La sicurezza sui luoghi di lavoro

La sicurezza sui luoghi di lavoro è regolamentata dal Testo Unico 81 del 2008, che ha abrogato la precedente legge 626.

Il testo istituisce il cosiddetto Comitato per il coordinamento della vigilanza sulla sicurezza sul lavoro, che include, al proprio interno, anche un rappresentante dell’Inail. Tale comitato ha il compito, tra l’altro, di sancire programmi e obiettivi di miglioramento delle condizioni di sicurezza e salute dei lavoratori, stabilendo linee comuni e definendo una programmazione annuale. Esso, inoltre, deve assicurare lo scambio di informazioni e la comunicazione tra i vari soggetti istituzionali, così che la normativa sulla sicurezza sia recepita da tutti.

Il TU 81 istituisce, inoltre, la Commissione consultiva per la sicurezza sul lavoro, il cui compito è quello di redigere ogni anno una relazione sull’applicazione delle normative in questo ambito, valorizzando, inoltre, i codici di condotta e gli accordi sindacali. Viene creato, infine, il Sinp, cioè il Sistema informativo nazionale per la prevenzione, che ha lo scopo di pianificare, orientare e verificare l’efficacia di tutte le attività di prevenzione delle malattie e degli infortuni professionali, indirizzando e programmando l’attività di vigilanza.

Sulla base del TU 81, ad avere competenze in materia di sicurezza sul lavoro sono l’Ipsema, l’Inail e l’Ispesl, naturalmente coordinatori con i Ministeri delle Politiche Sociali, della Salute e del Lavoro. Questi tre enti devono garantire una consulenza continua alle aziende, con particolare riferimento alle piccole e medie imprese, anche mediante sostegni tecnici, fornendo strumenti che permettano di diminuire il livello di rischio sul luogo di lavoro e progettando percorsi formativi destinati ai lavoratori. L’Inail, in particolare, al fine di diminuire il fenomeno degli infortuni, ha il compito di registrare tutti i dati riguardanti gli infortuni occorsi sul luogo di lavoro che determinino almeno un’assenza di un giorno, realizzare ricerche e studi sugli infortuni, prendere parte all’elaborazione della normazione in questo ambito e erogare prestazioni sanitarie di riabilitazione.

L’Ispesl, invece, che è l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza sul Lavoro, nasce con finalità di sperimentazione, assistenza, ricerca, consulenza e formazione in materia: in concreto, esso promuove e sviluppa programmi di ricerca scientifica per verificare che i dipendenti sul posto di lavoro possano contare su tutti i requisiti di sicurezza e conformità alla legge. L'Ispesl, inoltre, fornisce dati e consulenze ai Ministeri, in materia di sicurezza sul lavoro, eventualmente intervenendo nella redazione del Piano Sanitario Nazionale: in sostanza, rappresenta un supporto al Servizio Sanitario Nazionale, producendo consulenze per le strutture che si occupano di prevenzione negli ambienti di lavoro.

Nel testo, poi, vengono illustrate le misure necessarie per assicurare la tutela della sicurezza sul posto di lavoro. Esse presuppongono, tra l’altro, una formazione adeguata per i dirigenti, i lavoratori e i rappresentanti dei lavoratori; il controllo sanitario dei dipendenti; la programmazione e la messa in atto di misure finalizzate ad assicurare la sicurezza sul lavoro, anche adottando buone prassi; la sostituzione di eventuali oggetti pericolosi con oggetti meno pericolosi; la valutazione di eventuali rischi per l’incolumità delle persone, e, di conseguenza, la riduzione del numero di persone esposte a tali rischi. Non solo: viene sancita anche l’obbligatorietà di un’azione di prevenzione, finalizzata a dare una conoscenza adeguata ai lavoratori dei loro diritti.

Il Testo unico, poi, impone di limitare l’uso di agenti fisici, chimici e biologici, di adottare segnali di avvertimento e di educare i lavoratori a tutte le misure di emergenza che è necessario mettere in atto in caso si renda necessaria l’evacuazione (per esempio in caso di incendio) o per il primo soccorso. Tutti gli ambienti, gli impianti e le attrezzature devono essere mantenute in maniera che siano conformi alle indicazioni delle case produttrici, e inoltre i lavoratori non devono in alcun modo sostenere alcun onere finanziario o pagamento per la messa in atto delle misure riguardanti l’igiene, la sicurezza e la salute sul lavoro.

