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Arresto, fermata e sosta dei veicoli nel codice della strada e nella giurisprudenza

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Di Raffaele Vairo

L'arresto, la fermata e la sosta dei veicoli corrispondono al concetto di sospensione o interruzione della marcia dei veicoli. La disciplina delle singole situazioni è dettata dagli articoli 7, 157, 158 e 159 del codice della strada.

L'arresto. Si verifica se l'interruzione della marcia dei veicoli è dovuta ad esigenze della circolazione.

La fermata. Si intende la temporanea sospensione della marcia anche se in area ove non sia ammessa la sosta, per consentire la salita o la discesa delle persone, ovvero per altre esigenze di brevissima durata.

Durante la fermata il conducente deve essere sempre presente e pronto a riprendere la marcia e, in ogni caso, bisogna aver cura di evitare di arrecare intralcio alla circolazione.

La sosta. Corrisponde alla sospensione della marcia del veicolo per un tempo prolungato, con possibilità di allontanamento da parte del conducente. Qualora non esista marciapiede rialzato, deve essere lasciato uno spazio sufficiente per il transito dei pedoni, comunque non inferiore ad un metro.

La sosta di emergenza. Per sosta di emergenza si intende l'interruzione della marcia nel caso in cui il veicolo è inutilizzabile per avaria o per malessere del conducente o di un passeggero.

Salvo diversa segnalazione, il veicolo, in caso di fermata o di sosta, deve essere collocato il più possibile al margine destro della strada.

Dunque, la sospensione della marcia dei veicoli è consentita a condizione che non costituisca intralcio o pericolo per la circolazione.

 

In tutti i casi in cui la sosta costituisca grave intralcio o pericolo per la circolazione può essere disposta la rimozione del veicolo che, comunque, deve essere prevista da apposita segnaletica verticale (divieto di sosta . zona rimozione forzata).

 

Il Parcheggio. Il parcheggio può essere realizzato solo in un'area o infrastruttura fuori della carreggiata e comunque in modo che i veicoli parcheggiati  non ostacolino lo scorrimento del traffico.

L'art. 7, comma 1 lett. f), del codice stradale consente alle Amministrazioni comunali di “stabilire, previa deliberazione della Giunta, aree destinate al parcheggio sulle quali la sosta dei veicoli è subordinata al pagamento di una somma da riscuotere mediante dispositivi di controllo di durata della sosta, anche senza custodia del veicolo, fissando le relative condizioni e tariffe in conformità alle direttive del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di concerto con la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le aree urbane”.

Tali aree sono individuate da apposito segnale di indicazione.

 Divieto di fermata, di sosta e di parcheggio. I divieti devono essere segnalati da appositi segnali.

Ai sensi dell'art. 39 cds la segnaletica deve essere predisposta, previa apposita delibera, dagli enti proprietari della strada. Per quanto concerne i Comuni, la decisione di istituire i divieti in questione spetta alla Giunta Municipale. La relativa delibera deve essere, come tutti gli atti amministrativi, motivata secondo i principi generali, con il ragionevole e ponderato apprezzamento della scelta operata, in relazione alle esigenze della circolazione e della sicurezza del traffico e degli utenti, essendo il provvedimento suscettibile di controllo in sede giurisdizionale anche sotto il profilo dell'eccesso di potere (Cass. civile, sez. un., n. 116/2007; Cass. civile, sez. II, n. 22894/2007)[1].

Secondo la Cassazione (Cass. civile, sez. VI, n. 14980/2013)[2] è onere del presunto trasgressore, che proponga opposizione avverso il verbale di accertamento della violazione, dedurre e dimostrare le ragioni dell'asserita illegittimità della delibera municipale. A parere di chi scrive, invece, il giudice, atteso che la disciplina del procedimento di opposizione consente al ricorrente di stare in giudizio senza l'assistenza del difensore, può, d'ufficio, sindacare, al fine di disapplicarlo, “il provvedimento cosiddetto presupposto, quello cioè integrativo della norma la cui violazione è stata posta a fondamento di detta sanzione, ma tale sindacato, anche sotto il profilo dell'eccesso di potere, deve restare circoscritto alla legittimità e, pertanto, può implicare un controllo sulla rispondenza delle finalità perseguite dall'amministrazione con quelle indicate dalla legge…” (GdP Pordenone, 9 ottobre 2010).

Parcheggio a pagamento. I Comuni possono stabilire, previa deliberazione della giunta, aree destinate al parcheggio sulle quali la sosta dei veicoli è subordinata al pagamento di una somma da riscuotere mediante dispositivi di controllo di durata della sosta, anche senza custodia del veicolo, fissando le relative condizioni e tariffe in conformità alle direttive del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le aree urbane (art. 7, comma 1, lett. f), del codice della strada).  Nel decidere in merito devono osservare alcune limitazioni.

1. In generale, qualora assumano l'esercizio diretto del parcheggio o lo diano in concessione o dispongano l'installazione dei dispositivi di controllo della durata della sosta, i Comuni devono riservare un adeguato spazio a parcheggio libero e, cioè, a parcheggio senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta[3]

2. Tale obbligo (individuazione di uno spazio a parcheggio libero) non sussiste: a) per le zone definite aree pedonali a norma dell'art. 3 del codice della strada; b) per le zone a traffico limitato; c) per le zone definite “A” ai sensi dell'art. 2 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444; d) per le altre zone di particolare rilevanza urbanistica, opportunamente individuate e delimitate dalla Giunta Municipale nelle quali sussistano esigenze e condizioni particolari di traffico.

Della questione relativa all'individuazione e delimitazione delle zone di particolare rilevanza urbanistica si è occupato recentemente il Consiglio di Stato (CdS, sez. IV, 04.12.2013, n. 5768 in Diritto e Giustizia) il quale ha evidenziato che, nel caso sottoposto al suo esame, la delibera giuntale era ben motivata con riferimenti al P.G.T.U., ritualmente approvato dagli organi competenti, nel quale erano indicate esigenze di tutela ambientale dell'inquinamento acustico ed atmosferico.

In particolare, sempre ad avviso del CdS (Consiglio di Stato), la particolare rilevanza urbanistica può legittimamente essere individuata:

1) nelle zone caratterizzate dalla presenza di attività del terziario e in quelle limitrofe agli assi collettori del trasporto pubblico in grado di servire almeno 5000 passeggeri/ora (e, pertanto, costituiscono attrattori della sosta e generano particolari condizioni di traffico);

2) nelle zone la cui rete stradale ha una presenza di attività commerciali e del terziario concentrate o che superino le 50 unità per Km di viabilità, nonché nei luoghi prossimi a strutture per manifestazioni di spettacolo, sport, ecc. di valenza urbana e pertanto costituiscono attrattori della sosta e generano particolari condizioni di traffico;

3) nelle aree in cui si trovano resti di carattere storico e monumentale che attraggono una notevole massa di veicoli provenienti da tutta la città.

