La Corte di Cassazione ha convalidato le condanne, per lesioni colpose, nei confronti di tre produttori di valvole cardiache. Secondo il giudizio della Corte, i titolari delle case produttrici delle valvole cardiache all'ospedale Molinette di Torino svolgevano dei compiti che “non potevano prescindere da una visione d'insieme delle problematiche anche tecnico-produttive della compagine”. In particolare, la quarta sezione penale, rigettando i ricorsi dei produttori brasiliani ha spiegato che “gli ovvi riflessi sul piano della gestione finanziaria e contabile nonché sul piano del “marketing” ricollegabili all'attività di fabbricazione dei dispositivi e a quella prodromica della commercializzazione, hanno impedito per il Tribunale e per la stessa Corte, per ciò solo, di ritenere qualcuno dei tre imputati estranei alle relative valutazioni e immuni da responsabilità al riguardo”.
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Come "dato emblematico e significativo della
consapevolezza di partecipare materialmente all'immissione nel mercato
europeo delle protesi di cui si tratta", la Cassazione ricorda che "al
fine di condurre lo studio clinico preliminare all'ottenimento delle
certificazioni, occorreva preventivare l'impegno di spesa, approntare
le risorse finanziarie, individuare e contattare le strutture
sanitarie interessate, a riprova del necessario coinvolgimento
dell'intero organigramma dirigenziale e, dunque, non solo di Thomas
Henry Reif, ma pure di Rubens De Souza Junqueira e di Ivan Sergio
Casagrande nelle relative scelte e nelle attivita' consequenziali".
Da rilevare ancora che nel processo si erano costituite oltre 30
parti civili per chiedere i danni legati allo scandalo che scoppio'
nell'ospedale torinese nel 2002. Al riguardo, la Suprema Corte fa
notare che "l'attitudine pregiudizivole dei fatti addebitati agli
imputati e' stata ben posta in evidenza dalla sentenza impugnata al
solo fine di stabilire in astratto l'obbligo del risarcimento".