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Senatrice Gambaro: il contributo minimo obbligatorio avvocati è un "dazio vampirizzato"

La senatrice interpella i Ministri della giustizia e del lavoro e delle politiche sociali
Disegno di un vampiro

La Senatrice Gambaro interpella i Ministri della giustizia e del lavoro e delle politiche sociali


Rassegna News Giuridiche a cura di Gabriella Filippone -  Sul sito del Senato della Repubblica  è consultabile un Interpello /Atto di Sindacato Ispettivo, pubblicato   il 15 gennaio 2015, nella seduta n. 377, rivolto ai Ministri della giustizia e del lavoro e delle politiche sociali, presentato dalla Senatrice Adele Gambaro come primo firmatario. 

Nell'interpello la Senatrice Gambaro illustra le criticità contenute nella riforma della "Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense", statuente l'obbligo, al comma 8 dell'art. 21, per gli iscritti agli albi forensi, di  contestuale iscrizione alla cassa nazionale di previdenza forense.

La senatrice fa notare che "nell'anno 2014 l'importo della contribuzione minima richiesto dalla cassa agli iscritti in maniera forzata sarà di 846 euro ... quindi una ben considerevole cifra, che è dovuta addirittura da chi incassa e dichiara 0 euro da attività forense".

Secondo la Gambaro, inoltre si è davanti a discriminazione contributiva, "in quanto chi ha un reddito basso deve pagare un importo fisso, slegato dal proprio reddito".

L'interpello descrive accuratamente e criticamente il regolamento previdenziale, anche in chiave "vampiresca", come scrive la  senatrice: "in sostanza, la mancata iscrizione alla cassa e del relativo dazio impositivo "vampirizzato" comporta la cancellazione punitivo-sanzionatoria di un diritto acquisito" .

L'interpello si conclude con le seguenti richieste: 

"si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non intendano porre rimedio, con una pronta disposizione legislativa, a quella che l'interpellante ritiene una vera "barbarie dei diritti", perpetuata a danno proprio di una fondamentale categoria del diritto, intervenendo in maniera decisa e urgentemente, onde evitare spiacevoli situazioni di morosità, a tutela delle sue fasce professionali più giovani e deboli, esonerando chi non produce redditi da attività forense, o chi ne produce pochi, dal "pedaggio" estorsivo richiesto dalla cassa forense;

se non vogliano ipotizzare, laddove non si dovesse realizzare la prima ipotesi, forme di contribuzione alla cassa proporzionali al reddito percepito nello svolgimento dell'attività forense, impedendo che la stessa possa operare la cancellazione di un titolo e diritto precedentemente acquisito che ha già il suo fondamento giuridico sinallagmatico nella tassa che si versa ogni anno all'ordine degli avvocati per l'iscrizione nel relativo albo di appartenenza.


Ecco il testo integrale dell'interpello.


Un articolo di approfondimento di Gabriella Filippone è consultabile QUI


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(26/01/2015 - Gabriella Filippone)
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