 

Trattamento sanzionatorio

Le sanzioni in materia di sosta vietata dei veicoli sono previste dal codice della strada agli artt. 7, 157 e 158; con riferimento ai parcheggi a pagamento, disciplinati, in particolare, dalla legge 24 marzo 1989, n. 122, esistono principalmente due diverse categorie di sanzioni:

1. la sanzione prevista per la sosta vietata così come indicata nell'art. 7, n. 15, del nuovo codice della strada, il quale sancisce che “Nei casi di sosta vietata, in cui la violazione si prolunghi oltre le ventiquattro ore, la sanzione amministrativa pecuniaria si applica per ogni periodo di ventiquattro ore, per il quale si protrae la violazione. Se si tratta di sosta limitata o regolamentata, la sanzione amministrativa è del pagamento di una somma da Euro 25 a Euro 99 e la sanzione stessa è applicata per ogni periodo per il quale si protrae la violazione”;

2. la sanzione prevista per la sosta vietata così come indicata nell'art. 157, n. 6, del nuovo C.d.S., il quale sancisce che nei luoghi ove “la sosta è permessa per un tempo limitato è fatto obbligo ai conducenti di segnalare, in modo chiaramente visibile, l'orario in cui la sosta ha avuto inizio. Ove esiste il dispositivo di controllo della durata della sosta è fatto obbligo di porlo in funzione”.

Chiunque viola la sopraindicata disposizione è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 41,00 a € 168,00.

 

Natura giuridica dell'istituzione del parcheggio a pagamento.

Secondo il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti l'eventuale evasione tariffaria non configura violazione alle norme del Codice, bensì una inadempienza contrattuale, da perseguire secondo le procedure jure privatorum a tutela del diritto patrimoniale dell'ente proprietario o concessionario.

Pertanto, “…la sanzione di cui all'art. 7 c. 15 del Nuovo Codice della Strada (DLs n. 285/1992) si applica nel caso in cui la sosta sia vietata ovvero limitata nel tempo regolamentata secondo la categoria dei veicoli.

Qualora la sosta sia consentita senza limitazioni di tempo, ancorchè assoggettata a pagamento, non ricorrono le condizioni per l'applicazione della sanzione di cui all'art. 7 c. 15.

 In conclusione:

a) se la sosta viene effettuata omettendo l'acquisto del ticket orario, deve essere necessariamente applicata la sanzione di cui all'art. 7 c. 14 del Codice;

b) se viene acquistato il ticket, ma la sosta si prolunga oltre l'orario di competenza, non si applicano le sanzioni ma si dà corso al recupero delle ulteriori somme dovute, maggiorate dalle eventuali penali stabilite da apposito regolamento comunale, ai sensi dell'art. 17 c. 132 della legge n. 127/1997[4].

 

 

Rimedi.

L'utente della strada che ritenga di essere stato ingiustamente sanzionato per parcheggio abusivo può proporre ricorso al Prefetto del luogo dell'accertamento della violazione o, in alternativa, opposizione al Giudice di Pace.

E' utile ricordare che: a) scelta una via, non è possibile utilizzare lo strumento del ricorso alternativo; b) comunque, se si sceglie di proporre ricorso al Prefetto, il ricorrente ha sempre la possibilità di utilizzare lo strumento dell'opposizione giurisdizionale (opposizione avanti il Giudice di Pace) avverso l'ordinanza-ingiunzione prefettizia che abbia respinto il ricorso.

 

Proponiamo formule di ricorso al Prefetto e di opposizione avanti il Giudice di Pace.

 

 

 

Al Prefetto di

                                  PORDENONE

 

 

Oggetto: ricorso avverso il verbale n.   00000, elevato dalla Polizia Stradale di Pordenone in data 00000 per asserita violazione dell'art. 157, comma 6, del codice della strada.

 

Il sottoscritto Giulio Pallino (codice fiscale: ……….), nato il 03.06.1960 a Perugia e residente a Torino, via……….n……, quale prorpietario e conducente dell'autovettura Fiat targata………. e parcheggiata in Pordenone, via………..    propone

 

OPPOSIZIONE

avverso il verbale di accertamento n. 00000, elevato dalla Polizia Stradale di Pordenone in data……..per asserita violazione dell'art. 157, comma 6, del codice della strada, in quanto è stato omesso il pagamento del ticket. Orbene, il ricorrente non ha provveduto al pagamento del ticket per assenza nelle immediate vicinanze non vi sono aree destinate a parcheggio libero (cfr. Cass. civ., sez. un., 09.01.2007, n. 116).

 

 

 

Pertanto,

 

CHIEDE

l'annullamento o la revoca del provvedimento impugnato.

 

 

Allega: 1) verbale opposto; 2) copia della massima della citata sentenza della Cassazione.

 

Pordenone,

 

 

 

Al Giudice di Pace di

                                  PORDENONE

 

 

Oggetto: ricorso avverso il verbale n.   00000, elevato dalla Polizia Stradale di Pordenone in data 00000 per asserita violazione dell'art. 157, comma 6, del codice della strada.

 

Il sottoscritto Giulio Pallino (codice fiscale: ……….), nato il 03.06.1960 a Perugia e residente a Torino, via……….n……, quale prorpietario e conducente dell'autovettura Fiat, targata ……….  e parcheggiata in via…..   propone

 

OPPOSIZIONE

avverso il verbale di accertamento n. 00000, elevato dalla Polizia Stradale di Pordenone in data……..per asserita violazione dell'art. 157, comma 6, del codice della strada, per omesso pagamento del ticket.

Orbene, nello specifico il Comune non ha provveduto all'istituzione di parcheggi liberi nelle immediate vicinanze (cfr. Cass. civile, sez. un., 09.01.2007, n. 116).

 

Pertanto,

 

CHIEDE

in via principale: che sia annullata la violazione contestata, con ogni conseguente provvedimento; spese rifuse o, quantomeno, compensate;

 

in subordine: nell'ipotesi di rigetto del ricorso, la sanzione sia determinata nella misura minima prevista dalla legge;

 

in via istruttoria: sia ordinato all'Amministrazione resistente la produzione degli atti relativi all'accertamento.

 

 

Allega: 1) verbale opposto; 2) copia della citata sentenza della Cassazione.

 

 

 

 

Al Prefetto di

                                  PORDENONE

 

 

Oggetto: ricorso avverso il verbale n.   00000, elevato dalla Polizia Stradale di Pordenone in data 00000 per asserita violazione dell'art. 157, comma 6, del codice della strada.

 

Il sottoscritto Giulio Pallino (codice fiscale: ……….), nato il 03.06.1960 a Perugia e residente a Torino, via……….n……, quale prorpietario e conducente dell'autovettura Fiat targata………. e parcheggiata in Pordenone, via………..    propone

 

OPPOSIZIONE

avverso il verbale di accertamento n. 00000, elevato dalla Polizia Stradale di Pordenone in data……..per asserita violazione dell'art. 157, comma 6, del codice della strada, in quanto il titolo di pagamento della sosta risultava scaduto.

