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Calcolo stipendio netto

Ecco quanto entrerà nelle nostre tasche ogni mese. Guida al calcolo dello stipendio netto, quali voci gravano sulla busta paga e quali la "arricchiscono"
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di Erminia Liccardo - E' consuetudine, del resto molto ricorrente, che nei colloqui di lavoro, o in sede di redazione di contratto per assunzione, non venga fatta menzione dello stipendio netto, bensì della retribuzione al lordo, ovverosia di quell'importo comprensivo di tasse e contributi destinati alla fine ad essere detratti.

Tuttavia, quello che interessa a coloro che cercano un lavoro è proprio l'importo finale, appunto lo stipendio netto, essendo proprio esso destinato - almeno è quello che ci si attende - a rimpinguare le proprie tasche ed a rappresentare la remunerazione mensile.


Indice:

  1. Stipendio netto: le voci in busta paga
  2. Stipendio netto: importi fissi e variabili a vantaggio
  3. Stipendio netto: le aliquote Irpef
  4. Lo stipendio netto nel part-time
  5. Lo stipendio netto nell'apprendistato

Stipendio netto: le voci in busta paga

I cedolini italiani, secondo recenti statistiche, si sono rivelati tra i più complessi, un primato questo poco lusinghiero che risente delle disposizioni del sistema giuslavoristico e del suo eccessivo carico di leggi e circolari, che, unite a quelle provenienti da altre innumerevoli fonti, fanno delle buste paga italiane le più ardue da interpretare.

Le prime ad alimentare questo stato di cose sono le voci che, all'unisono, concorrono a modificare lo stipendio netto a svantaggio di chi è destinato a fruirne.

Anche noti come fattori detrattivi, si tratta innanzitutto dei famosi contributi previdenziali quali l'Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche, ben nota con l'acronimo IRPEF, l'IVS, ossia le imposte da versare all'INPS per la pensione di invalidità, vecchiaia e superstiti, nonché le imposte dovute per l'addizionale regionale e comunale.

A tali voci vanno, in determinati casi, ad aggiungersi ulteriori, specifici, contributi: è il caso, ad esempio, del contributo destinato alla cassa di assistenza sanitaria supplementare per i dipendenti ai quali si applica il CCNL studi professionali.

Stipendio netto: importi fissi e variabili a vantaggio

Se è vero che esistono, come visto, numerose voci che vanno a gravare, anche sensibilmente, sulla busta paga, assottigliando il ritorno in termini economici in capo a chi dovrebbe beneficiarne, è altrettanto vero che esistono delle voci che possono addirittura ridurre le detrazioni previste dal sistema contributivo, quindi recare giovamento in termini di valore utile per il lavoratore sul suo stipendio netto: l'avere a carico una moglie e/o figli più o meno grandi o portatori di handicap sono fattori che influenzano positivamente la remunerazione mensile.

Anche benefit e tredicesima, eventuali straordinari, rimborsi a piè di lista, diarie per missioni all'esterno incidono sul valore della retribuzione mensile così come straordinari, indennità varie, premi di risultato o variabile, assegni per nucleo familiare, valori convenzionali: trattasi di voci variabili della busta paga e che, come tali, alterano l'importo della retribuzione da un mese all'altro senza continuità nel tempo. Come si intuisce, il calcolo della retribuzione "utile", ossia dello stipendio netto, non è del tutto facile perché alla già ardua operazione di calcolo delle varie voci fisse ivi presenti va ad aggiungersi la necessità di vagliare la presenza di voci variabili, accessorie, da defalcare dall'importo complessivo.

Per fortuna gli strumenti informatici, come sempre, ci vengono in soccorso: esistono infatti dei software utili ad addivenire al calcolo dello stipendio netto della busta paga, sempre partendo da quello lordo, ossia da quel famoso importo che viene indicato a forfait e che comprende invece una serie di voci che vanno ad influire sensibilmente sul conteggio finale dello stipendio utile.

Stipendio netto: le aliquote Irpef

Una delle voci che maggiormente incidono nel calcolo dello stipendio netto è rappresentata dall'Irpef, che, pertanto, merita un maggiore approfondimento.

In particolare, va segnalato che l'aliquota Irpef che si applica alla retribuzione dei lavoratori non è sempre la stessa ma varia a seconda delle somme di denaro percepite.

Nel dettaglio, ecco quali percentuali si applicano ai diversi importi dello stipendio:

  • da 0 a 15.000 euro - 23%
  • da 15.001 a 28.000 euro - 27%
  • da 28.001 a 55.000 euro - 38%
  • da 55.001 a 75.000 euro - 41%
  • da 75.000 euro in su - 43%.

Lo stipendio netto nel part-time

La previsione di diverse aliquote Irpef fa sì che un lavoratore part-time non sempre percepisca una retribuzione netta ridotta rispetto a quella di un lavoratore full-time in maniera proporzionale al minor numero di ore prestate.

Infatti, gli stipendi dei lavoratori a tempo parziale, in ragione della riduzione di orario, sono complessivamente inferiori rispetto a quelli dei lavoratori a tempo pieno, il che li colloca spesso in uno scaglione Irpef differente rispetto a quello dei colleghi. Pertanto, quasi sempre il part-timer che lavora, ad esempio, 20 ore riceverà una retribuzione netta che è maggiore della metà di quella percepita dal full-timer che lavora 40 ore.

Lo stipendio netto nell'apprendistato

Per quanto riguarda, invece, i lavoratori assunti con contratto di apprendistato, l'incidenza dell'Irpef sul netto della busta paga segue delle regole differenti. Infatti, se i dipendenti assunti con gli ordinari contratti di lavoro subiscono generalmente l'applicazione di una quota dell'aliquota Irpef compresa tra 9,19 e 9,49 punti percentuali, la percentuale di contribuzione posta a carico degli apprendisti è pari al 5,84%.

Si tratta di una scelta fatta dal legislatore con il fine di favorire il dipendente assunto con tale contratto di lavoro.

Leggi anche:

- Quanto pesano le tasse sullo stipendio?

- La busta paga

- Pignoramento dello stipendio: il minimo vitale

(25/11/2015 - Erminia Liccardo)
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