Innegabile che Futuro Nazionale del Gen. Roberto Vannacci sia la grande novità del panorama politico italiano. Occorre andate al di là del messaggio elettorale per comprendere qual è l'idea di società ivi formulata e quale ruolo svolga l'economia al suo interno. Stefano Sylos Labini, che ha contribuito ad arricchire il catalogo dei temi del programma di FN, invia a Law In Action l'articolo che segue, opera di Giovanni Scanagatta, professore di politica economica e monetaria all'Unitelma "Sapienza" di Roma, con cui vengono analizzate le varie componenti del programma del Gen. Vannacci. Tra i temi nevralgici del documento ideologico-programmatico non poteva mancare la proposta della moneta fiscale, cui questa rubrica ha dedicato nel tempo ampio spazio.
Rivolgo un particolare ringraziamento a Stefano Sylos Labini, firma che, proprio per il tema della moneta fiscale, indirizzo nostri lettori ben conoscono.
Buona lettura.
SINTESI DEL DOCUMENTO IDEOLOGICO-PROGRAMMATICO DI “FUTURO NAZIONALE” DEL GENERALE ROBERTO VANNACCI
Giovanni Scanagatta*
Il documento ideologico-programmatico di Futuro Nazionale, promosso dal generale Roberto Vannacci, propone una visione politica di lungo periodo fondata sul recupero della sovranità nazionale, sulla valorizzazione dell’identità italiana e sulla centralità della persona, della famiglia e del bene comune. Non si tratta, quindi, soltanto di un programma elettorale, ma del tentativo di delineare una precisa idea di società, nella quale economia, demografia, cultura, sicurezza e politica estera concorrono alla costruzione del futuro della Nazione.
Un concetto particolarmente importante è quello del bene comune, che richiama direttamente uno dei principi fondamentali della Dottrina Sociale della Chiesa. L'economia, in questa prospettiva, non può essere considerata un fine autonomo, né può essere giudicata esclusivamente attraverso gli indicatori della crescita finanziaria. Deve essere invece orientata alla persona, al lavoro, alla famiglia e alla comunità. Il mercato è uno strumento importante, ma non può diventare il criterio ultimo delle scelte politiche. Il compito della politica è creare le condizioni affinché la libertà economica, l'iniziativa privata e la responsabilità individuale possano contribuire al bene dell'intera società.
Questa impostazione emerge anche nella parte economica del programma. Futuro Nazionale propone una riduzione della pressione fiscale, la semplificazione del sistema tributario, la diminuzione del cuneo fiscale, il sostegno ai salari, agli investimenti e alla produzione nazionale. Grande importanza viene attribuita alla famiglia e alla natalità, considerate non soltanto questioni private o assistenziali, ma condizioni essenziali per la continuità sociale ed economica della Nazione.
L'impostazione appare condivisibile soprattutto perché riconosce che l'Italia non può uscire dalla stagnazione limitandosi a redistribuire la ricchezza esistente. Occorre tornare a produrre ricchezza, investire, aumentare la produttività, sostenere il lavoro e rendere competitiva la nostra industria. In questo senso, la riduzione della pressione fiscale e del costo dell'energia può rappresentare un importante fattore di sviluppo.
La principale criticità riguarda tuttavia la necessità di trasformare gli obiettivi politici in un vero piano economico-finanziario. Ridurre le tasse, sostenere la famiglia, aumentare gli investimenti e contemporaneamente mantenere sotto controllo deficit e debito richiede coperture precise e numeri verificabili. La revisione della spesa pubblica e il contrasto all'evasione sono obiettivi condivisibili, ma devono essere accompagnati da una puntuale quantificazione delle risorse disponibili.