Orbene, secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti –  Divisione Generale per la Sicurezza Stradale - Divisione II - (parere prot. 25783 22 marzo 2010), occorre distinguere: (a) se la sosta viene effettuata omettendo l'acquisto del ticket orario, deve essere necessariamente applicata la sanzione di cui all'art. 7, comma 14,, del codice della strada; (b) se invece viene accquistato il ticket, ma la sosta si prolunga oltre l'orario di competenza, non si applicano sanzioni ma si dà corso al recupero delle ulteriori somme dovute, maggiorate dalle eventuali penali stabilite da apposito regolamento comunale, ai sensi dell'art. 17, comma 132, della legge n. 127/1997.

Nello specifico, l'accertamento è stato eseguito circa mezz'ora dopo la scadenza del ticket, per cui il sottoscritto dichiara la sua disponibilità al pagamento della differenza.

Infatti, sempre secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l'eventuale evasione tariffaria non configura violazione delle norme del codice, bensì una inadempienza contrattuale, da perseguire secondo le procedure previste in diritto privato.

 

Pertanto,

 

CHIEDE

l'annullamento o la revoca del provvedimento impugnato.

 

 

Allega: 1) verbale opposto; 2) copia del parere prot. n. 25783 22 marzo 2010 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

 

Pordenone,

 

 

 

Al Giudice di Pace di

                                  PORDENONE

 

 

Oggetto: ricorso avverso il verbale n.   00000, elevato dalla Polizia Stradale di Pordenone in data 00000 per asserita violazione dell'art. 157, comma 6, del codice della strada.

 

Il sottoscritto Giulio Pallino (codice fiscale: ……….), nato il 03.06.1960 a Perugia e residente a Torino, via……….n……, quale prorpietario e conducente dell'autovettura Fiat, targata ……….  e parcheggiata in via…..   propone

 

OPPOSIZIONE

avverso il verbale di accertamento n. 00000, elevato dalla Polizia Stradale di Pordenone in data……..per asserita violazione dell'art. 157, comma 6, del codice della strada, in quanto il titolo di pagamento della sosta risultava scaduto.

Orbene, secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti –  Divisione Generale per la Sicurezza Stradale - Divisione II - (parere prot. 25783 22 marzo 2010), occorre distinguere: (a) se la sosta viene effettuata omettendo l'acquisto del ticket orario, deve essere necessariamente applicata la sanzione di cui all'art. 7, comma 14,, del codice della strada; (b) se invece viene accquistato il ticket, ma la sosta si prolunga oltre l'orario di competenza, non si applicano sanzioni ma si dà corso al recupero delle ulteriori somme dovute, maggiorate dalle eventuali penali stabilite da apposito regolamento comunale, ai sensi dell'art. 17, comma 132, della legge n. 127/1997.

Nello specifico, l'accertamento è stato eseguito circa mezz'ora dopo la scadenza del ticket, per cui il sottoscritto dichiara la sua disponibilità al pagamento della differenza.

Infatti, sempre secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l'eventuale evasione tariffaria non configura violazione delle norme del codice, bensì una inadempienza contrattuale, da perseguire secondo le procedure previste in diritto privato.

 

Pertanto,

 

CHIEDE

in via principale: che sia annullata la violazione contestata, con ogni conseguente provvedimento; spese rifuse o, quantomeno, compensate;

 

in subordine: nell'ipotesi di rigetto del ricorso, la sanzione sia determinata nella misura minima prevista dalla legge;

 

in via istruttoria: sia ordinato all'Amministrazione resistente la produzione degli atti relativi all'accertamento.

 

 

Allega: 1) verbale opposto; 2) copia del parere prot. n. 25783 22 marzo 2010 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

 

Pordenone,

 

 

Commento

L'art 17, comma 132, della legge n. 127/1997 recita: “  I comuni possono, con provvedimento del sindaco, conferire funzioni di prevenzione e accertamento delle violazioni in materia di sosta a dipendenti comunali o delle società di gestione dei parcheggi, limitatamente alle aree oggetto di concessione. La procedura sanzionatoria amministrativa e l'organizzazione del relativo servizio sono di competenza degli uffici o dei comandi a ciò preposti. I gestori possono comunque esercitare tutte le azioni necessarie al recupero delle evasioni tariffarie e dei mancati pagamenti, ivi compresi il rimborso delle spese e le penali”.

 

La Cassazione richiede, inoltre, che la destinazione di aree pubbliche a parcheggio a pagamento può essere deliberata solo se sono istituite aree a parcheggio libero (Cass. civ., sez. un., 09.01.2007, n. 116).

 

Per il Consiglio di Stato (Consiglio di Stato, sez. IV, 4 dicembre 2013, n. 5768) l'obbligo previsto dal CdS di realizzare parcheggi liberi in prossimità dei parcheggi a pagamento deve essere interpretato alla luce dell'interesse generale; pertanto, l'esigenza di disciplinare il traffico nei centri abitati, attese i notevoli problemi ambientali provocati dalla circolazione stradale, giustifica ampiamente le deroghe, peraltro previste dal comma 8 dell'art. 7, in ordine alle zone definite “A” dall'art. 2 del decreto del Ministero dei Lavori Pubblici 2 aprile 1968, n. 1444 e nelle altre zone di particolare rilevanza urbanistica, opportunamente individuate e delimitate dalla giunta municipale nelle quali sussistano esigenze e condizioni particolari di traffico.

 

 

 

 

 

Allegati

 

Cassazione civile, sez. un. 09/01/2007 n. 116

 

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato il 30 novembre 2001 presso la Cancelleria del Giudice di Pace di Cagliari l'Avv. S.G. per se e per la moglie P.B. si opponeva all'intimazione di pagamento di alcune sanzioni applicate dal Comando della Polizia Municipale del Comune di Quartu Sant'Elena per ripetute violazioni all'art. 157 C.d.S. (parcheggio dell'autovettura di proprietà della P., utilizzata dal S., in zona a pagamento senza l'esposizione del tagliando attestante il pagamento delle somme dovute per la sosta).

Il ricorrente chiedeva che venissero dichiarati nulli ed inefficaci tutti i verbali di accertamento e di contestazione notificatigli per manifesta nullità delle delibere della Giunta Municipale e delle ordinanze del Sindaco di Quartu adottate in materia di parcheggi a pagamento nel centro cittadino, nullità derivante dalla mancata previsione di adeguate aree destinate al libero parcheggio, come previsto dall'art. 7 C.d.S., comma 8.

Il Comune di Quartu S.E. eccepiva l'incompetenza del giudice a deliberare in materia di dichiarazione di illegittimità di atti amministrativi, quali la istituzione di aree di parcheggio e, nel merito, sosteneva che la zona di parcheggio rientrava tra quelle definite A) dal D.M. 2 aprile 1968, n. 144, art. 2, emanato dal Ministro dei Lavori Pubblici.

Con sentenza deliberata e depositata il 3 luglio 2002, il Giudice di Pace di Cagliari, in accoglimento del ricorso, dichiarava la nullità ed inefficacia di tutti i verbali di accertamento e contestazione per sosta vietata impugnati, dei quali ordinava la revoca, condannando il Comune di Quartu S.E. al rimborso delle spese processuali.