I dirigenti e i datori di lavoro, naturalmente, sono tenuti a rispettare tutta una serie di obblighi. Ecco i più rilevanti: fornire dispositivi di protezione ai lavoratori; tenere conto delle condizioni e delle capacità dei lavoratori nel caso in cui vengano loro affidati compiti e designati per attuare e mettere in pratica misure di prevenzione quali evacuazione del luogo di lavoro, lotta anti-incendio, primo soccorso, salvataggio e gestione dell’emergenza; nominare un medico competente che si occupi della sorveglianza sanitaria; prendere tutti i provvedimenti necessari affinchè possano accedere a zone pericolose (o che comunque presuppongono un rischio specifico) solo i lavoratori che abbiano un addestramento specifico; informare i lavoratori eventualmente esposti a un pericolo grave in maniera immediata; permettere ai lavoratori di effettuare la visita medica obbligatoria prevista dai piani di sorveglianza sanitaria; richiedere a tutti i lavoratori di rispettare le disposizioni aziendali e le norme vigenti relative all’igiene e alla sicurezza sul lavoro, imponendo loro, per esempio, di utilizzare tutti i dispositivi e i mezzi di protezione, sia individuali che collettivi, a loro disposizione; adottare tutte le misure appropriate per tenere sotto controllo le situazioni di emergenza, e avvisare i lavoratori di eventuali rischi a cui sono esposti.

Dovere del datore di lavoro, inoltre, è quello di formare e addestrare in maniera adeguata i suoi dipendenti. Tra gli altri obblighi, segnaliamo: permettere ai lavoratori di verificare che tutte le misure di protezione della salute siano applicate, eventualmente anche attraverso i rappresentanti dei lavoratori; non richiedere mai una prestazione lavorativa in una situazione in cui possa palesarsi una situazione di pericolo immediato o grave; consegnare ai rappresentanti dei lavoratori tutti i documenti relativi a questo ambito; fare tutto il possibile affinché le misure tecniche causino rischi all’ambiente esterno o mettano in pericolo la salute della popolazione, anche verificando periodicamente che l’assenza di rischio continui; in caso di infortuni sul lavoro, darne comunicazione all’Ipsema e all’Inail, per via telematica, entro 48 ore dal rilascio del certificato medico (la comunicazione è obbligatoria nel caso in cui l’infortunio provochi un’assenza superiore ai tre giorni).

Per quel che riguarda la vigilanza e i controlli sull’applicazione di tutte le normative relative alla sicurezza e alla salute sul luogo di lavoro, essa è competenza dell’Asl, l’Azienda Sanitaria Locale del territorio, ed eventualmente del Corpo Nazionale dei vigili del fuoco. Diverso, invece, il discorso per i luoghi di lavoro delle forze di polizia, delle forze armate e degli stessi vigili del fuoco: in questo caso, infatti, la vigilanza spetta dai servizi tecnici e sanitari istituiti. Infine, per i lavoratori a bordo delle navi e in generale nei porti marittimi, la vigilanza è compito delle autorità portuali e degli uffici di sanità marittima.

Il Testo Unico, poi, sancisce anche tutte le disposizioni finalizzate a tutelare la sicurezza dei lavoratori anche contrastando il lavoro irregolare. Anche grazie a eventuali segnalazioni provenienti dalle amministrazioni pubbliche, infatti, i diversi organi di vigilanza che fanno capo ai Ministeri delle Politiche Sociali, della Salute e del Lavoro hanno la possibilità di sospendere un’attività imprenditoriale che si renda protagonista di violazioni nel caso in cui utilizzi personale in nero (vale a dire non indicato nella documentazione obbligatoria) per almeno il 20 % dei lavoratori presenti, oltre che per violazioni reiterate e gravi in materia di sicurezza sul posto di lavoro. Si parla di reiterazione se viene commessa una violazione simile a una violazione già compita nei cinque anni precedenti. La sospensione equivale, tra l’altro, all’interdizione alla partecipazione ad appalti e gare pubbliche, oltre che alla contrattazione con le amministrazioni pubbliche. Se il numero di lavoratori in nero è sotto il 50 % del totale, l’interdizione dura tanto quanto la sospensione; se supera il 50 % del totale, o se si verifica una violazione reiterata, l’interdizione dura il doppio della sospensione.

