, svolgendo una funzione di tutela preventiva secondo quanto previsto dal decreto-legge 122 del 1993".

Tifosi comunque salvi per l'intervenuta prescrizione del reato.

Cassazione, sentenza n. 20450/2016
(17/05/2016 - Marina Crisafi)
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