Osservava il giudice di merito, in particolare:

a) che sussisteva la giurisdizione del giudice ordinario, in quanto gli atti amministrativi erano esaminati solo incidentalmente;

b) che le delibere istitutive dei parcheggi a pagamento dovevano essere disapplicate per aver ignorato il disposto della L. 3 maggio 1967, n. 317, art. 9, non essendo stati previsti parcheggi liberi nelle immediate vicinanze dell'area interessata;

c) che erano inoltre state emanate ordinanze del Sindaco di Quartu S.E., istitutive di ulteriori parcheggi a pagamento, nel periodo dal (OMISSIS), in nessuna delle quali era stato tenuto conto del dettato dell'art. 8 C.d.S. (salvo che nell'ord. n. 110 del 6 giugno 1994 che aveva previsto l'istituzione di un parcheggio libero in una zona lontanissima);

d) che l'assunto del Comune, secondo cui le strade e le piazze interessate rientravano nella zona definibile come ai sensi del D.M. Lavori Pubblici 2 aprile 1968, n. 144, art. 2, non poteva essere condiviso, in mancanza di riscontri documentali.

Avverso tale decisione il Comune di Quartu Sant'Elena ha proposto ricorso per cassazione sulla base di tre motivi.

S.G. e P.M.B. hanno resistito con controricorso ed hanno depositato una memoria, pervenuta in cancelleria per posta il 9 giugno 2006.

All'udienza del 12 giugno 2006 il Collegio della Prima Sezione civile disponeva la remissione degli atti al Primo Presidente per eventuale assegnazione della causa alle Sezioni Unite.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Il controricorso è improcedibile, essendo stato depositato (mediante spedizione a mezzo posta effettuata il 2 7 gennaio 2003) oltre il termine di venti giorni dalla notificazione (avvenuta il 5 dicembre 2002), prescritto dall'art. 370 c.p.c..

2. Con il primo mezzo d'impugnazione il ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione del D.P.R. 15 giugno 1959, n. 393, art. 4, comma 1, lettera b) e succ. mod., nonchè insufficiente, omessa e con- traddittoria motivazione, lamentando che la sentenza impugnata non aveva considerato come il provvedimento erroneamente ritenuto affetto da vizi avesse inteso tutelare le esigenze dei servizi di sosta a pagamento, nè che il pubblico interesse può (non) coincidere con l'interesse di uno o più soggetti senza che ciò valga ad incidere sull'aspetto pubblicistico dell'interesse tutelato con il provvedimento amministrativo.

3. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia difetto di giurisdizione, nonchè violazione e falsa applicazione della L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 23, comma terz'ultimo, nel suo coordinamento con la L. 20 marzo 1865, nn. 22, 48, artt. 4, 5, all. E. Si sostiene che il giudice di pace, sebbene tenuto a limitare il proprio sindacato alla legittimità del provvedimento, ai soli fini della disapplicazione, aveva esteso la sua valutazione al merito, travalicando i limiti interni della propria competenza giurisdiziona- le, sia criticando la scelta operata dall'Amministrazione nel prendere in considerazione l'interesse pubblico del funzionamento dei servizi sia dichiarando l'opportunità di riservare un'area per la sosta di determinati autoveicoli.

4. Con il terzo motivo si deduce la nullità della sentenza impugnata, in base alle medesime considerazioni svolte con il motivo precedente, con riferimento alla parte della motivazione che contesta la corretta individuazione delle aree del centro storico da parte del Comune di Quartu S.E..

5. La questione di giurisdizione, che va esaminata preliminarmente, non è fondata.

La controversia ha per oggetto il pagamento di sanzioni amministrative per violazione delle norme che regolano la sosta dei veicoli. La giurisdizione spetta al giudice ordinario essendo in contestazione il diritto del cittadino di non essere sottoposto al pagamento di somme al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge, ferma restando la possibilità per il giudice ordinari o di sindacare incidentalmente, ai fini della disapplicazione, gli atti amministrativi posti a base della pretesa sanzionatoria.

Tanto premesso, il ricorso non merita accoglimento.

Il Giudice di pace di Cagliari ha disapplicato le de libere della Giunta comunale e le ordinanze del Sindaco istitutive dei parcheggi a pagamento riguardanti le contestate infrazioni perchè esse (delib.

n. 1469 del 21 agosto 1989, delib. n. 1424 del 16 settembre 1991 e delib. n. 621 del 11 maggio 1994, nonchè una serie di ordinanze del Sindaco comprese tra il periodo 18.5.1994 - 2.3.2001) non prevedevano la istituzione di parcheggi liberi nè davano atto della preesistenza di tali parcheggi, in violazione dell'art. 8 C.d.S..

Evidentemente s i voleva fare riferimento all'art. 7 C.d.S., comma 8 secondo cui "Qualora il comune assuma l'esercizio diretto del parcheggio con custodia o lo dia in concessione ovvero disponga l'installazione dei dispositivi di controllo di durata della sosta di cui al comma 1, lett. f), su parte della stessa area o su altra parte nelle immediate vicinanze, deve riservare una adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta. Tale obbligo non sussiste per le zone definite a norma dell'art. 3 "area pedonale" e "zona a traffico limitato, nonchè per quelle definite "A" dal D.M. Lavori Pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, art. 2 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968, e in altre zone di particolare rilevanza urbanistica, opportunamente individuate e delimitate dalla giunta nelle quali sussistano esigenze e condizioni particolari di traffico".

Il Giudice di pace ha osservato anche che solo l'ord. n. 110 del 6 giugno 1994 aveva previsto l'istituzione di un parcheggio libero, ma questo era situato in zona lontanissima dall'area riguardante le contestate violazioni. Nè poteva ritenersi, secondo il medesimo giudice, che l'obbligo di riservare un'adeguata area destinata a parcheggio libero non sussistesse con riferimento ai casi esaminati, in quanto i parcheggi rientravano nella zona definita "A" dal D.M. Lavoro (più esattamente, dei Lavori Pubblici) 2 aprile 1968, perchè il Comune non aveva mai definito come tale l'area in questione nè aveva prodotto documentazione da cui risultasse che le strade di cui si trattava rientrassero in agglomerati urbani di particolare valore storico o di particolare pregio ambientale.

Osserva il Collegio che, in tal modo, il giudice di merito non ha esercitato un inammissibile controllo su scelte di merito rimesse all'esercizio del potere discrezionale dell'amministrazione, ma ha solo rilevato vizi di legittimità dei provvedimenti amministrativi istitutivi delle zone di parcheggio a pagamento, consistenti nella violazione dell'obbligo di prevedere anche aree di parcheggio libero.