Per quel che riguarda il medico competente, egli ha l’obbligo di collaborare, oltre che con il servizio di prevenzione, anche con il datore di lavoro, per programmare la necessaria sorveglianza sanitaria, effettuare una valutazione dei rischi, predisporre tutte le misure atte a tutelare la salute (sia fisica che psicologica) dei lavoratori, informare i lavoratori stessi e gestire l’organizzazione del primo soccorso. Il medico, inoltre, si occupa in prima persona della sorveglianza sanitaria mediante protocolli sanitari specifici, stabiliti sulla base dei rischi e tenendo conto di tutti gli indirizzi scientifici; suo compito, inoltre, è collaborare alla valorizzazione e alla messa in atto dei cosiddetti piani volontari di promozione alla salute.

Tra le mansioni del medico competente, poi, vi è anche l’istituzione e l’aggiornamento di una cartella sanitaria per ciascuna lavoratore: tale cartella, naturalmente, deve essere custodita in maniera tale da rispettare il segreto professionale, e conservata presso un luogo di custodia stabilito in ogni momento, salvo il tempo necessario alla trascrizione dei risultati della sorveglianza sanitaria. Alla cessazione dell’incarico, egli deve consegnare tutta la documentazione sanitaria che possiede al datore di lavoro, mentre, quanto un lavoratore cessa il proprio rapporto di lavoro, deve ricevere dal medico competente una copia della cartella sanitaria, con tutte le istruzioni utili a conservarla. I compiti del medico competente, dunque, sono importanti e numerosi: egli, infatti, deve anche prendere parte alla programmazione e alla pianificazione del controllo dell’esposizione dei dipendenti, visitare almeno una volta all’anno gli ambienti di lavoro per definirne la valutazione dei rischi, e informare tutti i lavoratori dei risultati provenienti dalla sorveglianza sanitaria.

Ciò significa che il lavoratore ha diritto di conoscere il significato della sorveglianza cui è sottoposto, e soprattutto la necessità di ricevere accertamenti di tipo sanitario – in caso di contatti con agenti pericolosi o che abbiano effetti sul lungo termine – anche una volta cessata l’attività che lo espone a questi agenti. Infine, il medico, che deve comunicare il possesso dei titoli richiesti tramite autocertificazione, ha anche il dovere di comunicare ai rappresentanti dei lavoratori e al responsabile del servizio di prevenzione i risultati della sorveglianza sanitaria (in forma statistica, collettiva e anonima), dando suggerimenti e indicazioni sul loro significato, così che si possano mettere in atto – se necessarie – nuove misure per la tutela dell’integrità e della salute psicologica e fisica dei lavoratori.

Il testo Unico 81 regolamenta anche l’insieme degli obblighi relativi ai contratti di appalto. Nel caso di affidamento di servizi, forniture o lavori a lavoratori autonomi interni all’azienda o a un’impresa appaltatrice, il datore di lavoro ha una serie di obblighi. Egli, infatti, deve fornire ai soggetti coinvolti tutte le informazioni utili per conoscere eventuali rischi derivanti dall’ambiente in cui lavorano – o lavoreranno – e quindi misure di emergenza e prevenzione che possano essere adottate; deve verificare che i lavoratori autonomi o le imprese appaltatrici dispongano dell’idoneità tecnica e professionale in relazione ai servizi e ai lavori da affidare loro. Occorre, pertanto, che gli acquisisca il certificato di registrazione alla Camera di Commercio e l’autocertificazione dell’impresa appaltatrice. Il datore di lavoro, inoltre, deve favorire la cooperazione tra le parti, redigendo un documento di valutazione degli eventuali rischi, suggerendo le misure e gli strumenti adottati per ridurre per quanto possibili i rischi derivanti da interferenze.

L’imprenditore committente, per altro, risponde sia con l’appaltatore che con i subappaltatori – se presenti – di tutti i danni per cui i lavoratori dipendenti dell’appaltatore o dei subappaltatori non siano risarciti dall’Ipsema o dall’Inail. In più, all’interno dei contratti di subappalto singoli, occorre specificare i costi destinati alla sicurezza e al suo mantenimento. Gli enti aggiudicatori nelle gare di appalto devono tenere conto, nella considerazione dell’anomalia delle offerte, del valore economico, che deve essere sufficiente, e in ogni caso adeguato, rispetto sia al costo del lavoro che al costo della sicurezza. Quest’ultimo, in particolare, deve essere indicato in maniera specifica, ed essere equo rispetto alle caratteristiche delle forniture, dei servizi o dei lavori. È il Ministero del Lavoro, insieme con quello delle Politiche Sociali e quello della Salute, a sancire periodicamente il costo del lavoro, tenendo conto delle norme in ambito assistenziale e previdenziale, della contrattazione collettiva firmata dai sindacati, delle differenti zone territoriali e dei differenti settori merceologici.