Particolarmente interessante è la proposta della moneta fiscale, concepita come strumento complementare all'euro e non semplicemente come un ritorno alla lira. Attraverso crediti e compensazioni fiscali si potrebbe cercare di aumentare la liquidità dell'economia, sostenere gli investimenti e recuperare almeno in parte margini di autonomia nella politica economica. È una proposta che merita di essere studiata seriamente, soprattutto se finalizzata alla produzione e agli investimenti e non utilizzata come strumento per finanziare indefinitamente la spesa corrente. La sua realizzazione dovrebbe essere graduale, trasparente e compatibile con la sostenibilità dei conti pubblici e con il quadro europeo.
Un altro elemento importante è la politica energetica e la volontà di riprendere, quando le condizioni geopolitiche e giuridiche lo consentiranno, i rapporti economici e commerciali con la Russia. Il programma parte da una considerazione concreta: l'energia a costi competitivi è indispensabile per la sopravvivenza e la competitività della manifattura italiana. Da questo punto di vista, l'Italia dovrebbe poter commerciare con tutti i Paesi con i quali sia possibile farlo nel rispetto del diritto internazionale e del proprio interesse nazionale. La vera sovranità energetica, tuttavia, non dovrebbe significare dipendenza da un unico fornitore, ma diversificazione: Russia, quando possibile, ma anche Mediterraneo, Algeria, gas naturale liquefatto, rinnovabili, idroelettrico e soprattutto sviluppo del nucleare.
Anche in questo caso il principio del bene comune può rappresentare il criterio di valutazione: una scelta energetica deve essere giudicata sulla base della sua capacità di garantire sicurezza degli approvvigionamenti, prezzi sostenibili, occupazione e competitività dell'industria italiana.
La parte culturale del documento è altrettanto caratterizzante. Futuro Nazionale considera l'identità italiana il risultato di una storia nella quale si incontrano Roma, la tradizione greca e il cristianesimo. La cultura cristiana non viene quindi presentata semplicemente come una fede privata, ma come una delle radici profonde della civiltà italiana ed europea.
In questo quadro assumono particolare rilievo i cosiddetti valori non negoziabili: la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, la centralità della famiglia naturale, l'identità cristiana e la tradizione giuridica romana. È una visione che trova un riferimento evidente nella Dottrina Sociale della Chiesa e nell'idea che esistano principi fondamentali legati alla dignità della persona che la politica non dovrebbe sacrificare per esigenze contingenti.
Anche la proposta di mantenere il Crocifisso nelle scuole e negli edifici pubblici va letta in questa prospettiva: non necessariamente come imposizione di una fede religiosa, ma come riconoscimento pubblico di una radice storica e culturale dell'Italia. Questo principio, però, deve necessariamente accompagnarsi alla piena libertà religiosa e alla pari dignità delle altre confessioni. Riconoscere le radici cristiane dell'Italia non significa negare il diritto di chi professa altre religioni, né quello di chi non professa alcuna religione.
Ed è proprio qui che il concetto di bene comune assume il suo significato più profondo. Una comunità nazionale non è soltanto un insieme di individui e di interessi economici, ma è una comunità di persone legate da una storia, da istituzioni, da responsabilità reciproche e da valori condivisi. La libertà individuale deve essere tutelata, ma deve anche incontrarsi con la responsabilità verso gli altri e verso le generazioni future.
Nel complesso, il documento di Futuro Nazionale propone quindi una visione nella quale sovranità, economia, famiglia, identità culturale e bene comune sono strettamente collegati. Il suo punto di forza è la presenza di una visione organica e riconoscibile; il suo principale limite è la necessità di tradurre alcuni obiettivi, soprattutto economici, in strumenti più dettagliati, quantificati e concretamente sostenibili.
La questione decisiva sarà allora verificare se questa visione possa trasformarsi in una politica capace di produrre non soltanto maggiore sovranità, ma anche più lavoro, più crescita, maggiore sicurezza economica per le famiglie e una società più coesa. In definitiva, il criterio con cui valutare il programma dovrebbe essere proprio quello indicato dalla Dottrina Sociale della Chiesa: non soltanto quanto cresce l'economia, ma a servizio di chi cresce l'economia e quale bene realizza per l'intera comunità nazionale.
*UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti)