Nel medesimo senso, con riferimento all'art. 4 C.d.S., comma 8, approvato con D.P.R. 15 giugno 1959, n. 393, si sono già pronunciate queste Sezioni Unite, con la sent. n. 6348 del 4 dicembre 1984, n. 6348, secondo cui, in ipotesi di irrogazione di sanzione pecuniaria per la sosta di autoveicolo senza l'osservanza delle fasce orarie, fissate nella relativa zona da ordinanza del sindaco, il controllo del giudice ordinario nel giudizio di opposizione avverso l'ordinanza- ingiunzione irrogativa della sanzione, se resta escluso con riguardo alle valutazioni di merito attinenti all'esercizio del potere discrezionale dell'amministrazione, deve ritenersi consentito con riguardo agli eventuali vizi di legittimità del provvedimento medesimo (sia pure al limitato fine della sua disapplicazione) come quello consistente nella violazione dell'obbligo di istituire zone di parcheggio gratuito e libero in prossimità di aree in cui venga vietata la sosta o previsto il parcheggio solo a pagamento.

Sul punto il ricorrente non ha formulato specifiche censure deducendo vizi di violazione di legge nè ha lamentato difetto di motivazione in relazione al possesso in concreto, da parte delle aree interessate, dei caratteri necessari per rientrare nella zona definita "A" dell'art. 2 citato.

6. Il ricorso deve essere, pertanto, rigettato.

Nulla per le spese del giudizio di cassazione in considerazione dell'esito del ricorso e dell'improcedibilità del controricorso. 

P.Q.M.

La Corte dichiara improcedibile il controricorso, dichiara la giurisdizione del giudice ordinario e rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 16 novembre 2006.

Depositato in Cancelleria il 9 gennaio 2007

 

 

 

Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza 22 ottobre - 4 dicembre 2013, n. 5768