In materia di sicurezza sul lavoro, un aspetto senza dubbio importante regolamentato dal Testo Unico 81 è quello della valutazione dei rischi. Essa riguarda, tra gli altri aspetti, la sistemazione degli ambienti di lavoro, la scelta dei preparati chimici e delle sostanze impiegate e l’utilizzo delle attrezzature di lavoro. In generale tale valutazione ha a che fare con tutti i rischi che potenzialmente potrebbero compromettere la salute e la sicurezza dei lavoratori, senza escludere nessun tipo di disagio, come per esempio lo stress derivante dal lavoro, e tantomeno le donne in stato di gravidanza. La valutazione dei rischi, da presentare sotto forma di relazione scritta, deve includere, tra l’altro, l’identificazione delle procedure da mettere in atto per realizzare misure riparatrici, e dei ruoli all’interno dell’organizzazione aziendale di chi deve provvedere a ciò: questo compito, naturalmente, può essere assegnato solo a soggetti dotati di poteri e competenze adeguate.

La valutazione, inoltre, si compone di una relazione sui criteri adottati per eseguire la valutazione stessa, sull’individuazione delle misure di protezione già messe in atto, sia a livello individuale che collettivo, e sull’indicazione del nome della persona responsabile del servizio di protezione, del nome del medico competente che ha preso parte alla valutazione e del rappresentante dei lavoratori. Il documento, poi, deve includere anche un’indicazione di tutte le mansioni che potrebbero esporre a rischi particolari i lavoratori, o perché presuppongono il contatto con sostanze particolari, o perché possono essere svolte dolo dopo un addestramento e una formazione specifici.

Per garantire la sicurezza sul posto di lavoro è necessario adottare un modello di gestione e di organizzazione efficace, che esima dalla responsabilità delle società, delle persone giuridiche e delle associazioni. Esso deve garantire un sistema aziendale che adempia a tutti gli obblighi riguardanti le attività di formazione e informazione dei lavoratori, le attività di tipo organizzativo (come per esempio il primo soccorso, le emergenze, le riunioni periodiche di sicurezza, la gestione degli appalti e le consultazioni dei rappresentanti), le attività di valutazione dei rischi e di attuazione delle misure preventive, le attività di vigilanza e rispetto delle procedure di sicurezza, le attività di sorveglianza sanitaria, il rispetto dei parametri strutturali e tecnici relativi a impianti, attrezzature, agenti chimici e luoghi di lavoro. Il modello organizzativo, inoltre, deve prevedere un controllo sulla messa in atto del modello stesso, e sulla possibilità di mantenere le condizioni affinché esso possa mantenersi nel tempo.

Compito del datore di lavoro è organizzare e predisporre il servizio di protezione e di prevenzione all’interno dell’unità produttiva, incaricando – se necessario – servizi esterni o persone provenienti da organismi paritetici. In ogni caso, gli addetti a tali servizi devono essere in possesso dei requisiti professionali e delle capacità indispensabili per la corretta esecuzione della loro mansione, e in più devono essere in numero adeguato in considerazione delle peculiarità dell'azienda.

I responsabili dei servizi di prevenzione sono tutelati rispetto a eventuali pregiudizi subiti per colpa dell’attività che svolgono, e devono poter contare su mezzi adeguati per eseguire il compito che è stato loro assegnato. Nel caso in cui le persone responsabili siano interne all’azienda, il datore di lavoro ha comunque facoltà di integrarle con persone esterne che dispongano delle conoscenze professionali di cui c’è bisogno. Naturalmente, il ricorso a persone esterne si rende obbligatorio nel momento in cui all’interno dell’azienda non vi siano dipendenti in possesso dei requisiti necessari. Va tenuto conto, in ogni caso, che il ricorso a persone esterne non esenta il datore di lavoro dalle sue responsabilità.

Il servizio di protezione e prevenzione all’interno di un’unità produttiva o di un’azienda deve essere obbligatoriamente istituito nelle centrali termoelettriche, nelle industrie estrattive in cui siano impiegate più di 50 persone, nelle industrie in cui siano impiegate più di 200 persone, nelle case di cura, sia private che pubbliche, con più di 50 dipendenti e nelle aziende in cui si fabbricano polveri, esplosivi e munizioni. Le aziende che dispongono di più di un’unità produttiva, così come i gruppi di imprese, possono avere un solo servizio di prevenzione.

