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Sproporzione tra impiego di danaro e reddito dell'imputato? Si a sequestro dei conti al di là di un nesso con i reati contestati

Con la sentenza n.10546/2009 la seconda sezione penale della Corte di Cassazione, ha stabilito, in tema di misure cautelari reali, che “può disporsi la confisca di beni nella disponibilità del condannato a prescindere da qualsiasi nesso di pertinenzialità o cronologico con i delitti contestati ed anzi con l'onere di allegazione o dimostrazione probatoria a carico dello stesso condannato circa la liceità della provenienza”. Gli ermellini hanno dichiarato che “non sono subordinati all'accertamento di un nesso eziologico tra i reati tassativamente enunciati nella norma di riferimento ed i beni oggetto della cautela reale e del successivo provvedimento ablatorio, dal momento che il legislatore ha operato una presunzione di accumulazione, senza distinguere se tali beni siano o meno derivati dal reato per il quale si procede o è stata inflitta condanna”. Secondo quanto si apprende dalla vicenda, l'avvocato dell'imputato, sotto accusa per associazione a delinquere e ricettazione, proponeva ricorso in Cassazione avverso l'ordinanza che aveva disposto la misura cautelare reale del sequestro preventivo dei libretti di risparmio e rapporti diversi intestati all'imputato e ai suoi familiari.
Secondo l'imputato, l'ordinanza era priva di motivazione circa “la netta sproporzione tra il valore dei beni sequestrati e il reddito dell'imputato e dei suoi familiari” e poi “il provvedimento era privo della prova positiva in ordine all'origine illecita dei suddetti beni”. La Corte ha però affermato che ai fini del sequestro preventivo di beni confiscabili, la prova circa la sproporzione, “rispetto alla capacità reddituale lecita del soggetto, del valore economico dei beni da confiscare grava sull'accusa e una volta fornita tale prova sussiste una presunzione di relativa di illecita accumulazione patrimoniale che può essere superata solo da specifiche e verificate allegazioni dell'interessato, (cosa che non si è verificata)”. Rigettando il ricordo del ricorrente, la Corte ha inoltre precisato che “la verifica delle condizioni di legittimità della misura cautelare da parte del tribunale del riesame o della Corte di Cassazione, non può tradursi in anticipata decisione della questione di merito concernente la responsabilità della persona sottoposta alle indagini in ordine al reato oggetto di investigazione, ma deve limitarsi al controllo di compatibilità tra la fattispecie concreta e quella legale”.
(22/03/2009 - Luisa Foti)
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