Fatto e diritto

Con il presente ricorso in opposizione le epigrafate associazioni di quartiere ed alcuni residenti – nessuno dei quali era stato intimato ed aveva partecipato al giudizio di primo grado - chiedono l'annullamento della sentenza in forma semplificata con cui, su ricorso dell'Associazione Codacons, della Società Doppiozero che gestisce un ristorante-winebar, e di altri soggetti, il TAR – previo il rigetto dell'eccezione di tardività e della domanda di restituzione delle somme - ha annullato:
- la delibera di G.M. n.104/2004 del Comune di Roma, recante “Ulteriore ridelimitazione delle zone di particolare rilevanza urbanistica nelle quali sussistono esigenze e condizioni particolari di traffico, ai sensi dell'art. 7, commi 8 e 9, del Codice della Strada (decreto legislativo n.285 del 1992)”;
- la delibera di GM n. 320 del 2002, recante l'approvazione del contratto di servizio per la gestione della sosta a pagamento e della sosta con guardianìa e manutenzione dei parcheggi di scambio tra il Comune di Roma e la S.T.A. s.p.a.,
- la determina dirigenziale del Comune di Roma n. 1514/2007;
- tutti gli atti, dagli estremi ignoti, con i quali il Comune di Roma ha accertato la rilevanza urbanistica dell'area Ostiense X-C ed ha autorizzato l'installazione di soste tariffate nelle strade indicate in ricorso.
La sentenza è affidata alle considerazioni per cui:
- ““ la delibera non chiarisce la specifica ragione per la quale la zona è stata definita “di particolare rilevanza urbanistica”; limitandosi, a tal riguardo, a richiamare uno “studio” che non risulta allegato al provvedimento (e che pertanto non può essere considerato idoneo ad integrare una valida motivazione, neanche per relationem)””;
- ““.. in ogni caso, tale “studio” non appare affidabile essendo stato realizzato, per espressa ammissione della stessa Amministrazione, proprio dalla società S.T.A. S.P.A., la quale non è un “soggetto terzo” (ed imparziale), avendo un evidente interesse alla realizzazione dei parcheggi a pagamento;””
- sarebbe mancato “… uno studio che dimostri, con dati obiettivi, come (ed in base a quale criterio) il numero dei parcheggi sia stato commisurato al fabbisogno effettivo; ed in che modo le esigenze dei residenti siano state considerate;
- “..il provvedimento appare adottato in mancanza di un'idonea istruttoria” e “…sommariamente ed insufficientemente motivato”; 
- un' ““… autorevole giurisprudenza (Cass. SS.UU. n.116/2007) ha già inaugurato un orientamento che stigmatizza come illegittima la violazione, da parte dei Comuni, dell' ”obbligo di istituire zone di parcheggio gratuito e libero in prossimità di aree in cui è vietata la sosta o previsto il parcheggio solo a pagamento” ””.
Il ricorso, senza l'intestazione di specifiche rubriche, è affidato alla denuncia di quattro profili, relativi alla violazione del diritto di difesa del Comune di Roma e del principio del contraddittorio; nonché erroneità "in procedendo" ed "in iudicando " della decisione.
Nessuno dei controinteressati, ritualmente intimati, si è costituito in giudizio.
Chiamata all'udienza pubblica, uditi i patrocinatori delle parti, la causa è stata ritenuta in decisione.
Il ricorso è fondato.
1.§. Deve, in linea pregiudiziale, essere esaminata d'ufficio l'ammissibilità stessa del presente rimedio sotto tre profili.
1.§.1. In primo luogo si deve escludere, ratione temporis, l'applicabilità, nel caso di specie, dell'art. 109, co.1, del c.p.a., per il quale, qualora non sia proposto appello da una delle parti tra le quali era stata pronunciata la sentenza, l'opposizione di terzo deve essere proposta innanzi al medesimo giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata.
Il gravame presente è stato, invece, notificato precedentemente all'entrata in vigore del c.p.a.; e comunque successivamente alla sentenza n.177 del 15-17 maggio 1995, con cui la Corte costituzionale dichiarò l'illegittimità costituzionale dell'art. 36 e dell'art. 28 della legge 6 dicembre 1971, n.1034, nella parte in cui non prevedevano la medesima opposizione di terzo fra i mezzi di impugnazione delle sentenze dei TT.AA.RR. passate in giudicato.
Pertanto, sotto il profilo processuale, deve essere qui seguito l'indirizzo giurisprudenziale all'epoca prevalente (cfr. A.P. Consiglio di Stato 11 gennaio 2007, n. 2), per cui anche i soggetti che subivano un diretto pregiudizio dalla sentenza di accoglimento, erano legittimati a proporre appello contro le sentenze dei Tribunali amministrativi regionali nel termine decadenziale. In sostanza erano legittimati al rimedio dell'opposizione di terzo i titolari di una situazione giuridica autonoma, i quali, pur non rivestendo la posizione processuale di controinteressati (per la non agevole individuabilità, la non-attualità dell'interesse, o la non oggettività del vantaggio), traevano un beneficio diretto e personale dal provvedimento annullato in prime cure, successivamente al passaggio in giudicato (Sez. VI, 7 gennaio 2008, n. 23; IV, 27 giugno 2006, n. 4140; implicitamente V, 8 marzo 2006, n. 1208; VI, 11 marzo 2004, n. 1245; VI 3 aprile 2002, n. 1854 ).
Nel caso in esame il gravame è stato dunque ritualmente proposto avanti a questo Giudice d'appello.
1.§.2. Non risultando la costituzione in giudizio di nessuna delle parti intimate, si deve osservare che il gravame è stato ritualmente notificato a tutti i ricorrenti presso il loro difensore costituito in primo grado, in ossequio alla disciplina generale del luogo di notificazione dell'impugnazione, che, ex art. 330 c.p.c., è ancorata alla "perpetuatio" dell'ufficio difensivo, nel termine massimo di un anno computato della dichiarazione di residenza o dell'elezione di domicilio effettuata nel giudizio (Cass. 23 ottobre 1983 n. 5651; Cassazione civile sez. III 01 luglio 1998 n. 6416).
L'impugnazione in esame è stata dunque ritualmente notificata entro l'anno dalla pubblicazione della sentenza opposta, presso il domicilio eletto per il giudizio del procuratore costituito ai sensi dell'articolo 170 c.p.c. .
1.§.3. Quanto poi alla sussistenza di un interesse attuale, personale e diretto, processualmente rilevante, si deve osservare che le ricorrenti associazioni di volontariato "Insieme per Ostiense" Onlus e "Italia ambiente" sono soggetti collettivi esponenziali degli interessi degli abitanti del quartiere; inoltre i signori Cinzia Spaziani, Claudia de Pascale e Antonio Fusco sono residenti nel quartiere e, come tali, sono soggetti certamente portatori di un autonomo interesse, giuridicamente tutelabile, al mantenimento dei parcheggi a pagamento, quale strumento indispensabile per decongestionare il traffico locale e per una migliore vivibilità del loro quartiere.
2.§. Nel merito si osserva quanto segue.
2.§.1. Il primo ed il secondo profilo possono essere confutati unitariamente.
2.§.1.a.) Sotto il primo profilo i ricorrenti assumono che non vi sarebbe stata alcuna motivazione sulla sussistenza dei presupposti per definire immediatamente il merito del gravame alla camera di consiglio cautelare; si sarebbe così impedito a coloro che avevano interesse alla realizzazione dei parcheggi a pagamento della zona di poter effettuare un intervento ad opponendum; ed al Comune di esercitare il proprio diritto di difesa e di produrre la documentazione che avrebbe meglio illustrato le sue ragioni.
2.§.1.b.) Il Tar avrebbe poi ignorato che i ricorrenti in primo grado avevano violato il principio del rispetto del contraddittorio, in quanto il ricorso non era stato notificato ad almeno una delle associazioni e comitati ed a qualche abitante della zona.
2.§.1.c.) Entrambi i motivi vanno respinti.
Quanto al secondo profilo, l'individuazione di soggetti realmente interessati a resistere talvolta può non essere affatto agevole, per cui non può affermarsi un peculiare dovere del giudice di indagare sulla sussistenza di eventuali possibili controinteressati.
Quanto al primo profilo, si ricorda, poi, che nel sistema precedente al c.p.a., per pronunciare la sentenza che definisce immediatamente il merito della causa, ai sensi degli art. 3 e 9, l. 21 luglio 2000 n. 205, il giudice amministrativo non doveva attendere che fossero consumati i termini per la costituzione delle parti di cui all'art. 22 comma 1, l. 6 dicembre 1971 n. 1034.
Per la decisione in forma semplificata in esito all'udienza cautelare, il contraddittorio era sufficientemente assicurato dalla ritualità della notifica del ricorso e dal rispetto del termine per la discussione sull'istanza incidentale concesso per la costituzione delle parti intimate (cfr. Consiglio di Stato, sez. IV 03 marzo 2009 n. 1230, Consiglio di Stato sez. IV 20 dicembre 2005 n. 7201, ecc.).
Il che è stato ritualmente osservato nel caso di specie.
3.§. Nell'ordine logico delle questioni deve essere invece appezzato favorevolmente il quarto profilo.
Per gli appellanti, nella fretta di decidere, il TAR avrebbe erroneamente annullato i provvedimenti per difetto di motivazione e di istruttoria, ritenendo in particolare insufficiente lo studio realizzato dalla società S.T.A. s.p.a., senza nemmeno premunirsi di ordinare al Comune la produzione di tutta la documentazione relativa alle ragioni per le quali l'Amministrazione comunale aveva ritenuto che l'area Ostiense X-C fosse di particolare rilevanza urbanistica. Tali motivi risultavano, al contrario, tutti specificati nelle impugnate delibere n. 320/2002 e n. 104/2004 della G.M.; nonché nella stessa richiamata determinazione dirigenziale del traffico n. 1514 del 31 maggio 2007.
La tariffazione della sosta nella delibera del 2004 in particolare:
- sarebbe stata affidata all'individuazione delle zone di rilevanza urbanistica, anche in relazione a quelle aree nelle quali “…la rete stradale ha una presenza di attività commerciali o del terziario concentrate, o che supera le 50 unità per kilometro di viabilità";
- sarebbe stata motivata dall'esigenza di scoraggiare i parcheggi prolungati e di dissuadere dall'uso del mezzo di trasporto individuale per una migliore vivibilità..
Sarebbe, dunque, esistita la motivazione dei provvedimenti contestati con riferimento alle necessità sopraindicate, che, tra l'altro, riguardavano anche altre vaste zone del territorio urbano e perfino quello suburbano (Ostia e Castel Fusano). Pertanto la pretesa di uno studio speciale relativo alla necessità di parcheggi dell'Ostiense apparirebbe priva di senso, non solo perché era ben nota la situazione dell'intera città, ma soprattutto perché lo studio “specifico”, anche per l'Ostiense, era contenuto nella determinazione dirigenziale del traffico n. 1971 del 17 novembre 2003, di attuazione della delibera n. 320, che aveva esaminato concretamente la situazione del quartiere ed aveva verificato la necessità di sosta a tariffa oraria e la consistenza della sosta libera per 381 posti auto.
L'assunto cos' complessivamente riportato, merita di essere condiviso.
In primo luogo, non può condividersi il presupposto giuridico e fattuale posto a principale fondamento della decisione, in quanto, nel caso, non vi è stata alcuna violazione, da parte del Comune, del D.Lgs. 30 aprile 1992 n. 285 e s.m.i. (“Codice della strada”), secondo il quale, all'art. 7, ottavo comma, “Qualora il comune assuma l'esercizio diretto del parcheggio con custodia o lo dia in concessione ovvero disponga l'installazione dei dispositivi di controllo di durata della sosta di cui al comma 1, lettera f), su parte della stessa area o su altra parte nelle immediate vicinanze, deve riservare un'adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta.”