Ma quali sono le capacità che le persone responsabili di tale servizio devono possedere? Va specificato, in primo luogo, che i requisiti professionali degli addetti devono corrispondere alla natura e alla qualità dei rischi che il luogo di lavoro implica. In particolare, essi devono essere in possesso di un attestato di frequenza di corsi di formazione specifici (con superamento di eventuali esami previsti) relativi ai rischi presenti nell’ambiente di lavoro; devono, inoltre, avere almeno un diploma di scuola superiore. I responsabili, inoltre, hanno l’obbligo di possedere un attestato di partecipazione a corsi la cui materia è la protezione dei rischi, anche relativi allo stress da lavoro o di natura ergonomica. In realtà, il ruolo di responsabile può anche essere svolto da coloro che, anche se non hanno i titoli di studio appena indicati, hanno già ricoperto questa mansione alle dipendenze di un’altra azienda.

I corsi di formazione sono tenuti dalle università, dalle Regioni, dall’Ipsema, dall’Inail o dall’Ispesl, ma anche dai Vigili del Fuoco o da altre scuole superiori. Altri organismi formatori, comunque, possono essere identificati nelle associazioni sindacali o in organismi paritetici. Negli istituti universitari o di formazione professionale, il datore di lavoro che sceglie di non svolgere direttamente il servizio di prevenzione, deve designare un responsabile, che può essere scelto sia tra il personale interno dell’istituto, purché naturalmente, in possesso dei requisiti appena elencati, sia tra il personale di un altro istituto. In caso di mancata disponibilità di personale, in ogni caso, a gruppi di istituti è permesso di avvalersi di un solo esperto esterno, in maniera comune, stipulando una convenzione apposita con enti specializzati in sicurezza sul lavoro, o con gli enti proprietari delle strutture scolastiche o con un libero professionista esterno.

Il responsabile e gli addetti del servizio di protezione e prevenzione devono elaborare e mettere in atto tutte le procedure di sicurezza relative alle diverse attività aziendali; proporre piani di formazione e informazione dei lavoratori; individuare e identificare i fattori di rischio, indicando tutte le misure per la salubrità e la sicurezza del posto di lavoro; stabilire misure protettive e preventive e sistemi di controllo connessi; prendere parte alle consultazioni con il datore di lavoro e i rappresentanti dei lavoratori in materia di salvaguardia della sicurezza sul lavoro.

I compiti relativi al servizio di protezione e prevenzione dai rischi possono essere svolti direttamente dal datore di lavoro, che, dandone comunicazione preventivamente ai rappresentanti dei lavoratori, può anche occuparsi della prevenzione degli incendi, del primo soccorso e delle evacuazioni. Inoltre, nelle aziende con non più di cinque impiegati, il datore può ricoprire questi ruoli anche se l’incarico di responsabile è stato affidato ad altre persone, sempre dandone comunicazione ai rappresentanti dei lavoratori. Naturalmente, per poterlo fare, il datore di lavoro non è esentato dalla partecipazione a un corso di formazione (di almeno 16 e non più di 48 ore di durata) riguardante i rischi possibili sul luogo di lavoro.

Nelle unità produttive e nelle imprese in cui siano impiegate più di quindici persone, almeno una volta all’anno deve avere luogo una riunione, indetta dal datore di lavoro (in maniera diretta oppure indiretta, attraverso il servizio di prevenzione dei rischi) cui prendano parte il datore di lavoro stesso (o un suo delegato), il medico competente, il responsabile del servizio di protezione e i rappresentanti dei lavoratori. La riunione deve prendere in esame l’andamento delle malattie professionali, degli infortuni e della sorveglianza sanitaria, ma anche i documenti di valutazione dei rischi, l’efficacia dei sistemi di protezione individuale, le loro caratteristiche tecniche e i parametri con cui sono stati scelti, e infine i piani di formazione e informazione dei lavoratori e dei dirigenti.

Scopo di questa riunione periodica, inoltre, è quello di identificare obiettivi di miglioramento della situazione di sicurezza interna all’azienda, sulla base del sistema di gestione della sicurezza, e codici di buone prassi per impedire malattie professionali e infortuni. Questa riunione, inoltre, deve essere convocata ogni volta in cui si verifichino mutamenti delle situazioni di esposizione ai pericoli (per esempio l’introduzione, nell’unità produttiva, di tecnologie innovative che abbiano effetti sulla sicurezza dei lavoratori).

