Una madre maltrattata dal compagno può fuggire di casa per evitare percosse dal proprio compagno e portare con se anche il figlio minore.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione precisando che in tal caso non è dato configurare il reato di sottrazione di minore.
La Corte ha precisato tra le altre cose che per la configurazione di tale reato, è necessario che ci sia una volontà diretta ad una globale sottrazione del minore alla sfera di controllo dell' altro genitore. Tale ipotesi è da escludere quando la scelta di portar via il bambino sia determinata da altre esigenze come quella di non lasciarlo solo.
Il reato, infatti, precisa la Corte, non si configura nel semplice trasferimento del minore in luogo diverso dall' abitazione familiare, perché è inevitabile che durante la fine di una relazione (che sia più o meno burrascosa), per uno dei due genitori, sia meno agevole il rapporto col figlio conteso.
Con questa decisione i Magistrati di Piazza Cavour hanno assolto una mamma, sottoposta a maltrattamenti dal proprio partner, che nei precedenti gradi di giudizio era stata condannata per essere fuggita portando via con sé il figlio di quattro anni.
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