Nell'indagine dell'Authority, oltre a Eni, Acea ed Edison, c'è anche l'Enel

di Marina Crisafi – A fronte di migliaia di reclami presentati negli anni dalle associazioni dei consumatori, l’Antitrust ha deciso di aprire un’indagine sulle cosiddette“bollette pazze” inviate dai maggiori fornitori delle utenze italiane.

A finire nel mirino dell’Authority, infatti, ci sono tutti i colossi dell’energia elettrica e del gas, come Eni, Edison ed Enel, sia per quanto riguarda il mercato libero (Enel Energia) che per quello di maggior tutela (Ese), e anche i trader del settore idrico come Acea. 

Quanto alle condotte, ad essere sotto esame sono le diverse modalità di fatturazione sospettate di “mancata trasparenza” e violazione delle norme del codice del consumo.

Ce n’è per tutti i gusti. Bollette su consumi presunti, mancata considerazione delle autoletture; fatture a conguaglio di importi notevolmente elevati, anche a seguito di controlli pluriennali; mancata registrazione dei pagamenti effettuati dagli utenti con consequenziale messa in mora e finanche distacco; ma anche mancato rimborso dei crediti maturati dagli utenti stessi.

Comportamenti assolutamente “disdicevoli”, secondo le associazioni dei consumatori, e in primis Federconsumatori e Adusbef che da anni denunciano tali problematiche, sottoposte dagli utenti, arrivando ormai a sfiorare i 500mila reclami.

Una situazione che ha portato quindi l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ad avviare quattro procedimenti istruttori nei confronti dei principali trader, ordinando anche ispezioni nelle sedi delle società interessate (a Roma, Milano e San Donato Milanese), con l’aiuto del nucleo speciale antitrust della Guardia di Finanza.


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