Il datore di lavoro è tenuto a dare ai propri lavoratori tutte le informazioni adeguate relative alle procedure riguardanti l’evacuazione del posti di lavoro, la lotta anti-incendio e il primo soccorso; ai rischi dovuti alle attività dell’azienda, sia per la sicurezza che per la salute; ai nomi degli addetti e dei responsabili del servizio di prevenzione, e del medico competente; dei rischi cui sono esposti a seconda dell’attività che svolgono, alle disposizioni aziendali riguardanti le norme di sicurezza; a tutte le misure di protezione adottate; ai pericoli riguardanti l’uso di preparati e sostanze pericolose.

Nel caso in cui queste informazioni debbano essere comunicate a lavoratori stranieri, occorre prima verificare che la lingua sia compresa dagli stessi; in ogni caso, tutte queste comunicazioni devono essere comprensibili per tutti i lavoratori, e permettere loro di acquisire le conoscenze necessarie. In particolare, è opportuno che i lavoratori siano competenti in materia di danni, rischi, protezione, prevenzione, diritti dei soggetti all’interno dell’azienda, assistenza, controllo, organi di vigilanza e organizzazione della prevenzione, e in particolare dei possibili danni connessi a un settore all’interno dell’azienda. La formazione dei lavoratori su questo tema – unita, eventualmente, a un addestramento specifico, se richiesto – deve avvenire nel momento in cui si verificano un cambiamento di mansioni, un trasferimento, l’inizio di un nuovo rapporto di lavoro, l’introduzione di nuove sostanze, nuove tecnologie, nuove attrezzature o preparati pericolosi.

Tale formazione deve essere effettuata direttamente sul luogo di lavoro, da personale qualificato, e ripetuta periodicamente secondo l’insorgenza di nuovi pericoli. Anche i preposti e i dirigenti devono ricevere una formazione e un aggiornamento costanti a proposito dei loro compiti relativi alla sicurezza del lavoro, che riguardi, tra l’altro, la definizione dei valori di rischio, la valutazione dei rischi e tutti i soggetti coinvolti.

Anche il rappresentante per la sicurezza dei lavoratori deve sottoporsi a un percorso di formazione, dedicato in primo luogo ai rischi che possono esistere nei suoi ambiti di riferimento, così che egli disponga di tutte le competenze relative alla prevenzione dei rischi stessi. È durante la contrattazione collettiva nazionale che vengono definiti i contenuti, la durata e le modalità di questa formazione, rispettando i principi giuridici nazionali e comunitari e la legislazione speciale riguardante la sicurezza sul lavoro. I corsi devono durare almeno 32 ore, 12 delle quali dedicate ai rischi presenti nell’unità produttiva e alle misure di prevenzione da adottare. Al termine dei corsi deve essere effettuata una verifica di apprendimento. Anche il rappresentante dei lavoratori deve eseguire un aggiornamento costante, di almeno 4 ore all’anno, per le aziende con meno di 50 lavoratori, e di almeno 8 ore all’anno per le aziende con più di 50 lavoratori.

Per quel che riguarda il medico competente, invece, egli deve essere specializzato in psicotecnica e medicina preventiva dei lavoratori o in medicina del lavoro, oppure essere docente in tossicologia industriale, clinica del lavoro, igiene del lavoro, igiene industriale, medicina preventiva dei lavoratori o medicina del lavoro. Il medico competente deve aver frequentato un percorso universitario formativo, e dimostrare di aver svolto attività nel settore per almeno un anno.

La sua attività viene svolta secondo i principi dell’Icoh, la Commissione Internazione di Salute Occupazionale, e del suo codice etico. La sua opera viene svolta come libero professionista, come dipendente del datore di lavoro o come collaboratore di una struttura esterna, privata o pubblica, convenzionata con l’azienda. Occorre specificare, tuttavia, che non può esercitare l’attività di medico competente chi sia dipendente di una struttura pubblica in uno degli uffici che si occupano di attività di vigilanza.

Nelle aziende con diverse unità produttive, o in gruppi di imprese, o  in tutti gli altri casi in cui ciò si renda necessario, il datore di lavoro ha la possibilità di incaricare più di un medico competente, indicandone uno con funzioni di coordinamento.

Autore: S.M.
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