Il predetto art. 7 del “Codice della strada”, nel disciplinare in generale la regolamentazione della circolazione nei centri abitati, prevede, infatti, una specifica e significativa eccezione, prescrivendo che: “Tale obbligo non sussiste per le zone definite a norma dell'art. 3 "area pedonale" e "zona a traffico limitato", nonché per quelle definite "A" dall'art. 2 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968, e in altre zone di particolare rilevanza urbanistica, opportunamente individuate e delimitate dalla Giunta nelle quali sussistano esigenze e condizioni particolari di traffico
Per questo appare inconferente l'autorevole precedente giurisprudenziale ricordato, riferito, però, alla realtà del tutto differente di un Comune medio-piccolo dell'hinterland di Cagliari, le cui problematiche sono differenti da quelle di un quartiere semicentrale di una città metropolitana.
Il Comune di Roma aveva, dunque, legittimamente applicato un'espressa disposizione, derogatoria dell'obbligo del primo periodo; e, tra l'altro, l'aveva specificamente richiamata in tutti i provvedimenti impugnati, i quali davano puntualmente atto “..che tale individuazione consente, ai sensi del citato art. 7 comma 8, il venir meno dell'obbligo di riservare su parte delle aree soggette a tariffazione della sosta o su area limitrofa, parcheggi senza custodia o dispositivi di controllo di durata della sosta”.
La realizzazione di parcheggi a pagamento nel quartiere Ostiense non era quindi in alcun modo sottoposta alla condizione che venissero realizzati contemporaneamente parcheggi gratuiti nelle immediate vicinanze.
Inoltre, anche sotto il profilo fattuale, la sentenza del TAR non può essere condivisa: nel caso di specie, rispetto ai nuovi 1032 parcheggi tariffati (da cui sottrarre i 35 gratis per disabili), residuavano ben 381 posti auto – pari al 38,22% .- lasciati a sosta libera. In sostanza anche volendo, per ipotesi, trascurare la ricordata deroga, la percentuale di stalli a parcheggio gratuito era comunque oggettivamente significativa.
Quanto poi ai profili procedimentali, il secondo periodo del nono comma dell'art. 7 cit. prevede che:” … i comuni provvedono a delimitare altre zone di rilevanza urbanistica nelle quali sussistono esigenze particolari di traffico, di cui al secondo periodo del comma 8”. La norma non impone a pena di illegittimità né specifiche modalità procedimentali e neppure lo studio di un “soggetto terzo ed imparziale”.
In linea di principio, la relativa mancanza non poteva, pertanto, costituire un elemento giuridicamente rilevante ai fini dell'annullamento dei provvedimenti impugnati.
Ancora, pure l'affermazione di una “inidoneità soggettiva” della predetta S.T.A. s.p.a., la quale avrebbe difettato di terzietà e imparzialità per un suo diretto interesse speculativo alla realizzazione dei parcheggi a pagamento, non tiene conto del fatto che, in realtà, non si trattava di una società privata interessata ad accrescere il suo business afini di lucro particolare. La S.T.A. s.p.a. era infatti una società in house di Roma Capitale, che, all'epoca, si occupava di tutte le attività connesse alla mobilità, ivi comprese la gestione della sosta tariffata (poi passata ad ATAC), nell'ambito del territorio del Comune di Roma, al quale erano destinati i proventi netti dell'attività, da destinare a manutenzione stradale.
Deve, poi, negarsi che i provvedimenti siano viziati sotto il profilo motivazionale.
Secondo l'insegnamento costante della giurisprudenza formatasi nell'ambito della tradizionale tripartizione nell'art. 26 del T.u. C.d.S. 26 giugno 1924, n. 1054 (riconfermata dall'art. 2 della legge TAR 6 dicembre 1971, n.1034), il difetto di motivazione costituisce, per sua natura, lo strumento tipico per l'analisi funzionale del provvedimento. Il difetto di motivazione è, cioè, un elemento rilevante in quanto sintomaticamente rivelatore di un eccesso di potere concernente il mancato rispetto dei precetti della logica, della coerenza interna e della razionalità; ovvero di un errore di valutazione dei presupposti del provvedimento; o ancora di uno sviamento dell'atto dalla causa tipica e/o dall'interesse pubblico.
In tale prospettiva, dunque, la motivazione di un provvedimento può, e deve, essere sindacata dal giudice della legittimità sul piano della sufficienza intrinseca, della logica, dalla sostanziale congruità e razionalità, al fine di accertare la possibile ricorrenza di un difetto strutturale o funzionale del provvedimento (per falsità o erroneità dei presupposti, travisamento della realtà di fatto ecc.), o di una sostanziale deviazione dagli interessi pubblici (per sviamento di potere o violazione del principio di imparzialità), o di una palese illogica, irrazionalità, iniquità, ecc. .
In difetto di tale riscontro, la mera enunciazione della carenza o dell'inidoneità della motivazione, disgiunta da un'analisi approfondita della fattispecie, rischierebbe infatti di risolversi in un inammissibile giudizio di merito su scelte amministrative discrezionali.
Nel caso di specie, si deve rilevare l'insufficienza della declaratoria del solo difetto di motivazione, in assenza di una compiuta analisi e puntuale indicazione degli elementi sintomatici di un vizio funzionale del provvedimento, si ripete, per erroneità, sviamento di potere, ecc... Del resto e per giunta, come esattamente ricordato dai ricorrenti, le motivazioni erano puntualmente contenute nelle delibere n.320/2002 n. 104/2004 (facilmente reperibili sul sito web del Comune di Roma), le quali, tra l'altro, presupponevano legittimamente i dati contenuti nello studio commissionato dal Dipartimento Traffico alla S.T.A. s.p.a. Si tratta di ragioni che, in continuità con la precedente politica del traffico dell'amministrazione, specificavano in particolare che:
- “lo strumento della tariffazione della sosta, come previsto anche nel P.G.T.U. approvato con deliberazione C.C. n. 89/99, si è rivelato un potente strumento di regolazione della circolazione e ha contribuito al contenimento delle criticità delle condizioni ambientali dell'inquinamento acustico ed atmosferico malgrado lo sviluppo sempre marcato della motorizzazione privata”;
- “..la progressiva estensione degli interventi di tariffazione dal centro verso le zone più periferiche incrementa l'utilizzo delle zone immediatamente esterne alla zona tariffata quali parcheggi di scambio producendo nelle zone medesime una riduzione delle disponibilità di posti sosta per i residenti”;
- “…il fenomeno sopra riportato ha maggiore rilevanza nelle aree limitrofe al sistema della viabilità radiale percorsa dai mezzi pubblici, spesso caratterizzata anche da presenza di attività del terziario nonché nelle zone limitrofe agli assi collettori del trasporto pubblico in grado di servire almeno 5000 passeggeri l'ora (e pertanto costituiscono attrattori della sosta e generano particolari condizioni di traffico)”;
-”.. la particolare rilevanza urbanistica deve essere estesa anche alle zone la cui rete stradale ha una presenza di attività commerciali e del terziario concentrate o che superino le 50 unità per Km. di viabilità, nonché luoghi prossimi a strutture per manifestazioni di spettacolo, sport, ecc. di valenza urbana e pertanto costituiscono attrattori della sosta e generano particolari condizioni di traffico”.
In sostanza, non vi sono dubbi che i provvedimenti fossero comunque ampiamente motivati sia per relationen, che nel corpo stesso di delibere e determine.
Non vi sono elementi per condividere la ritenuta sostanziale inidoneità delle predette motivazioni e per negare la logicità e la razionalità della qualificazione dell'area come di “particolare rilevanza urbanistica” e caratterizzata da “esigenze e condizioni particolari di traffico”.
L'area dell'Ostiense, confinante con aree in cui si trovano resti di carattere storico e monumentale (es. le mura Aureliane, la Piramide Cestia, Cimitero acattolico), è stata, infatti, caratterizzata da un notevole mutamento socioeconomico, sviluppatosi dopo il trasferimento del mercato ortofrutticolo ed alimentare e l'istituzione della Terza Università. Come è noto a qualunque abitante della Capitale, la zona, anche dopo e per la creazione del Museo dell'ex Centrale Montemartini, ha visto la nascita di un notevole numero di ristoranti, locali, discoteche, pub ed altre attività commerciali e del terziario, attività che, anche in relazione alla sua prossimità con il quartiere di “Testaccio”, attraggono una notevole massa di veicoli provenienti da tutta la città ed hanno quindi generato particolari condizioni di traffico per tutto il giorno e, specie nei week-end e d'estate, per parte della notte.
A favore della ragionevolezza e della logicità dei provvedimenti si deve sottolineare che:
- le c.d. strisce blu sono riconosciute in tutto il mondo (Londra, Parigi, Berlino, Barcellona, Madrid, Amsterdam, Stoccolma, New York, Berna) come uno degli strumenti essenziali per la limitazione della circolazione, al fine di superare le enormi criticità ambientali dell'inquinamento acustico ed atmosferico per i centri storici e le aree immediatamente adiacenti;
- i parcheggi gratuiti finiscono spesso per essere sottratti del tutto all'uso generale in quanto occupati in permanenza dal medesimo veicolo;
- nel caso i posti auto a strisce blu erano comunque gratis per i residenti, i disabili, gli utenti di moto e i ciclomotori; ed analogamente lo erano le undici aree adibite al carico e scarico delle merci (ex artt. 7 e seguenti del Codice della strada);
- infine, a differenza di altri agglomerati della città, l'Ostiense usufruisce di molte linee di superficie ed è interessato a linee di metropolitana e ferroviarie.
In definitiva, la motivazione dei provvedimenti di imposizione delle strisce blu non solo sussiste, ma appare logicamente ragionevole e raccordata con i presupposti di diritto e di fatto. Ciò è, indirettamente, dimostrato dal rilievo dato dalla stampa alla raccolta di firme dei residenti e degli stessi commercianti del quartiere, i quali, nei giorni immediatamente successivi alla pubblicizzazione della sentenza impugnata, chiedevano di riportare la sosta a tariffa, giustificando la richiesta con la motivazione per cui, con il pagamento del tempo di permanenza, è più facile per tutti trovare parcheggio, giacché, diminuendo il tempo della sosta, non solo si realizza una maggiore rotazione, ma molti utenti optano per il pubblico trasporto.
In conclusione il motivo deve essere integralmente accolto.
4.§. In relazione all'accoglimento della censura che precede, può poi prescindersi dall'esame del terzo motivo con cui si lamentava la mancata declaratoria della tardività dell'impugnativa della delibera n.107/2004.
5.§. Il gravame è dunque fondato e, per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata, deve essere respinto il ricorso di primo grado.
Le spese, in ragione della novità e particolarità delle questioni, possono essere compensate tra le parti.

