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Il tempo per indossare la divisa da lavoro va retribuito

Per il Tribunale di Ascoli, se è il datore di lavoro a indicare il tempo e il luogo dell'esecuzione della prestazione, questa è connessa allo svolgimento dell'attività lavorativa
uomo che ha cambiato abiti da lavoro
Alice nel Paese delle Meraviglie chiedeva al Bianconiglio : "Per quanto tempo è per sempre?" Il Bianconiglio rispondeva: "A volte solo un secondo".

Avv. Barbara Pirelli - Certamente non ha chiesto un secondo ma dieci minuti di tempo il personale turnista infermieristico ed ostetrico dell'ASUR Marche per poter indossare e dismettere la divisa di lavoro. Questa attività di vestizione, all'ingresso e svestizione all'uscita dal luogo di lavoro non veniva retribuita, per questa ragione il personale infermieristico ha agito in giudizio, dinanzi al Tribunale di Ascoli Piceno, per vedersi riconosciuto il pagamento di quei dieci minuti necessari per cambiarsi d'abito ed indossare la divisa oppure togliere la stessa alla fine del turno.

Ovviamente la ASUR Marche, convenuta in giudizio, riteneva assolutamente infondata la richiesta avanzata dal personale infermieristico; di diverso avviso è stato il giudice, nella persona del GOT, Avv. Tiziana D'Ecclesia, che con la sentenza n. 583 del 18.12.2015 (qui sotto allegata), ha accolto le richieste avanzate dal personale infermieristico ed ostetrico chiarendo in maniera puntuale le ragioni per le quali il tempo di vestizione e svestizione andava retribuito.

Come ricordato dal R.D. 5 marzo 1923 n.692 art. 3, va considerato lavoro effettivo ogni lavoro che richieda un'occupazione assidua e continuativa, inoltre, secondo la giurisprudenza comunitaria (cfr. Corte di Gius. Com. Eur. 09 settembre 2003 - causa C-151/02 par. 58 ss.) per comprendere se un certo periodo di servizio rientri o meno nella nozione di orario di lavoro bisogna stabilire se il lavoratore sia o meno obbligato ad essere fisicamente presente sul luogo di lavoro e a disposizione del datore di lavoro.

La Corte di Cassazione ha, altresì, precisato che le attività preparatorie vanno distinte in "remote e dirette": le prime ad esempio riguardano il tragitto per recarsi sul posto di lavoro mentre per le seconde va valutata la disciplina contrattuale.

In parole semplici, se il lavoratore ha la possibilità di scegliere liberamente dove cambiarsi, ad esempio a casa, questa attività fa parte degli atti di diligenza preparatoria allo svolgimento dell'attività lavorativa e in considerazione di ciò questa attività non va retribuita.

Al contrario se è il datore di lavoro ad indicare il tempo e il luogo dell'esecuzione allora il lasso di tempo che occorre per svolgere questa attività deve essere retribuito.

Nel caso in questione il personale infermieristico ed ostetrico dell'ASUR Marche, per questioni igieniche, è tenuto ad indossare la divisa negli stessi ambienti dell'azienda mentre non possono arrivare in divisa sul posto di lavoro, indossando la stessa a casa.

Di conseguenza indipendentemente dall'orario di timbratura la retribuzione viene corrisposta a decorrere dall'inizio formale del turno. Questo significa che i lavoratori sono tenuti ad arrivare in anticipo sul posto di lavoro proprio per effettuare le attività di vestizione. Tale attività è quindi connessa allo svolgimento della prestazione lavorativa e dunque riferibile al tempo di effettiva prestazione di lavoro, che va retribuita.

In buona sostanza, il lavoratore dedica una parte del proprio tempo, nel rispetto delle direttive datoriali, per indossare la divisa, tempo che va retribuito. Con riferimento, poi, al tempo necessario per effettuare queste operazioni il giudice ha riconosciuto un tempo di 10 minuti per la vestizione in entrata e altri 10 minuti per la vestizione in uscita, il tutto nei limiti della prescrizione quinquennale decorrente a ritroso dalla data di notifica del ricorso introduttivo all'azienda convenuta.

Avv. Barbara Pirelli - barbara.pirelli@gmail.com
Tribunale Ascoli Piceno, sentenza n. 583/2015
(16/04/2016 - Avv.Barbara Pirelli) Foto: 123rf.com
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