 

 

 

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) definitivamente pronunciando:
1. accoglie il ricorso, come in epigrafe proposto e, per l'effetto, respinge il ricorso di primo grado;
2. spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Di Raffaele Vairo

E-mail: raffaelevairo@libero.it 

 



[1] Nel giudizio di opposizione ad ordinanza-ingiunzione avente ad oggetto l'irrogazione di sanzioni amministrative per violazione del c. strad., il g.o., al quale spetta la giurisdizione, essendo in contestazione il diritto del cittadino a non essere sottoposto al pagamento di somme al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge, ha il potere di sindacare incidentalmente, ai fini della disapplicazione, gli atti amministrativi posti a fondamento della pretesa sanzionatoria. Pertanto, nel caso in cui sia stata irrogata una sanzione pecuniaria per la sosta di un autoveicolo in zona a pagamento senza esposizione del tagliando attestante l'avvenuto versamento della somma dovuta, il controllo del giudice sull'ordinanza del sindaco istitutiva del parcheggio a pagamento, se resta escluso con riguardo alle valutazioni di merito attinenti all'esercizio del potere discrezionale dell'Amministrazione, deve ritenersi consentito con riguardo agli eventuali vizi di legittimità del provvedimento, ivi compresa la violazione dell'obbligo, previsto dall'art. 7, comma 8, d.lg. 30 aprile 1992 n. 285, di istituire aree di parcheggio gratuito e libero nelle immediate vicinanze di quelle in cui venga previsto il parcheggio a pagamento (Cassazione civile, sez. un., 09/01/2007, n. 116).

[2] In tema di violazioni del codice della strada, è onere del trasgressore che proponga, avverso l'atto di accertamento della contravvenzione di sosta in zona di parcheggio a pagamento senza esposizione del relativo tagliando, opposizione fondata sulla asserita illegittimità dell'ordinanza comunale istitutiva del parcheggio a pagamento, dedurre e dimostrare le ragioni di tale illegittimità - e, quindi, della sussistenza delle condizioni per l'esercizio del potere di disapplicazione del giudice ordinario - e non già onore dell'amministrazione provare la legittimità del relativo provvedimento, che adottato ai sensi dell'art. 7 codice della strada, si presume conforme a legge (Cassazione civile, sez. VI, 14/06/2013, n. 14980).

[3] Sono da dichiarare viziati di illegittimità da parte del g.o. - sia pure al limitato fine della loro disapplicazione - i provvedimenti adottati dall'amministrazione comunale con i quali sono istituite zone di parcheggio a pagamento, senza prevedere, nel contempo, anche l'istituzione di aree di parcheggio libere (cioè, prive della custodia o dei dispositivi di controllo di durata della sosta) o senza dare atto della preesistenza di tali aree di parcheggio, essendo provvedimenti in violazione dell'obbligo previsto dall'art. 7 comma 8 del Nuovo codice della strada (Cassazione civile, sez. un., 09/01/2007, n. 116).

 

[4] A parere di questo Ufficio (Ministero delle Infrastrutture e Trasporti), in caso di omessa corresponsione delle ulteriori somme dovute, l'ipotesi….di applicare la sanzione di cui all'art. 7 c. 15 del Codice, non è giuridicamente giustificabile, in quanto l'eventuale evasione tariffaria non configura violazione alle norme del Codice, bensì una inadempienza contrattuale, da perseguire secondo le procedure jure privatorum a tutela del diritto patrimoniale dell'ente proprietario o concessionario (parere prot. n. 25783 del 22 marzo 2010).

 

 

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(16/01/2014 - Raffaele Vairo)
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